21 agosto 2026

Valcamonica ferita, continua a piovere. Strade difficili e paesi isolati: «Non possiamo più dire che non lo sapevamo»

Da Ponte di Legno a Rino di Sonico, passando per Stadolina, Incudine e Malonno, l'Alta Valle fa i conti con acqua, fango e collegamenti precari. Difficile anche il rientro dalle vacanze verso Brescia, Cremona e Milano. Ho contattato il professor Davide Persico, studioso del clima e profondo conoscitore di queste montagne: «Ogni anno un record». 

Continua a piovere. Non con la violenza delle ore peggiori, ma abbastanza perché qui nessuno abbia ancora voglia di abbassare la guardia.

A Ponte di Legno il Frigidolfo corre gonfio, scuro, rumoroso. Chi conosce i torrenti di montagna sa che è soprattutto il rumore a far capire quando l'acqua cambia. Non serve avvicinarsi troppo. Anzi, oggi sarebbe meglio non farlo. Qualche curioso osserva dai ponti, con cautela. La montagna, invece, continua a scaricare.

Le previsioni non consentono ancora di tirare un sospiro di sollievo: nelle prime ore del pomeriggio sono ancora possibili rovesci e temporali sull'Alta Valcamonica, con una graduale attenuazione attesa soltanto più tardi. Sulla Lombardia resta inoltre alta l'attenzione per temporali e rischio idrogeologico.

A pochi metri dal Frigidolfo incontro una donna. Lavora a Ponte di Legno, ma vive a Rino di Sonico. Continua a fare il proprio lavoro con grande professionalità. Solo gli occhi tradiscono quello che prova. Sono lucidi. Quando parla dei figli, la voce trema.

Non sa come rientrare a casa dalla sua famiglia. Come darle torto?

Rino è uno dei luoghi più colpiti. La piena del torrente Rabbia ha travolto il ponte che collegava la frazione a Sonico. Circa 250 persone sono state evacuate e la chiusura della Statale 42 ha creato pesantissime difficoltà nei collegamenti dell'intera valle.

Lei è a pochi chilometri dai suoi figli. Oggi sembrano un'enormità. Ogni tanto guarda il telefono. Poi torna al lavoro.

Questa, forse, è l'immagine che racconta meglio di tutte cosa significhi una montagna ferita. Non soltanto frane e ponti crollati. Ma vite improvvisamente divise da una strada che non si può percorrere. Non c'è soltanto Sonico.

Sarebbe un errore concentrare tutto il racconto su una sola fotografia. La ferita attraversa più punti della valle.

A Stadolina di Vione il torrente Vallaro è esondato portando acqua, fango e detriti e costringendo all'evacuazione di una settantina di persone.

A Malonno l'Oglio ha destato forte preoccupazione e la viabilità è diventata uno dei problemi principali.

Anche Incudine è uno di quei paesi che in queste ore si attraversano con uno sguardo diverso: basta conoscere la morfologia dell'Alta Valle per comprendere come ogni impluvio, ogni torrente laterale, ogni versante saturo d'acqua richieda attenzione.

La ferrovia Malonno-Edolo è stata interrotta precauzionalmente dopo il maltempo, mentre la chiusura della SS42 ha riversato il traffico sulle poche alternative disponibili.

La raccomandazione che arriva dalle informazioni sulla viabilità è semplice: evitare gli spostamenti non indispensabili verso l'Alta Valcamonica.

Ed è un'indicazione particolarmente importante proprio in queste ore di fine agosto.

Per chi deve tornare a Brescia, Cremona o Milano

Ponte di Legno, Temù e l'Alta Valle sono piene di famiglie bresciane, cremonesi e milanesi che qui trascorrono una parte dell'estate. Molti stanno pensando al rientro.

Oggi non è una giornata normale per farlo.

La SS42 è l'asse sul quale si regge la mobilità della valle. Quando si interrompe tra Sonico e Malonno, il traffico viene costretto su percorsi secondari che non hanno la capacità della statale. La variante del monte Padrio è stata riattivata a senso unico alternato, ma la situazione resta estremamente difficile.

Per capire quanto sia delicato questo equilibrio basta guardare la carta geografica.

Edolo è il vero snodo dell'Alta Valcamonica: da lì si scende verso Brescia lungo la 42 oppure si cerca una via alternativa verso l'Aprica e la Valtellina; da Ponte di Legno il Tonale apre invece verso il Trentino.

Sono strade di montagna. Non autostrade alternative.

Chi la montagna la conosce sa che con pioggia persistente, frane recenti e corsi d'acqua ancora carichi il percorso più veloce non è necessariamente quello più prudente.

Oggi vale quindi una regola semplice: prima di partire controllare gli aggiornamenti e, se il viaggio può essere rimandato, rimandarlo.

Per cercare di leggere quello che sta accadendo oltre l'emergenza contatto il professor Davide Persico, Paleontologo e paleoecologo dell'Università di Parma, studia da anni clima e storia della Terra. Ma queste montagne non le conosce soltanto sui libri. Le frequenta da una vita, ci trascorre il tempo libero con la famiglia. Conosce sentieri, morfologie, rocce. Con lui è difficile raccogliere una pietra senza che quella pietra diventi immediatamente una pagina della storia geologica del luogo.

Persico mi invita a guardare non soltanto ciò che è caduto dal cielo nelle ultime ore, ma ciò che ha preceduto questa pioggia. Il lungo periodo caldo e asciutto conta. Un terreno rimasto molto secco può avere difficoltà ad assorbire rapidamente l'acqua quando le precipitazioni diventano improvvisamente intense. In termini semplici può arrivare a comportarsi quasi come una superficie scarsamente permeabile: l'acqua ruscella, acquista velocità, converge negli impluvi e nei torrenti e può trascinare con sé materiale.

Non è una formula per attribuire automaticamente ogni frana al cambiamento climatico. È un invito a osservare i fenomeni nel loro insieme: siccità, caldo, suolo, acqua, versanti. Persico lo dice da tempo.

Solo poche settimane fa, sulle pagine di CremonaSera, Persico aveva scritto una frase che oggi, da questa valle, assume un peso diverso:

«Ogni anno un record».

Parlando della progressione delle temperature aveva aggiunto che il quadro in cui viviamo si traduce anche in «perturbazioni violente e distruttive quando si manifestano».

A maggio aveva lanciato l'allarme sulla nuova magra del Po, ricordando le scarse precipitazioni invernali e primaverili e l'assenza della tradizionale piena di primavera.

Non sono parole dette dopo quello che è accaduto a Sonico. Sono parole dette prima.

Ed è questo che dovrebbe farci riflettere.

Dal Po in secca all'acqua che travolge la montagna.

Con Persico avevo già raccontato la siccità per CremonaSera. Era aprile 2022.

Camminavamo a Isola Pescaroli sulle enormi spiagge restituite dalla magra del Po. Là dove avremmo dovuto trovare il Grande Fiume c'erano sabbia, ghiaia, fossili, reperti e una distesa quasi irreale.

Allora raccontavamo l'acqua che mancava. Oggi, dalla Valcamonica, racconto l'acqua che arriva tutta insieme.

Non sono lo stesso fenomeno e sarebbe scientificamente scorretto costruire una relazione semplicistica fra i due.

Ma appartengono a una domanda comune: come stanno cambiando l'acqua e il clima nei territori che abitiamo? E soprattutto: siamo abbastanza veloci nell'adattarci?

Chi conosce la montagna la guarda cambiare.

Scrivo da Villa Dalegno, che per me è casa. La Valcamonica ha il profumo della mia infanzia. Le prime sciate. Il Presena. Il Castellaccio. Il Sentiero dei Contrabbandieri. Il Sentiero dei Fiori. Le albe in quota, quando il sole accende le cime e nel fondovalle è ancora notte. Ma amare la montagna non significa soltanto raccontarne la bellezza. Significa conoscerne i rumori. Sapere che un torrente non è sempre lo stesso torrente. Guardare il ghiacciaio e ricordare dove arrivava. Osservare la neve, i versanti, le rocce, la vegetazione. Accorgersi dei cambiamenti.

Oggi il Frigidolfo corre ancora forte. Piove.

A Stadolina, Malonno, Incudine, Sonico si continua a guardare verso l'alto e verso i torrenti.

Sulle strade c'è chi cerca di capire come tornare verso Brescia, Cremona, Milano.

E a Ponte di Legno una donna continua a lavorare aspettando di sapere quando potrà tornare dai figli a Rino. Fra qualche giorno, probabilmente, l'acqua scenderà.

Le ruspe libereranno le strade. I collegamenti riprenderanno. Ed è allora che arriverà il rischio più grande. Dimenticare. Dimenticare il Po quando torna ad avere acqua.

Dimenticare il torrente quando rientra nel suo alveo. Dimenticare la montagna quando torna ad essere una cartolina.

Non possiamo attribuire in poche ore ogni singolo evento al cambiamento climatico.

Ma dopo i dati, gli studi, gli allarmi e quello che stiamo osservando con i nostri occhi, una cosa non possiamo più permettercela: dire che non lo sapevamo.

 

Beatrice Ponzoni

Beatrice Ponzoni


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commenti


Gianpietro

21 agosto 2026 15:14

Complimenti bell'articolo che racconta la montagna che soffre e delle tante parole spese da chi governa senza sentire il polso di queste montagne e delle sue genti.