Stradivari e Guarneri "tornano" a casa. Grande festa di musica al MdV della Sasakawa Music Foundation
Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri del Gesù: sono tornati nella loro Cremona. Lo hanno fatto, simbolicamente, attraverso otto strumenti di Stradivari e un capolavoro di Guarneri. E più nel dettaglio il Quartetto Paganini di Antonio Stradivari, e ancora il violino Dolphin, già di Jascha Heifetz, lo Jupiter, l’ Alumnus Amati, primo strumento conosciuto realizzato dal liutaio, nonché il Muntz.
A tenere a battesimo questo ‘ritorno’ la Sasakawa Music Foundation fondazione di pubblica utilità riconosciuta, con sede a Tokyo, proprietaria di una importante collezione di 22 strumenti ad arco storici.
E non poteva esserci luogo più adatto che l’auditorium ‘Giovanni Arvedi’ del Museo del Violino, casa naturale del grandissimo patrimonio liutario cremonesi; quello della classicità unito a quello della modernità e della contemporaneità.
E per questi due grandi rappresentanti della liuteria settecentesca ecco che è stato preparato un vero e proprio Stradivari Gala 2026 in occasione del 160° anniversario dell'istituzione delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia. Evento che si è poi articolato in una serie di concerti che toccano, da oggi e fino al 6 di ottobre, sedi musicali assolutamente importanti come Genova e Siena.
Imponente il programma proposto. Funzionale a mettere in evidenza le peculiarità degli strumenti a partire da l' Allegro del Quartetto per archi n.13 in sol maggiore op. 106 di Antonin Dvorak proseguendo con il Quartetto per quattro violini di Grazyna Bacewicz. E ancora con il Rondò alla Zingarese di Johannes Brahms. Cinque pezzi di Dmitri Shostakovich. Le Carnival de Venise di Charles Dancla, Fantasia per quattro violini Op. 119. Sette duetti dai 44 Duetti per due violini di Bela Bartók, fino al Finale della Simple Symphony di Benjamin Britten.
Cast di esecutori di prima grandezza, senza alcun dubbio. Tecnica elevatissima. Intensità interpretativa di altrettanta rilevante qualità. Nell’agorà dell’auditorium si sono alternati il Goldmund Quartet, composto da Florian Schötz, Pinchas Adt, Christoph Vandory, Raphael Paratore, e grandi solisti: Benjamin Beilman, Rino Yoshimoto, Timothy Chooi, Nikki Chooi e Reiko Watanabe,accompagnati al pianoforte da Roberto Arosio.
Aldilà della bellezza dei brani in programma, preziosa antologia del miglior repertorio cameristico internazionale tra Otto e Novecento, e data per scontata un’esecuzione tecnica magistrale, di questo concerto resta nel cuore e nell’anima la profondità del suono del grande maestro liutaio cremonese, attraverso i suoi capolavori. La meraviglia, quasi come sindrome di Stendhal, per quelle note create su questi strumenti, sempre antica ma sempre nuova. Sempre stupefacente. L’eterna riconoscibilità anche a un orecchio non sempre uso agli archi. Una festa di suoni meravigliosa.
Applausi di un pubblico ancora una volta ammaliato dal genio cremonese.
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