23 maggio 2026

In tanti a Santa Rita per la benedizione delle rose. Venticinque anni fa partiva lo straordinario restauro guidato dal prof. Colalucci voluto dalla Fondazione Arvedi Buschini

E' affollatissima di fedeli la chiesa di Santa Rita di via Trecchi in un via vai che indica il legame profondo dei cremonesi con la Santa. La La chiesa, per l’occasione avvolta dal profumo intenso delle rose, si è riempita di fedeli che, come da tradizione, hanno portato con sé i tipici boccioli da far benedire. Anche oggi fino alle 19 e domenica 24 (9-12.30) nel cortile della chiesa continuerà a essere allestito lo spazio per la benedizione e la vendita delle rose e degli oggetti.

Il rito della benedizione delle rose ricorda un particolare episodio della santa: si dice, fatti, che, sul letto di morte, santa Rita abbia chiesto una rosa del giardino dei suoi genitori; era inverno, tuttavia una bella rosa fu trovata sull’arbusto indicato dalla santa. Da allora santa Rita è stata sempre associata alle rose. Il profumo delle rose, associato a santa Rita, pervade ancora oggi la vita di uomini e donne. Da allora ad oggi, ogni devoto, porta le proprie rose in chiesa perché siano benedette e poi custodite in casa o offerte a qualche persona malata o sola affinché possa ricevere, per intercessione di Santa Rita, un po’ di un conforto o una particolare grazia. Le rose benedette sono segno di speranza, consolazione, fortezza, salute, perdono, gioia e pace nell’imitazione di santa Rita.

Ma quest'anno ricorre alla chiesa delle Sante Margherita e Pelagia un altro importantissimo anniversario: 25 anni fa iniziavano i restauri della chiesa da parte di una équipe coordinata dal professor Gianluigi Colalucci (uno dei più conosciuti e stimati maestri del restauro pittorico) durati nove anni, restauro voluto dalla Fondazione Arvedi-Buschini. Colalucci aveva restaurato la Cappella Sistina e dopo il restauro di Santa Rita si occupò anche degli affreschi di Santa Monica. La scelta di Giovanni Arvedi avvenne in accordo con il Rettore don Bonometti e con il responsabile per i Beni culturali ecclesiastici, don Bonazzi. 

"Nel 2001 il complesso affacciato su via Trecchi palesava una drammatica condizione conservativa, causata principalmente dalle infiltrazioni di acqua piovana, dall'umidità di risalita e dall'effetto di condensa che si manifestava all'interno dell'edificio nei giorni invernali più freddi.

Il risanamento della struttura iniziò con la canalizzazione dell'acqua piovana proveniente dalla costruzione attigua alla chiesa, in modo da evitare che continuassero ad impregnarsi le fondazioni, e proseguì con il rifacimento e l'impermeabilizzazione del tetto e con l'isolamento della parete sud-est per disinnescare l'umidità di risalita. - si legge nel libro "Trent'anni con gioia 1990.-2020" sull'attività della Fondazione Arvedi Buschini - Una volta terminati i lavori strutturali, la chiesa fu dotata di un impianto di condizionamento adeguato a mantenere stabile il microclima interno e a garantire la sopravvivenza alla decorazione pittorica cinquecentesca. Gli affreschi delle cappelle laterali, strappati nel 1917 e restaurati nel 1957, versavano in uno stato precario: il loro aspetto era alterato da una pesante patina nera, da depositi carboniosi dovuti al fumo delle candele e dai ritocchi effettuati negli interventi precedenti.

I dipinti furono puliti, eliminando le incompatibili ridipinture, vennero sostituiti i supporti, risarcite le lacune ed effettuate accurate reintegrazioni pittoriche in modo da garantire un'agile leggibilità dello straordinario ciclo commissionato da Marco Gerolamo Vida. Per quanto riguarda le pareti, una volta accertata la consistente presenza della decorazione a finti marmi eseguita da Giulio Campi e nascosta sotto la coltre ottocentesca, fu deciso di recuperare il sofisticato rivestimento pittorico cinquecentesco.

Il restauro promosso dalla Fondazione Arvedi-Bruschini non si limitò, quindi, a soccorrere la voce del patrimonio in sofferenza ma fu occasione di riflessione metodologica e di arricchimento conoscitivo del complesso e straordinario tessuto artistico cremonese".

La benedizione delle rose e la devozione a Santa Rita sono anche l'occasione per ammirare di nuovo uno dei capolavori assoluti del rinascimento cremonese. La chiesa svela infatti tutta la sua incomparabile bellezza che rischiavamo di perdere, chiesa "intoccabile" come voleva il vescovo Gerolamo Vida, un gioiello perfetto del Rinascimento cremonese.

Nelle foto la chiesa dopo il restauro, il professor Colalucci al lavoro la cupola ammalorata prima del resauro e come apparve a restauro terminato e infine il professor Colalucci nella chiesa di Santa Rita.


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