10 maggio 2026

Cremona avvia il percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029: il 14 maggio il primo grande appuntamento di coinvolgimento e ascolto del territorio

Il Comune di Cremona avvia ufficialmente il percorso di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029 con una giornata dedicata all'ascolto e al confronto con le realtà culturali e associative del territorio.

L'appuntamento è per giovedì 14 maggio 2026 a Palazzo Affaitati, a partire dalle ore 14.30 fino alle 17:00, e coinvolgerà istituzioni, operatori culturali, associazioni, enti e soggetti attivi nella vita culturale cittadina e provinciale.

La giornata si aprirà, in Sala Manfredini, con gli interventi del Sindaco Andrea Virgilio e degli assessori Rodolfo Bona e Luca Burgazzi per condividere la visione che guida la candidatura: mettere la cultura al centro come strumento di partecipazione, crescita collettiva e sviluppo del territorio.

La candidatura di Cremona nasce infatti come un progetto trasversale, capace di attraversare i diversi ambiti dell'amministrazione comunale e di coinvolgere l'intero ecosistema territoriale, valorizzando la pluralità delle esperienze culturali presenti.

Nel corso dell'incontro, guidato e accompagnato da Itinerari Paralleli Impresa Sociale, verranno presentati il percorso di candidatura, gli obiettivi del lavoro e le modalità di partecipazione ai tavoli tematici che scandiranno il pomeriggio.

I partecipanti saranno quindi coinvolti in workshop di gruppo – che si terranno all'interno del Centro Fumetto Andrea Pazienza, negli spazi dell'Informagiovani, nel laboratorio didattico della Pinacoteca e nel Museo di Storia Naturale – articolati attorno a cinque temi di lavoro.

L'iniziativa rappresenta il primo passo di un più ampio percorso di attivazione territoriale finalizzata alla costruzione del dossier di candidatura e alla definizione di un'immagine plurale, condivisa e contemporanea della città.

L'incontro del 14 maggio non vuole essere soltanto uno strumento funzionale alla scrittura del dossier, ma un momento dal valore intrinseco per il sistema culturale cittadino: un'occasione concreta di confronto, relazione e costruzione di visioni comuni tra le realtà del territorio. È proprio in questo spazio di dialogo e collaborazione che prende forma il significato più profondo della candidatura di Cremona a Capitale Italiana della Cultura 2029.

Ad oggi hanno già confermato la propria partecipazione circa 40 realtà culturali e associative del territorio, a testimonianza dell'attenzione e dell'interesse che il percorso di candidatura sta generando in città.

Le realtà interessate a partecipare possono ancora aderire entro martedì 12 maggio, inviando una mail alla Segreteria dell'Assessorato alla Cultura segreteria.cultura@comune.cremona.it.


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commenti


Luca

11 maggio 2026 05:15

Fatemi capire:
1. l'assessorato retto da Bona e quello retto da Burgazzi dovrebbe presentare il progetto al Ministero della Cultura per "Cremona Città della Cultura 29" e non sono in grado di farlo in autonomia e con risorse interne;
2. dà incarico per 100.000 euro a Itinerari Paralleli per farlo;
3. Itinerari Paralleli non conosce Cremona quindi invita gli attori culturali al workshop di gruppo del 14 maggio per "capire" cosa scrivere nel dossier di candidatura.

È come avere un tema da fare per la scuola, pagare un esterno per farlo fare il quale a sua volta raduna i condomini suoi vicini di casa per raccogliere qualche idea da scrivere.
Se questa è la sostanza, non piangetevi addosso!

biagio

11 maggio 2026 13:48

L’incontro del 14 maggio, con i suoi tavoli di ascolto e il coinvolgimento delle realtà culturali del territorio, è presentato come il primo passo verso la candidatura di Cremona a Capitale Italiana della Cultura 2029. Ma per comprenderne il senso occorre fare un passo indietro e uno in profondità.

La cultura, infatti, non nasce da un dossier né da un titolo. La cultura è un modo di abitare il mondo: un gesto che attraversa il tempo, un sapere che si tramanda, una forma di attenzione. E da questo punto di vista, Cremona non deve costruire nulla: la cultura qui è di casa da secoli.

È nelle mani di Sofonisba Anguissola, che nel Cinquecento dipingeva con una libertà che il suo tempo non prevedeva. È nella voce dei violini di Stradivari, che hanno portato nel mondo un’idea di bellezza più grande della città che li ha generati. È nella scuola pittorica dei Campi, dei Gatti, dei Bembo, e molti altri che sarebbe lungo elencare, che ha dato a Cremona un linguaggio figurativo riconoscibile e profondamente radicato. È nella storia delle famiglie che hanno creduto nell’arte e nel sapere — Ponzone, Raimondi, Vidoni, Cavalcabò — e che hanno intrecciato cultura e vita civica con naturalezza.

La cultura, quando è autentica, non è solo sapere: è una forma di umanità. Non si limita a produrre opere, ma modella i caratteri, affina lo sguardo, educa alla misura. È forse per questo che a Cremona la cultura ha sempre avuto un tratto discreto, mai aggressivo: nasce da mani pazienti, da relazioni lente, da un’idea di bellezza che non divide ma accompagna.

Per questo il titolo di “Capitale della Cultura” merita una riflessione. La cultura, quando è autentica, non nasce per primeggiare. Non stabilisce gerarchie, non crea podi. La cultura è un progetto universale: avvicina, mette in dialogo, apre varchi di comprensione. I violini cremonesi hanno unito più popoli di quanti ne possa dividere qualunque classifica.

Ecco il paradosso: mentre il titolo rischia di trasformare la cultura in competizione, la cultura fa esattamente il contrario — ricuce.

Per questo il percorso avviato dal Comune ha valore solo se parte da ciò che Cremona è già: una città che non esibisce la cultura, ma la pratica; che non la proclama, ma la custodisce; che non la usa come vetrina, ma come responsabilità.

Se i tavoli di ascolto sapranno far emergere questa identità — discreta, artigiana, profonda — allora la candidatura avrà un senso autentico. Non per dimostrare qualcosa, ma per riconoscere ciò che Cremona è sempre stata: una città che genera cultura senza bisogno di proclamarlo. Un saluto da Biagio

Tiziano

11 maggio 2026 14:25

Discorso profondo e condivisibile.
Temo tuttavia sia lontano dalla realtà. La Cultura a Cremona è usata ultimamente solo per veicolare fondi agli "amici" e per vendere qualche aperitivo in più in qualche bar assessoriale con Tanta Robba Festival pagato con 100.000 euro nostri.
Di cultura vedo ben poco...

Lucignolo

11 maggio 2026 16:46

Che ci azzecca Burgazzi con la cultura?