Datacenter di Pozzaglio, presidio davanti alla sede della Provincia: "I territori non si vendono". Lo slogan di Rete Ambiente Lombardia durante l'incontro tra tecnici e Comuni interessati dal progetto
Gli Stati generali Clima Ambiente Salute, che aderiscono a Rete Ambiente Lombardia, insieme a Legambiente circolo VedoVerde stamattina si sono riuniti in un presidio davanti alla sede dell'Amministrazione Provinciale dove era in corso una prima riunione tecnica in merito al progetto di realizzazione del mega Data Center a Pozzaglio, alla presenza dei sindaci dei territorio interessati (Corte de' Frati, Olmeneta, Persico Dosimo, Castelverde, Robecco d'Oglio e naturalmente Pozzaglio).
"La bassa cremonese non tace" e "Data Center, i territori non si vendono" sono alcuni degli slogan presentati dai manifestanti, preoccupati da tutti gli aspetti e le implicazioni ambientali conseguenti all'attività di questi enormi server energivori, che occuperanno un'area di 270 mila metri quadrati su terreni agricoli (in seguito ad un adattamento del piano di governo del territorio, PGT), saranno alimentati da un nuovo elettrodotto ad alta tensione per garantirne l'alimentazione energetica, utilizzando importanti quantità di acqua dalla falda per garantire il raffrescamento.
Molti gli attivisti presenti, ma anche comuni cittadini pronti e far sentire la propria voce e chiedere tutele e garanzie dal punto di vista della sicurezza e della tutela dell'ambiente. L'iter di questo progetto ha già visto una diffida stragiudiziale rivolta al Comune di Pozzaglio, con cui vengono sollevate rilevanti contestazioni sulla legittimità del procedimento urbanistico in corso, mentre alcuni dei sindaci dei comuni limitrofi non sarebbero favorevoli a questo progetto.
L'obiettivo dell'incontro di stamattina in Provincia dunque è quello di condividere con i Comuni interessati un quadro conoscitivo comune e affrontare, fin dalle prime fasi dell'iter, gli elementi che richiedono particolare attenzione sotto il profilo tecnico, ambientale e territoriale, all'interno di un quadro normativo ancora limitato.
Foto Francesco Sessa Ventura
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commenti
Anna L. Maramotti Politi
28 luglio 2026 10:19
Come sezione di Italia Nostra di Cremona abbiamo aderito all'iniziativa che pienamente condividiamo
danilo
28 luglio 2026 10:49
Se questi Signori avessero un figlio in attesa di occupazione ,forse,sarebbero rimasti a casa.
Donaldo
28 luglio 2026 12:43
E le centrali posso capire , i data center no e questo no , l'Italia si sta impoverendo e voi fate la manifestazioni, poi voglio vedere cosa direte ai vostri figli quando non ci sarà più soldi e lavoro in Italia.
Vacchelli Rosella
28 luglio 2026 18:16
L'escalation di eccessi climatici che sperimentiamo di giorno in giorno qui sul nostro territorio, per cui Cremona in settimana sarà al top della classifica nazionale con 41° in un'area non ventilata che soffoca di umidità, ci avverte in concreto che stiamo togliendo a noi stessi e i nostri figli il diritto alla vita e alla vita in salute prima ancora che quello al lavoro e ai soldi. Quando andiamo a sbattere contro il muro siamo tutti in grado di capire che dobbiamo cambiare strada se vogliamo proseguire il cammino. Si chiama 'intelligenza naturale' di cui siamo tutti dotati e che abbiamo il dovere di coltivare se non vogliamo morire di 'intelligenza artificiale'.
Manuel
28 luglio 2026 18:09
A Danilo e Donaldo dico: amoo? Dopu cinquant’an, amo li stesi bali?
Non si salva più l’Italia se non si riesce a vedere oltre il proprio naso.
Aggiungo.
1) Se il progetto fosse autoctono, allora, forse, metà del personale lo studio potrebbe risultare italiano.
2) L’edificazione, l’organizzazione, il collaudo, coinvolgerà principalmente manodopera straniera.
3) La conduzione, gestione, non è detto favorisca lavoratori italiani, meglio cremonesi, poiché le grandi società sanno fare di conto e dunque potrebbero privilegiare tecnici ed ingegneri indiani, più preparati, più duttili e magari economicamente meno esigenti.
In ultimo una considerazione sul comune di Pozzaglio.
1400 abitanti, perlopiu’ anziani, 20 kmq di territorio, un’area artigianale/industriale grande quanto il capoluogo e vuole trasformare, regalare un quarto di kmq ad altra speculazione?
Anche basta!