Cremona oltre il Po. Le balaustre del presbiterio e l'artistica cancellata di San Domenico (abbattuta nel 1868 per far posto ai giardini di piazza Roma) sono nella parrocchiale di Zibello
I “resti” della storica e grande chiesa di San Domenico demolita, nel “cuore” di Cremona, nel 1868? Si trovano sulla riva opposta del Po, a Zibello, in provincia di Parma? Per chi vuole ammirare pezzi di quello che era uno dei più importanti complessi religiosi cittadini basta una “trasferta” di una ventina di chilometri in terra parmense, nel borgo rivierasco. Nella fattispecie si tratta delle balaustre del presbiterio (ed anche degli altari laterali) e della artistica cancellata che delimita il Battistero. Oggi, a Cremona, doveroso ricordarlo, dove un tempo spiccava la chiesa di San Domenico sorgono i giardini di piazza Roma.
A Zibello, invece, la storica chiesa parrocchiale dei santi Gervasio e Protasio (un tempo appartenente alla Diocesi di Cremona) è “custode” di questi pezzi di storia cremonese. Come si legge anche nelle “Memorie cronologiche di diversi avvenimenti" di don Bartolomeo Zerbini (parroco dal 1866 al 1874) messe cortesemente a disposizione dallo storico locale, ed ex sindaco, Gaetano Mistura (tenace e appassionato custode della storia locale), nel 1870 si comperò a Cremona, per mille e duecento lire (non comprese le spese di trasporto e collocamento che richiesero un impegno di circa ulteriori 250 lire) e “si collocò a questo Santuario la Balaustrata e gradinata in marmo che ora si ammira dagli intelligenti. Apparteneva alla Chiesa dei PP. Domenicani di quella città; Chiesa che fu demolita l’anno antecedente (in realtà fu demolita due anni prima ma questi sono dettagli), con dispiacere di tutti i buoni, a cui fu tolto di poter più ammirare uno dei più belli e più ampli templi di stile gotico che onorano l’architettura e l’Italia. Fu la setta a Dio spiacente ed a nemici suoi che lo fece demolire per vani pretesti onde dare sfogo al suo odio contro un classico monumento che ricordava là entro stata la S.a Inquisizione”.
Don Zerbini, nelle sue memorie, non le aveva certo mandate a dire e si era quindi apertamente scagliato conto la scelta di demolire la chiesa di San Domenico, che era per altro una importante testimonianza storica della Inquisizione. Ma, come anticipato, nella parrocchiale di Zibello, che da pochi giorni è stata per altro al centro del solenne ingresso del nuovo arciprete don Pierluigi Callegari, non è solo la balaustrata a “parlare” della chiesa di San Domenico. “Apparteneva pure a detta Chiesa il Cancello – scrive di nuovo don Zerbini - che l’anno antecedente fu posto al Battistero e che costò sole lire duecento. In quest’anno 1871 il Governo amoroso, paterno, religioso che ci regge, ci ha spogliati d’ogni bene e i propositi fatti per altri indispensabili lavori rimarranno in stato di semplice idea, Dio sa ancora per quanti anni”. Non andava certo per il sottile don Bartolomeo Zerbini che poi aggiungeva “Passerò, per ora ad altro. Alla suddetta spesa della Balaustrata concorse con dono di Lire 600 l’ottimo mio parocchiano Sig. Carlo Paredi vecchio venerando e rarità di Zibello”. Quel Carlo Paredi al quale è poi stato intitolato l’asilo infantile del paese. Memorie preziose, queste, riportate in parte anche nel libro “Zibello. La storia, la gente, le opere, le tradizioni” pubblicato dall’Amministrazione comunale, per iniziativa dell’allora sindaco Gaetano Mistura, nel 1985. La parrocchiale di Zibello è per altro custode e testimonianza di artisti cremonesi ricordata per altro nel volume “Zibello – Cenni storici, Guida artistica” pubblicata a cura dell’Amministrazione comunale nel 1997. Si tratta della famiglia De Stavolis, fornaciai cremonesi che, con le loro terrecotte, hanno ornato con formelle sia all’esterno, il portale e la cornice del rosone, sia all’interno, antichi altari laterali, il sacro edificio. Edificio che, come anticipato, è dedicato ai santi Gervasio e Protasio e proprio quest’anno compie 440 anni la pala dell’altare maggiore della stessa chiesa. Pala datata 1586 che vede raffigurato “Il martirio dei Santi Gervasio e Protasio”, realizzata dal pittore cremonese Giulio Calvi, conosciuto come “Coronaro”. L’artista cremonese, doveroso ricordarlo, fu allievo di Giovan Battista Trotti. In questo quadro dinanzi al tiranno Astasio, presso il corpo di San Gervasio, riverso sul pavimento, giace, genuflesso, San Protasio che sta per subire a sua volta il martirio. Per forza espressiva e per cristallina intensità delle zone di colore, prive di velature e accostate le une alle altre in un sapiente gioco di giustapposizioni che accresce il vivace splendore di ogni tinta, l’opera, datata appunto 1586, è tra considerata tra le più rappresentative di Giulio Calvi detto Il Coronaro, firmata e datata: “Julius Calvus dictus Coronarius Cremonensis F. MDLXXXVI”. Dello stesso anno e del medesimo pittore (nato a Cremona nel 1560 e morto nel 1596 circa e quindi, pur con l’approssimazione della data di morte, ricorrerebbe il 430esimo della morte) è anche un altro olio su tela conservato nella stessa chiesa che raffigura “Gli apostoli Giacomo e Filippo”. La pala dell’altare maggiore, notizie storiche alla mano, pare sia stata voluta e commissionata dalla stessa parrocchia di Zibello. La tela che, invece, raffigura gli apostoli Giacomo e Filippo, non è da escludere che possa avere avuto, a sua volta, legami con la chiesa cremonese di San Domenico, demoluta nel 1868. Una chiesa, quella di Zibello, che per altro è scrigno di opere che “parlano” cremonese. Ci sono infatti le vetrate realizzate dal maestro Giuseppe Moroni e c’è la cappella del Crocifisso eretta a spese dei fedeli tra il 1859 ed il 1860 su progetto dell’ingegner Pier Luigi Montecchini di Cremona (che curò anche il progetto dello storico Teatro Verdi di Busseto). Cappella, quest’ultima, in cui spiccano il sontuoso altare e la monumentale ancona in legno intagliato e dorato, consacrato il 22 ottobre 1860 dal vescovo cremonese Antonio Novasconi. Infine, anche se da decenni in disuso, da non dimenticare l’organo liturgico del lodigiano Angeli Cavalli, rammodernato nel 1930 dal cremasco Pacifico Inzoli.
Eremita del Po
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