Giovanissimi allievi da elogiare: in una lettera alla preside dell'Einaudi, una cittadina cremonese racconta il bel gesto di alcuni studenti
Domani mattina, poco prima dello squillo dell’ultima campanella, sul sito dell’istituto “L. Einaudi”, apparirà una circolare insolita, a partire dal titolo: “Giovanissimi studenti da elogiare”. Sarà rivolta agli alunni, alle famiglie, ai docenti ed al personale A.T.A. CremonaSera la pubblica in anteprima.
La dirigente Nicoletta Ferrari la introduce così: “Riporto per esteso una email, che ho ricevuto e che voglio condividere con l’intera comunità scolastica. Si tratta di una testimonianza significativa, che ci rincuora, che ci fa perseverare nella bontà del nostro compito educativo e formativo e che rinsalda la fiducia nelle ‘giovani generazioni’. Grazie di cuore a TUTTI!”. Un paio di frasi essenziali e mille sottintesi, eppure, anche in questo modo, il messaggio della preside è chiarissimo: singoli episodi negativi, balzati immediatamente agli onori della cronaca, non possono e non devono cancellare, come un impietoso colpo di spugna, il lavoro di un intero anno scolastico, il positivo ed il buono che sono presenti in abbondanza e che sono visibili, anzi, palpabili, al punto da risultare evidenti persino a persone esterne.
La lettera firmata è arrivata alle ore 19:10 di ieri, sabato, ed è stata una specie di balsamo, un’iniezione di conforto, di motivazione e di energia in chi crede nel proprio lavoro e spera nei suoi frutti.
L’autrice, una signora cremonese, che, in quel momento, si trovava dalla parrucchiera, desidera rivolgere un encomio non solo agli studenti, che le sono apparsi come inconsapevoli, meravigliosi eroi del quotidiano, ma pure ai loro genitori, agli insegnanti ed alla dirigente, cui va parte del merito di un simile risultato. Fa riflettere che l’episodio in essa descritto sia avvenuto proprio venerdì, ovvero qualche ora dopo il fattaccio dello spray al peperoncino - spruzzato in una classe della succursale di via Borghetto - che ha catalizzato l’attenzione mediatica in un battibaleno.
Nel proporre il testo, aggiungiamo che, per noi, la scuola costituisce una perfetta metafora della vita, in cui il bene ed il male convivono ed in cui, quando si sta per cedere alla tentazione di vedere esclusivamente il “nero”, che, talvolta, è davvero soltanto un puntino nel mare, arriva qualcosa di grande, in grado di restituire al quadro la giusta prospettiva:
“Giovanissimi studenti da elogiare”
Sono una cittadina cremonese che sente di dover dare risalto ad un fatto, casuale, ma, a mio avviso, non comune, cui, unitamente alla mia amica parrucchiera, ho assistito nella tarda mattinata di ieri (05/06/2026) proprio a Cremona, in via Ghinaglia, all’altezza del civico 24. I protagonisti di questo fatto sono sei, sette giovanissimi studenti, ragazzi e ragazze, di etnie diverse, tutti frequentanti l’Istituto “L. Einaudi” di Cremona, che, al termine delle lezioni, mentre si recavano alla stazione degli autobus, percorrendo la via Ghinaglia, si sono imbattuti in un signore, non più giovane, dall’aspetto trasandato, sporco, che, pronunciando frasi sconnesse, avanzava verso di loro con andatura incerta, barcollante, sorreggendosi ad una stampella ed ad un trolley della spesa. I ragazzi lo notano e comprendono che l’uomo sta cercando aiuto, a suo dire vorrebbe andare alla stazione degli autobus per tornare a casa, ma è confuso, disorientato e malfermo sulle gambe; da solo, in quelle condizioni, non ci sarebbe riuscito. A quel punto, due ragazzi del gruppo decidono di soccorrerlo, infatti mentre i due maschi della compagnia si alternano, sorreggendo il poveretto affinché non cadesse, le ragazze si occupano di chiamare i soccorsi per telefono. In quel frangente io e la mia amica ci accorgiamo che il gruppo di ragazzi, con il malcapitato “sottobraccio”, sono davanti all’ingresso del negozio e ci stanno chiedendo una sedia per poter far accomodare il signore, in attesa dei soccorsi. Noi mettiamo la poltrona a disposizione e aspettiamo con loro. È stato bello osservare quei giovani ragazzi, mentre tra loro si consultavano per trovare la soluzione giusta, senza mai alzare la voce, senza mai prevalere gli uni sugli altri. Tutti con la volontà e la speranza di aver fatto tutto affinché l’uomo potesse stare meglio o, addirittura, potesse tornare a casa. Mentre eravamo tutti lì ad attendere l’ambulanza, i ragazzi erano in ansia, si domandavano se fosse stato solo, se, a casa, avesse avuto qualcuno che si prendeva cura di lui, visto lo stato di indigenza in cui lo stesso si trovava; si domandavano il perché di quegli abiti sudici, dove avesse dormito, dove fosse stato prima, era vero che aveva una casa? E, se sì, perché si trovava in quello stato? Ad certo punto, ero talmente rapita dall'ammirevole comportamento di quei ragazzi, che non mi sono accorta che l'uomo si era lievemente ripreso e, con più lucidità, stava rispondendo alle domande che gli venivano poste. All’arrivo degli operatori sanitari, tutti ci siamo sentiti più sollevati ma, tutti, siamo rimasti lì. I ragazzi erano noncuranti dell'ora, dell'autobus che avrebbero perso; non importava, niente era più importate della vita di quell'uomo. L'uomo bisognoso di aiuto ha rifiutato di farsi trasportare in ospedale, voleva assolutamente tornare a casa e, noi, in compagnia degli operatori sanitari, non abbiamo potuto fare altro che accompagnarlo con gli sguardi mentre se ne stava andando, sullo stesso marciapiede dal quale era venuto, da solo, sulle sue gambe. Vorrei che questi ragazzi fossero davvero elogiati, serve a loro, serve a tutti noi che abbiamo bisogno di credere in un futuro più illuminato, più carico di amore, di umanità, di senso civico. I miei complimenti, unitamente a quelli della mia amica e a quelli degli operatori sanitari intervenuti, siano estesi anche a quelle famiglie e a quegli insegnanti che hanno cresciuto ed accompagnato questi giovani ragazzi nel loro percorso di crescita. Sono già meravigliosi!
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commenti
Rosella Vacchelli
7 giugno 2026 19:34
Molto bene!
Avrei messo anche la firma della cittadina cremonese a documentare che ci sono anche adulti che trovano il modo di alzare gli occhi dal cellulare per guardare l'umanità che sta loro attorno.