4 luglio 2026

Dieci musici glorificano il "mito di Stradivari" nell'anniversario delle sue nozze a Sant'Agata

Dieci musici hanno reso omaggio al sommo liutaio cremonese nel giorno delle sue nozze avvenute il 4 luglio 1667. Hanno suonato nella stessa chiesa, Sant'Agata, in cui promise fede eterna a Francesca Ferraboschi, la sua prima moglie. 

Fabrizio von Arx, Edoardo Zosi, Emma Bertozzi, Stefan Stancic, Beatrice Soccorso e Mattia Madeo, violini; Alessia Pelizzari viola, Federica Colombo, violoncello; Lorenzo D’Angelo, contrabbasso e Roberto Danielis Squillaci, clavicembalo, sono stati dunque i protagonisti de Il Mito di Stradivari, realizzato dalla Fondazione Casa Stradivari e Conservatorio “C. Monteverdi” di Cremona, con il contributo di Regione Lombardia il patrocinio e la collaborazione del Comune di Cremona.

Un ensemble d’archi perfetto. Ricostruito, anche nei numeri, come i complessi d’archi che si esibivano tra Sei e Settecento. Diretto, come usavansi ai tempi, dal primo violino: Fabrizio von Arx, contestualmente esecutore e ideatore, in qualità di  direttore Artistico di Fondazione Casa Stradivari, di questo evento dal forte sapore storico e , perché no, rievocativo. 

Il punto forte, ed esteticamente bello, è stato nel dimostrare come la musica barocca di Bach, Vivaldi e Corelli, trovi una sua completezza espressiva e tecnica anche in un gruppo che non usa strumenti antichi. O altre spigolature di natura filologica. Ma che, al contrario, fa vivere comunque il messaggio musicale sia nella sua parte più espressiva, sia in quella più tecnica e di forma. Si direbbe non importa l’accordatura più bassa, o la gestione dell’arco, o ancora la ricostruzione degli abbellimenti strumentali, quanto, invece, la passione, l’ardore il gusto della riproposizione della partitura barocca. Del resto, è ben noto come il sunto finale della filologia musicale sia quello di dimostrare, paradossalmente, che non può esistere una filologia fine a sé stessa: ma c’è alla fine solo la musica.  

Bene dunque i due pezzi di Antonio Vivaldi L’andante dal notissimo Concerto in si minore per quattro violini, archi e basso continuo e l’altrettanto famoso Concerto in la minore per due violini, archi e basso continuo. Ottima la amalgama sonora dell’ensemble. Anche laddove lo stacco del tempo era veramente straripante. Di particolare interesse la Sonata in re minore op. 5 n.12 conosciuta come La follia di Arcangelo Corelli (per altro brano della colonna sonora del film Stradivari, la concomitanza del caso). Ottima la partecipazione al dolente tema della danza spagnola da parte di Von Arx con un pregevolissimo accompagnamento al cembalo. Originalissimo l’accostamento di brani per violino solo e violoncello solo di Ernest Bloch e di Johann Sebastian Bach (tratti da Partite e dalle Suite). Prova di accostamento dell’evoluzione del linguaggio violinistico per strumento solo. Dolce e sicuramente sorprendente l’Andante doloroso dal Concerto in do maggiore nello stile di Antonio Vivaldi per violino e orchestra di Fritz Kreisler. Autore che ha una particolare predilezione per lo stile antico, contaminato dalle moderne soluzioni armoniche.  Conclusione affidata al monumentale concerto bachiano in Re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043. Esecuzione brillante con Von Arx e Zosi che hanno regalato un bellissimo dialogo violinistico, fatto di vibrante passione. 

Ma c’è un altro tema: non secondario. Un programma dunque calibrato su pezzi che hanno segnato il passaggio formale dal ‘concerto grosso’ e della sonata in stile corelliano a quello puramente ‘solistico’ in stile bachiano e vivaldiano. Non un’inezia. Tutto ciò ha influito sull’aspetto liutario. Sul perfezionamento della forma, della capacità di suono, della ricerca di nuove misure del violino per soddisfare le esigenze della nuova scrittura violinistica nel tardo barocco. E da qui l’incontestabile simbiosi tra liutaio ed esecutore: vera arma vincente della liuteria classica dell’epoca aurea degli Stradivari, dei Bergonzi, dei Guarneri, e assioma che incardina l’attività della Fondazione Casa di Stradivari. 

Un discorso estetico e storico che ha trovato la sua prassi oggettiva nell’utilizzo, da parte dell’ensemble, di strumenti contemporanei realizzati dai liutai partecipanti alla prima e alla seconda edizione del Corso di Alto Perfezionamento di Liuteria di Casa Stradivari. Un passato e un presente che si uniscono idealmente per mostrare che la tradizione è viva e continua a rinnovarsi.

Applausi del pubblico. Applausi nostri soprattutto a Von Arx per aver creato un evento che merita di essere ripetuto per una valorizzazione della biografia stradivariana e per un concetto di liuteria sempre attuale. 

 

Roberto Fiorentini


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