Gli Ottant'anni della Vespa celebrati nelle strade di Cremona con 250 appassionati sui diversi modelli che rappresentano un pezzo di storia d'Italia. Un successo il raduno del CAVEC
Ottant'anni e non sentirli. Questa la sensazione di 250 appassionati che ieri sera hanno voluto celebrare l'importante compleanno della Vespa con la quinta edizione del raduno organizzato da CAVEC con la collaborazione dell'Amministrazione Comunale. Così all'imbrunire ecco scattare la suggestiva passeggiata per le vie del centro della città dopo il raduno in piazza Stradivari tra centinaia di persone richiamate dal fascino della straordinaria due ruote che appunto compie quest'anno 80 anni. Nel raduno sono stati coinvolti tutti i club dedicati al modello della Piaggio del territorio: i gruppi più numerosi sono arrivati da Castelleone, da Ferie (di Pizzighettone), da Soresina (Club Nino Previ). Diversi appassionati anche da Piacenza e delle altre città limitrofe. E c'è stato anche chi è arrivato ancora da più lontano, presente perfino uno scooterista proveniente dalla Sicilia. Dopo il raduno in piazza Stradivari, la cena in cortile Federico II e dopo le 21 il giro turistico della città a bordo delle mitiche Vespe, scortati dalla Polizia locale e con il traffico regolato dai Carabinieri in congedo. Poi il brindisi finale.
"Guidare una Vespa oggi, soprattutto se d'epoca, - scrive La Manovella, rivista ufficiale dell'ASI - non è soltanto una scelta pratica o estetica. È un gesto che ha a che fare con l'identità, con il rapporto con il tempo e con lo spazio urbano. In un mondo dominato dalla velocità e dall'efficienza, la Vespa invita a rallentare, a osservare, a vivere il percorso".
"È lo spirito che abbiamo voluto tradurre nel nostro "In Vespa di sera". - commenta Claudio Pugnoli, presidente del Club Amatori Veicoli d'Epoca Cremona - Agli scooteristi abbiamo dato una bella occasione per ritrovarsi ma anche per scoprire il fascino della nostra città. I partecipanti l'hanno potuta vivere con le luci naturali del giorno, al momento del loro arrivo, e poi con quelle artificiali che contrastano con il buio della sera, rendendola ancora più suggestiva. Parlare di Vespe significa confrontarsi con un oggetto che è entrato nel linguaggio universale, un simbolo culturale capace di attraversare epoche, confini geografici e generazioni, mantenendo intatta la propria forza evocativa. Anche per questo abbiamo deciso di ammettere tutti i modelli, da quelli del secondo dopoguerra fino a quelli in produzione ancora oggi".
E nelle strade di Cremona ha preso forma un racconto che, attraverso la Vespa, evoca la storia d'Italia, i suoi cambiamenti sociali, le trasformazioni economiche e il modo in cui milioni di persone hanno interpretato il concetto di mobilità. Una storia in cui ciascuno si può riconoscere.
Fotoservizio di Francesco Sessa Ventura
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commenti
daniro
24 giugno 2026 05:35
Assurdo portare tutti questi mezzi super inquinanti in centro. Per prima cosa mi chiedo se queste manifestazioni non si possono realizzare in altro modo o se non si possono spostare in luoghi più aperti o anche non farle proprio
Maurizio
24 giugno 2026 07:50
Ai cremonesi non va mai bene nulla