6 ottobre 2026

Nelle sale dall'11 ottobre il film sull'affondamento dell'Arandora Star (2 luglio 1940): costò la vita a 800 persone tra cui 446 civili italiani. Cinque erano cremonesi, le loro storie

E' stata presentata ieri alla Camera l'anteprima del film "Arandora Star- 2 luglio 1940" e dall’11 ottobre 2026 sarà nelle sale cinematografiche  l’atteso docufilm diretto dal regista Danilo Caracciolo, che squarcia il velo di silenzio su una delle pagine più drammatiche, dolorose e a lungo dimenticate della Seconda Guerra Mondiale: l’affondamento della lussuosa nave britannica convertita in trasporto prigionieri, costato la vita a circa 800 persone, tra cui ben 446 civili italiani. La data di uscita nelle sale non è casuale, perché sarà in concomitanza con la prima celebrazione ufficiale della Giornata Nazionale della Memoria dedicata alle vittime dell’affondamento, istituita dal Governo Italiano lo scorso luglio. 

La tragedia, consumatasi nel cuore dell’Atlantico, affonda le sue radici nelle decisioni politiche del 1940. Subito dopo la dichiarazione di guerra di Benito Mussolini alla Gran Bretagna, il Primo Ministro inglese Winston Churchill emanò la drastica direttiva di considerare “Enemy Aliens”(nemici stranieri) tutti i cittadini italiani residenti in territorio britannico. Moltissimi di loro erano emigrati da anni, perfettamente integrati nel tessuto sociale locale.
Arrestati e stipati a bordo dell’Arandora Star insieme a internati tedeschi per essere deportati oltreoceano, i prigionieri andarono incontro a un destino fatale il 2 luglio 1940, quando la nave venne silurata. (leggi qui la storia in un articolo di Paolo Panni, l'Eremita del Po). Una strage di innocenti che per decenni è rimasta sepolta sotto il peso della censura bellica e dell’indifferenza. Tra  le vittime  anche cinque cremonesi che il mare non ha mai restituito. Erano Carlo Bissolotti, di Soresina; Ettore Feraboli di Pessina Cremonese (eccellente violinista che viveva a Londra dagli anni Venti del Novecento); Gaetano Fracassi di Pescarolo; Battista Piloni di Crema e Patrocco Ribaldi di Cremona. La loro storia è stata raccontata da Fabrizio Loffi su Cremonasera in occasione del ritrovamento sulla costa inglese della tomba di uno dei naufraghi dell'Arandora Star. Di Bissolotti e Rivaldi si hanno poche notizie, si conosce solo la loro provenienza e la loro età, rispettivamente 40 e 61 anni al momento del loro arresto a Londra. Ettore Feraboli era nato nel 1885 a Pessina Cremonese ed era emigrato a Londra da giovane, dove era diventato uno stimato insegnante di violino, si era sposato con una giovane fiorentina, Tina Morini, anche lei musicista, ed avevano un figlia, Graziella, che nel 1940 era adolescente. Gaetano Fracassi, invece, era un sacerdote, nato a Pescarolo il 18 aprile 1876 ed esercitava il suo ministero presso la comunità italiana di Manchester. Battista Piloni era nato ad Ombriano il 24 maggio 1897, ultimo di sei fratelli. Nel 1936, con la moglie Francesca Carioni e i suoi quattro figli, insieme ai suoi vicini di casa, la famiglia Cattaneo, era emigrato a Croydon, un sobborgo a sud-est di Londra, trovando lavoro in una fabbrica di bottoni. (leggi qui la loro storia completa). 

ll docufilm è prodotto da POPCULT SRL e SPIEGEL TV, sostenuta dalla Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, e realizzato in stretta collaborazione con l’Associazione Nazionale Arandora Star APS. 

L’opera non si limita alla semplice cronaca del naufragio, ma punta a restituire la profonda dimensione umana della tragedia. Con un minuzioso ed enorme lavoro di ricerca durato 3 anni, intreccia infatti testimonianze contemporanee raccolte in un lungo viaggio che va dall’Italia alla Scozia a ricostruzioni storiche accurate, impreziosite dal ricchissimo materiale d’archivio messo a disposizione dal co-produttore tedesco SPIEGEL TV, e scene di finzione emozionanti, guidate da una scelta registica simbolica e toccante: una protagonista bambina di soli 11 anni.

Il docufilm resterà nei cinema fino al 19 ottobre, per poi dare vita a un tour itinerante nei territori più intimamente colpiti dalla tragedia, unendo idealmente numerosi Comuni in sei regioni: Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto, Piemonte e Liguria. Un ruolo di primo piano sarà svolto dalla Provincia di Parma e dal comune di Bardi, da sempre baluardi della conservazione di questo ricordo.

Un’attenzione speciale sarà infine riservata al mondo della scuola, attraverso un vasto programma di proiezioni didattiche destinate agli studenti dei territori interessati. Le proiezioni non saranno semplici visioni passive, ma veri e propri percorsi di approfondimento arricchiti da dibattiti in aula con storici, esperti e, soprattutto, con i familiari delle vittime, capaci di offrire una testimonianza diretta e toccante.

r.c.


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