2 giugno 2026

Celebrati gli 80 anni della Repubblica. Un pezzo della nostra storia rivissuta sul Po di cui a lungo Cremona è stata la Capitale

Si sono celebrati lungo il fiume gli 80 anni della Repubblica. Quel fiume di cui Cremona è stata a lungo la capitale sia per la sua posizione che per i traffici e la sua storia. Tutta la storia della città arriva dal fiume, fin dall'antichità. E in tanti (circa duemila persone), nonostante il rischio di maltempo, hanno affollato la riva ricordando la nascita della nostra repubblica quel 2 giugno del 1946. Una celebrazione che è stata anche uno spettacolo sul fiume con l'esibizione delle forze dell'ordine che hanno simulato l'arresto di uno spacciatore sul fiume, poi il Genio Guastatori che ha simulato il rinvenimento di un ordigno bellico e il suo brillamento, i vigili del fuoco e il personale dell'Areu che hanno dimostrato un intervento sull'acqua (con barelle galleggianti) dopo un incidente fluviale. A cui è seguita la discesa sul fiume degli atleti delle società canottieri con canoe, barche e venete e con  fumogeni tricolori.

Numerose le autorità intervenute a partire dal prefetto Antonio Giannelli tra cui il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio con tutta la Giunta, il presidente della Provincia  Roberto Mariani, il questore Carlo Ambra, il comandante dei Carabinieri, Giampaolo Sambataro, il comandante della Guardia di Finanza, Massimo Dell’Anna, il comandante dei Vigili del Fuoco, Nicola Dadone, il comandante della Polizia Locale, Luca Iubini, il comandante della Polizia Provinciale, Chiara Fusari. Presenti numerosi sindaci della provincia con le fasce tricolori. 

Insomma una grande festa per ricordare che la nuova Italia nasce proprio il 2 giugno 1946 con le elezioni per l’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la Costituzione. Sono le prime elezioni libere e democratiche dall’unità d’Italia. Introducono infatti per la prima volta il suffragio universale (al di sopra dei 21 anni), e abbattono tutte le limitazioni imposte dal regime fascista. Per la prima volta votano anche le donne. Gli italiani si dimostrano maturi e vanno a votare in massa: l’89,1% si reca alle urne. Nonostante lo scontro durissimo fra le diverse concezioni della società (e le tensioni accentuate dal referendum monarchico) le elezioni si svolgono senza incidenti. E’ comune a tutti infatti lo ‘slancio’ nell’affrontare la ricostruzione. 

 

Il servizio fotografico è di Francesco Sessa Ventura


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commenti


biagio

2 giugno 2026 13:43

Oggi, 2 giugno, sento il bisogno di ricordare prima di tutto una cosa semplice:
la Repubblica è nata da un voto, da un popolo che, appena uscito da una guerra e da una dittatura, ha scelto la democrazia.
Non un governo, non un leader: una forma di Stato.
E quella scelta, così netta e coraggiosa, è il motivo per cui oggi festeggiamo.

Le parate, l’Inno, i discorsi ufficiali non sono un rituale vuoto.
Per me sono un promemoria: ci ricordano da dove veniamo e quanto fragile sia la libertà quando la si dà per scontata.

E fragile lo è stata davvero.
In questi decenni abbiamo attraversato spinte che volevano dividere il Nord dal Sud,
movimenti che sognavano un’Italia lontana dall’Europa,
attacchi terroristici rossi e neri che hanno provato a piegare lo Stato.
Eppure le istituzioni hanno tenuto la barra dritta.
È anche per questo che oggi possiamo ancora festeggiare.

Ma festeggiare non significa chiudere gli occhi.
La Repubblica non è un monumento: è un organismo vivo.
E un organismo vivo può indebolirsi.

Lo vedo quando la sanità non garantisce più uguaglianza,
quando per curarsi bisogna mettere mano al portafoglio,
quando studiare diventa un privilegio,
quando il debito pesa sul futuro dei giovani,
quando i centri delle città espellono non solo operai, ma anche impiegati e insegnanti, perché i costi delle case e degli affitti sono diventati proibitivi.

E qui, lo dico con chiarezza:
la politica non è intervenuta come avrebbe dovuto.
O ci ha provato senza convinzione, o ha rinunciato davanti alla complessità.
Il risultato è che si sta creando una distanza sociale che non dovrebbe esistere in una Repubblica fondata sull’uguaglianza.
Non voglio usare parole eccessive, ma quando chi lavora non può più vivere nei luoghi dove la comunità si costruisce,
si rischia una forma di separazione sociale che va contro lo spirito del 2 giugno.

Lo vedo anche quando qualcuno sogna di allontanarci dall’Europa o di tornare a un Paese diviso.
In tutti questi casi, non è la festa a essere in discussione:
è la Repubblica stessa che si incrina.
Perché la Repubblica vive solo se garantisce ciò che promette:
diritti, coesione, uguaglianza, opportunità, futuro.

Io penso che il 2 giugno serva proprio a questo:
a ricordarci che la Repubblica non ce l’hanno lasciata in eredità,
ce l’hanno lasciata in prestito.
E noi dobbiamo riconsegnarla ai nostri figli ben curata, non logorata.

Per farlo serve l’impegno di tutti:
dei cittadini, delle istituzioni, e soprattutto di una politica con la P maiuscola,
capace di visione, di responsabilità, di investire nelle culle, nella scuola, nella sanità,
e anche nel diritto alla casa, che è un pezzo fondamentale della dignità delle persone.

E serve un’Europa che resti democratica, di diritto, capace di proteggere e di unire.
In un mondo attraversato da guerre e instabilità, nessun Paese da solo può garantire sicurezza, crescita, diritti.

Per me il 2 giugno non è un rito.
È un patto che si rinnova.
Festeggio la Repubblica perché ha saputo resistere.
E voglio continuare a festeggiarla se sapremo mantenerla all’altezza della sua promessa.

Un saluto,
Biagio

Marcolino

2 giugno 2026 17:10

Signor Biagio le faccio i miei più sinceri complimenti per quello che ha scritto.
W l'Italia w la repubblica
W l'Italia repubblicana!
Grazie per i suoi spunti

marco

2 giugno 2026 19:24

Grazie a te e a chi negli interventi ci ha ricordato il significato del voto che ha sancito la nascita della Repubblica Italiana .