L'associazione delle imprese "Assieme": sulla ZlS troppe parole e niente confronto
Non è piaciuto alle associazioni delle imprese cremonesi riunite nell'associazione "Assieme" l'incontro in sala Maffei sulle ZlS. E in un comunicato scrivono di come si sia trattato di una sorta di "lecito magistralis" anzichè un momento di confronto. Ecco la nota arrivata da "Assieme" nelle redazioni.
"Opportunità mancata quella della mattinata in Sala Maffei. E’ proprio il caso di dirlo. Una occasione in cui si è assistito ad una sorta di lectio magistralis, invece di creare un momento concreto di confronto sulle ZIS con il sistema di rappresentanza delle imprese. Questo progetto regionale ha come soggetto di riferimento, come leva di attivazione, di impulso, di progettazione le imprese. Le imprese devono essere riconosciute come il fulcro delle Zone di Innovazione e Sviluppo: non semplici beneficiarie delle politiche pubbliche, ma protagoniste attive nella definizione delle strategie, nella costruzione dei progetti e nella guida dei processi di innovazione. Sono infatti le aziende, con la loro capacità di investire, produrre, innovare e competere sui mercati, a generare valore reale per i territori. Senza un loro coinvolgimento diretto, strutturato e continuativo, qualsiasi modello rischia di rimanere teorico; con le imprese al centro, invece, le ZIS possono diventare strumenti concreti di crescita, sviluppo e competitività. Oggi questo non è avvenuto.
Riportiamo di seguito il testo che le associazioni datoriali avevano sperato di poter condividere in questa mattinata in sala Maffei affidandolo al Presidente della Associazione Industriali Maurizio Ferraroni in nome di tutte le categorie
“In apertura desidero precisare che le considerazioni che andrò a esporre sono il risultato di un confronto condiviso con le associazioni del territorio, riunite nel tavolo denominato ASSIEME, nonché con le altre Confindustrie territoriali di Brescia Mantova e Assolombarda sede di Lodi.
La scelta di Regione Lombardia di dotarsi di uno strumento finalizzato allo sviluppo dei territori è, senza dubbio, una scelta che merita di essere accolta con favore.
È condivisibile, in particolare, l’obiettivo di mettere ordine tra le diverse formule già esistenti e di costruire un modello che valorizzi le specializzazioni economiche dei territori: agroalimentare, siderurgico, tessile, cosmetico, aerospaziale, ecc.
In altre parole, partire da ciò che già siamo e sappiamo fare meglio.
Tuttavia, dobbiamo dirlo con chiarezza: il percorso che ci troviamo davanti è tutt’altro che semplice.
Esistono ancora molte zone grigie, molti aspetti non definiti, che richiedono approfondimenti e chiarimenti.
Regione Lombardia prevede la creazione di un numero limitato di Zone di Innovazione e Sviluppo: tra le 7 e le 10 sull’intero territorio regionale.
E stabilisce criteri stringenti: una sola ZIS per area di specializzazione e un massimo di due ZIS per ciascuna provincia.
Per quanto riguarda il nostro territorio, la direzione sembra già tracciata: agroalimentare e cosmesi rappresentano le due vocazioni su cui si intende puntare.
Ma proprio per questo, oggi più che mai, è fondamentale arrivare preparati.
In questo senso, il ruolo svolto in questi anni da Assieme è stato importante e prezioso. Ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire: da una capacità di sintesi e rappresentanza che dia un segnale chiaro anche alle amministrazioni.
Ma c’è un punto che non possiamo eludere.
Quando parliamo di ZIS, inevitabilmente dobbiamo confrontarci con ciò che già esiste: i Cluster.
Se analizziamo attentamente le due realtà, facciamo fatica a individuare differenze sostanziali.
I Cluster tecnologici lombardi rappresentano già oggi un ecosistema dell’innovazione: mettono insieme imprese, università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e soggetti finanziari; hanno modelli di governance strutturati; sono focalizzati su ambiti tecnologici specifici; e soprattutto sono riconosciuti anche a livello europeo.
Le ZIS, dal canto loro, nascono con finalità molto simili, dei living lab rivolti a favorire la collaborazione, la condivisione di strutture, il trasferimento di conoscenze, la creazione di reti.
Entrambi gli strumenti si fondano sulla stessa idea: un ambiente in cui imprese, ricerca e istituzioni lavorano insieme per generare innovazione e competitività.
La differenza principale? I Cluster sono inseriti in un quadro europeo, mentre le ZIS sono uno strumento regionale.
E allora la domanda diventa inevitabile
Perché non mettere a sistema i Cluster come pilastri delle ZIS?
Nel nostro territorio, questa domanda è ancora più concreta.
Abbiamo già due Cluster perfettamente coerenti con le nostre vocazioni: agroalimentare e cosmetica.
E allora la vera questione è: può un Cluster diventare il soggetto capofila di una ZIS?
Perché, ad oggi, questo è uno degli elementi chiave del modello: le ZIS si configurano come partenariati pubblico-privati, e richiedono un capofila privato, in grado di coordinare i partner e costruire un masterplan.
E sappiamo bene che i Cluster — essendo enti di diritto privato, dotati di autonomia e governance — possiedono già molte delle caratteristiche necessarie per svolgere questo ruolo.
Infine, permettetemi una riflessione sul punto in cui ci troviamo oggi. Ci sono elementi che non possiamo ignorare.
La Provincia di Cremona ha già sottoscritto un protocollo con Brescia, Lodi e Mantova per la ZIS agroalimentare.
Sono già stati attivati incarichi alle università.
Ma — ed è un punto che dobbiamo sottolineare con forza — non c’è stato alcun momento strutturato di consultazione con le associazioni.
E’ vero c’è l’incontro di oggi ma che è comunque successivo ad una serie di attività (un protocollo fra province, un mandato alle università, colloqui con la Regione) che non ci hanno visti coinvolti.
Questo è un limite.
Perché se vogliamo costruire strumenti realmente efficaci per lo sviluppo dei territori, non possiamo prescindere dal coinvolgimento delle rappresentanze economiche e produttive.
Questa riflessione la portiamo in generale come sistema, metodo che andrebbe recuperato: sedersi tutti insieme, foglio “bianco” davanti e progettare insieme per il territorio provinciale, TUTTI INSIEME!
Per questo, oggi, il nostro compito è duplice.
Da un lato, chiedere chiarezza: su regole, modelli di governance, ruoli e strumenti. Dall’altro, costruire una posizione comune del territorio: coerente, concreta, propositiva. Perché le ZIS possono rappresentare una grande opportunità.
Ma solo se sapremo governarle, e non subirle.”
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