22 giugno 2026

L’anima oltre il suono: il soffio ideale di David Shifrin inaugura i Concerti della Stauffer

C’è un momento preciso, nel fare musica insieme, in cui il respiro cessa di essere un mero atto fisiologico e diventa architettura sonora. È accaduto domenica sera, nella suggestiva cornice del Giardino di Palazzo Stauffer, per il concerto inaugurale della rassegna I Concerti della Stauffer. Dopo il saluto del presidente Alessandro Tantardini e della direttrice Angelica Suanno, sotto un cielo opaco di inizio estate, malgrado la temperatura proibitiva, il pubblico cremonese ha assistito, accompagnato dal canto delle cicale, a un autentico passaggio di testimone intergenerazionale, guidato da uno dei clarinettisti più importanti sulla scena internazionale, David Shifrin, affiancato dalle geometrie fresche e rigorose del Quartetto Goldberg e del Quartetto Rilke.

Il programma della serata rappresentava una sfida tanto affascinante quanto temibile: accostare i due vertici assoluti del repertorio per clarinetto e archi, il Quintetto in la maggiore K. 581 di Wolfgang Amadeus Mozart e il Quintetto in si minore op. 115 di Johannes Brahms. Due opere accomunate dall’essere state concepite nell'autunno della vita dei rispettivi compositori, entrambe ispirate dall'incontro con due virtuosi d'eccezione (Anton Stadler per Mozart, Richard Mühlfeld per Brahms), e specchio di una profonda e malinconica urgenza espressiva.

Nel capolavoro mozartiano, Shifrin e il complesso d'archi prescelto per la prima parte della serata hanno cesellato un'esecuzione di olimpica nitidezza. Il timbro del clarinettista americano – morbido, vellutato, privo di qualsiasi asprezza anche nei registri più acuti – si è inserito nel tessuto connettivo degli archi con una naturalezza disarmante. Il solista ha dato la sua personalissima impronta sin dalle prime battute del suo ingresso, modificando impercettibilmente il tempo staccato dai giovani musicisti del quartetto. Il suo fraseggio autorevole ha cercato e ottenuto un respiro più disteso e ampio che gli permettesse di non essere costretto nel rigido steccato del tempo metronomico. Il celebre Larghetto è stato un saggio di cantabilità pura: un dialogo sussurrato in cui lo strumento solista non ha mai cercato il protagonismo fine a sé stesso, rispettando il dettato mozartiano e fondendosi intimamente, da primus inter pares, con il contrappunto dei giovani e talentuosi partner. Grazia ed eleganza nel Menuetto, con grande attenzione al rilascio quasi sospirato degli incisi anacrusici, e grande cura nei cambi di scenario emotivo dei trii. 

Se con Mozart si è toccata la grazia radiosa e apollinea, il passaggio al Quintetto op. 115 di Brahms ha spostato l’asse emotivo verso i territori crepuscolari del rimpianto e della memoria. Qui la fusione timbrica si è fatta, se possibile, ancora più serrata, trasformando l'ensemble in un unico, grande strumento a sedici corde e voce cantante. Le dinamiche, curate nei minimi dettagli, hanno restituito tutte le sfumature di una partitura densa di nostalgici slanci e improvvisi ripiegamenti interiori. Shifrin ha governato i chiaroscuri brahmsiani con l'autorità di chi possiede una frequentazione pluridecennale con queste pagine, offrendo un Adagio di rara e struggente bellezza, sospeso in un tempo interiore che ha letteralmente stregato l'uditorio per la preziosità delle dinamiche e della tavolozza timbrica, oltre che l’afflato del gruppo. 

Il successo della serata non ha avuto il suo fulcro solo nella maestrìa della leggenda del clarinetto, ma anche nell’ottima risposta dei quartetti Goldberg e Rilke. La loro performance ha confermato l'eccellenza formativa che si respira tra le mura di Palazzo Stauffer: i giovani esecutori hanno mostrato una maturità interpretativa, una precisione tecnica e una bellezza del suono capaci di reggere il confronto con un partner di tale calibro, senza complessi d'inferiorità, ma con un rispetto reciproco che è l'essenza stessa della musica da camera. 

Applausi calorosi e prolungati da parte di un pubblico visibilmente entusiasta hanno salutato gli interpreti al termine del concerto. Una bella serata inaugurale, che ha celebrato la grande letteratura cameristica, riaffermando Cremona e la Fondazione Stauffer come capitali indiscusse del dialogo e del futuro dell'arte ad arco. Un inizio d'estate in musica che lascia un profondo senso di gratitudine in attesa dei prossimi appuntamenti.

foto di Giuseppe Milanese © Fondazione Stauffer

 

Angela Alessi


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