22 agosto 2026

Porta Mosa, il recupero dell'area dove sorge l'ultima porta della città esistente, che ancora oggi ne testimonia la lunga storia fatta di assedi e difese e strettamente legata al corso del Po

Porta Mosa è l'ultima porta della città ancora esistente. La sua storia affonda le radici nel passato remoto di Cremona, quando il Po ancora scorreva più vicino alla città, fino a lambirne le mura meridionali.

In questi giorni sono stati effettuati i primi interventi di pulizia delle mura di Porta Mosa, in particolare la rimozione delle erbacce e degli arbusti cresciuti a ridosso e persino insinuandosi tra i mattoni della poderosa cinta muraria, su tutto il perimetro della via Gaspare Pedone. Successivamente sarà messo in campo un secondo intervento più consistente di pulizia dei Bastioni, che completerà la pulizia di tutta l'area storica di Porta Mosa, compreso il parco al suo interno. Questa operazione, insieme alla recente pulizia del Torrione di Santa Croce di via Ghinaglia, rientra in un progetto più ampio respiro per il recupero e la valorizzazione dei luoghi storici più significativi di Cremona, di cui Porta Mosa e Santa Croce rappresentano i due cardini dell'antica forma urbanistica allungata e ovale della città, che per questo venne associata ad un grande vascello affacciato sul Po, che le valse l'appellativo appunto di "Magna Phaselus", di cui Porta Mosa rappresentava la prua e Santa Croce la poppa, con al centro l'albero maestro del Torrazzo.

Oggi restano solo i ruderi di queste possenti mura difensive della città, ormai inglobate nel tessuto urbanistico che si è allargato nei secoli. Se ne vede un tratto imponente da via del Giordano, dove si intuisce l'altezza e la maestosità della cinta muraria mentre un altro tratto è oggi inglobato nell'area commerciale della stessa via, dove si può notare il tratto delle mura su cui venivano posizionati i cannoni a difesa della città.

Sull'origine, dobbiamo tornare alla seconda metà del 1200, quando nella zona acquitrinosa a sud di Cremona, da cui il nome "mosa" (termine di probabile origine celtica che significa acquitrino, palude o zona umida); la grande presenza di acqua, si lega ai mulini qui costruiti per sfruttare proprio il corso di queste acque non ancora ben regimentate. L'alveo stesso del Po, in quei secoli, era sicuramente spostato più a nord rispetto all'attuale, quindi molto prossimo a questa zona e ancora oggi le vie che si diramano verso sud dalla piazza del Comune e dalla Cattedrale conservano una evidente pendenza, testimonianza di come il terreno discendesse verso il fiume.

In questa zona venne dunque eretta una porta, avente un duplice scopo: collegare i nuovi quartieri di Prato del Vescovo (anche il vescovo di Cremona possedeva dei terreni in quell'area) con la campagna e gli stessi con il porto fluviale minore della città, i cosiddetti approdi delle Mose. Porta Mosa inoltre, oltre ad essere accesso alla città, rispetto alle altre porte più monumentali, in considerazione della sua posizione strategica affacciata sul fiume, mantenne pure una funzione difensiva, motivo per il quale erano presenti i cannoni come detto poco sopra.

Il nome iniziale probabilmente fu porta di S. Maria in Bethlem, divenne poi Bastione di Caracena, dal nome del Luis Benavides de Canillo y Toledo Marchese di Caracena, governatore dello Stato di Milano che fortificò la Porta durante l'assedio francese del 1648; venne poi detta Bastione S.Giorgio, in riferimento a un dipinto raffigurante il santo che uccide il drago, ritratto presso la vicina chiesa di S.Maria in Bethlem e che sarebbe anche il motivo per cui il quartiere entro la Porta era detto “del diavolo” .

Oggi restano le tracce della porta-torre medioevale, di cui rimangono imponenti strutture e ciò che resta dell’arco d’accesso verso la città; all’esterno verso il giardino pubblico di via Giordano abbiamo il fornice cinquecentesco. Accanto alla porta vi è una struttura che potrebbe essere ciò che resta del mulino abbattuto nel XVIII secolo.

Insomma, quelle mura oggi raccontano una parte significativa della nostra città, ripercorrendone le vicende storiche fin dai tempi più remoti e seguendone lo sviluppo secolo dopo secolo, dominazione dopo dominazione. Peccato però che, ad oggi, non si trovino nei pressi di questa porta cartelli o pannelli che davvero parlino dell'importanza storica di queste mura, di come seguirono lo sviluppo - anche urbanistico- cittadino, sempre legato alla presenza del Grande Fiume. 

Sarebbe uno spunto interessante per offrire un percorso turistico diffuso e ancora più dettagliato per chi visita la città e per chi vuole andare alla scoperta della sua storia più antica, visitando ciò che rimane oggi ancora, prezioso testimone da valorizzare.

Nelle foto di Francesco Sessa Ventura, la pulizia delle mura e del parco in corso in questi giorni

 

Michela Garatti


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