25 maggio 2026

Dall'antico "Cantone dei liutai" a una nuova forma di rinascenza dell'urbanistica musicale

Cremona, tra Rinascimento e contemporaneità, si configura come una città profondamente plasmata dalla musica e dalla liuteria, ben oltre la sola identità legata al violino. A partire dalla cosiddetta “liuteria classica” di Andrea Amati, il tessuto urbano si struttura attorno a una fitta rete di botteghe, famiglie e saperi che coinvolgono Amati, Guarneri, Stradivari e Bergonzi, concentrati in aree precise della città, in particolare nel cosiddetto “Cantone dei liutai” tra San Domenico e i Santi Faustino e Giovita.

In questi spazi la bottega non è solo luogo produttivo, ma centro di trasmissione del sapere, in dialogo costante con la vita religiosa e con l’iconografia musicale presente nelle chiese cittadine. Il risultato è un sistema urbano in cui produzione artigianale e cultura musicale si intrecciano strettamente.

Il declino della liuteria classica tra XVIII e XIX secolo, insieme alle trasformazioni urbanistiche del Novecento che cancellano parte di questi luoghi, interrompe questa continuità storica. Tuttavia, nel XX secolo si avvia un processo di riscoperta che passa dalla Scuola di Liuteria al Museo del Violino.

Oggi Cremona mostra una nuova distribuzione delle botteghe nel centro storico, che rievoca la logica aggregativa originaria. Questa configurazione suggerisce una possibile chiave di lettura contemporanea della città: un sistema culturale integrato in cui liuteria, luoghi della musica e memoria urbana possono costituire la base per una rinnovata identità turistica e culturale.

Ecco un estratto dall'articolo del musicologo Roberto Fiorentini.

"I numerosi cambiamenti urbanistici del mondo liutario nella Cremona che va dalla nascita della cosiddetta ‘Liuteria Classica’ (Andrea Amati 1505,1510 /1577) fino alla nostra contemporaneità offrono lo spunto per una nuova visione della conoscenza del mondo liutario cremonese e più in generale di Cremona città non solo del violino, ma anche e soprattutto della musica che va dall’epoca cinquecentesca fino alla grande stagione dell’opera melodrammatica dell’Ottocento. Il tutto supportato da importanti elementi di iconografia musicale coevi alle fasi iniziali della liuteria a Cremona. 

Un’operazione funzionale per tracciare un’ipotesi di progetto legato al turismo e alla cultura della città della musica. 

Si deve innanzitutto partire da un dato storico fondamentale. La bottega liutaria Rinascimentale e Barocca, come rimanda l’ampio panorama iconografico delle chiese cittadine, era ben diversa da quella ‘solitaria’ che (…) ci siamo abituati a vedere oggi” (…) i numerosi tipi di strumenti presenti nell’iconografia locale fanno supporre nei liutai cognizioni relative alla costruzione degli strumenti più vari [Giampaolo Gregori. Considerazioni sulla liuteria nell’iconografia cremonese del Rinascimento in Strumenti, Musica e Ricerca - Atti del Convegno Internazionale – Cremona 28-29 ottobre 1994. Ente Triennale Internazionale degli Strumenti ad Arco, p.117)]. 

Il punto di partenza di questa analisi è la cosiddetta identificazione urbanista di quello che successivamente fu denominato Cantone dei liutai. Il baricentro, da quanto si evince dal materiale di natura documentaria, furono la chiesa, ora sopressa, di San Domenico (retta dall’ordine Domenicano) sepoltura: di Andrea Amati e Antonio Stradivari. E la vicinissima parrocchia dei Santi Faustino e Giovita anch’essa soppressa. Entrambe collocate tra l’attuale piazza Roma, via Guarneri del Gesù e corso Campi. 

Una vicinanza che non fu solo fisica ma che vide un formidabile intreccio di persone, di saperi e di innovazioni. " [...]

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Roberto Fiorentini


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