La secca del Po tra Torricella e Gussola fa riemergere l'approdo dei tedeschi e i resti della "Casa di Giovanni". Quel che resta della tragedia dell'"Uruguay"
Con il fiume che scende sempre più giù ed ha anche superato il livello massimo che aveva toccato nei giorni scorsi prima di subire una “timida” risalita di una trentina di centimetri, gli spiaggioni si fanno sempre più largo e lasciano emergere svariate sorprese. Che parlano di storia della nostra gente, dei nostri paesi, dei nostri territori. Quella storia di cui, da sempre, il fiume è attento e tenace custode.
Nel casalasco, all’altezza del grande spiaggione posto tra i territori di Torricella del Pizzo e di Gussola è riemerso ciò che resta del vecchio approdo che era stato realizzato dai tedeschi in occasione della loro celebre ritirata durante la seconda guerra mondiale. I pescatori locali lo chiamano “Monte Bianco” ma si tratta, appunto, di questo ricordo della seconda guerra. La rovinosa ritirata tedesca oltre il fiume Po avvenne principalmente tra il 20 e il 24 aprile 1945. Sotto la pressione degli Alleati, le truppe in ripiegamento furono costrette ad abbandonare veicoli e artiglieria pesante sulle sponde per via dei ponti bombardati, tentando la traversata con traghetti e mezzi di fortuna. Privi di copertura aerea, i tedeschi autodistrussero o spinsero nel fiume molti dei loro mezzi per non lasciarli ovviamente agli Alleati. All’altezza dello stesso spiaggione posto fra Torricella del Pizzo e Gussola si possono ancora scorgere anche i poveri resti della “Casa di Giovanni” che sorgeva, fino a non molti decenni fa, a due passi dal Po. Nella stessa zona, ma di poco più a valle, sulla sponda emiliana, la magra ha fatto invece riemergere il relitto dell’Uruguay, imbarcazione che affondò nel 1947 nel Grande Fiume all’altezza di Torricella di Sissa Trecasali, si tratta di una magana, la tipica imbarcazione del Po di un tempo che era di proprietà dei fratelli detti Bugiata di Polesine, ed era utilizzata per il trasporto di ghiaia dall’Adda. L’imbarcazione, partendo appunto dall’Adda, per molti anni solcò le acque del fiume Po tra il Cremonese ed il Parmense. Nel 1947 si spezzò in due ed affondò nella zona di Torricella all’altezza della località Chiavica prima di essere trasportata a valle dalle piene succedutesi nel tempo. Ora si trova nella zona dei sabbioni di Coltaro. Il relitto fu individuato per la prima volta nel 1986 dal socio della Nautica di Torricella Elio Ragazzini durante una secca del Po, quindi riemerse nuovamente nel 2002 durante un altro periodo di grande magra e poi, ancora, nelle magre più recenti come quelle del 2021 e 2022 e quella attuale.
L’Uruguay, come ricostruì poi Enore Spotti, detto “Il Moro”, esperto uomo di fiume, è lunga 17,30 metri, larga 4,30 con murate, i fianchi alti 1,30 metri. Un relitto, quello della magana Uruguay, che parla della vita laboriosa, ed estremamente faticosa, che si conduceva sul fiume che, ieri più di oggi, è stato fonte di vita per tante famiglie. Infine, molto più a monte, all’altezza di San Daniele Po, a poca distanza dal ponte “Verdi”, ancora una volta, con la magra, è in chiara evidenza il relitto della storica casa galleggiante che un tempo sorgeva proprio sul Grande fiume. L’imbarcazione apparteneva a persone della vicina Sospiro. Era composta da due barconi in cemento ancorati in parallelo, tra i quali era sistemata una piattaforma su cui era stata sistemata una casetta in laterizio abitualmente utilizzata, in passato, per ritrovi di pescatori, cacciatori di anatre e amici del Grande fiume, per merende conviviali, partite di briscola e quattro chiacchiere in compagnia, direttamente sul fiume. La sua fine è stata decretata in una nebbiosa notte di diversi decenni fa, quando una bettolina in transito, a causa proprio della bruma che avvolgeva il fiume, l’ha speronata. Per il barcone non c’è stato chiaramente nulla da fare, si è inabissato portandosi via ricordi, momenti indimenticabili sul fiume e istanti di vita della gente del Po. Oggi è ancora lì, “ancorato” per altro da una struttura metallica fissata alla riva, finito contro la massicciata del Po e, da decenni, continua a modo suo a “vegliare” sul fiume e sulla sua gente, in silenzio, da autentico, silenzioso ma tenace baluardo del Po. I responsabili del natante erano pressoché tutti di Sospiro e si trattava di Renato Arcari, Andrea Grandi, Ernesto Ballasina, Salverino Grandi, Carlo Bresciani, Ricchetto Grandi e Romano Abruzzi. Il luogo, per lo più, era frequentato da pescatori, cacciatori di anatre, appassionati del fiume: tutte persone che, per altro, all’epoca si occupavano di tenere in ordine le sponde del Po. Poi la fine improvvisa; l’incidente con la bettolina, l’inabissamento nel Po, la fine di una epopea. Ma non della storia perché quella, anche se in modo diverso, continua ad essere scritta su entrambe le rive del fiume, ogni giorno, tutti i giorni, in ogni tempo ed in ogni stagione.
Eremita del Po
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
Giorgio Rampi
9 luglio 2026 15:24
Vi mando una foto delle barche emerse a Isola Pescaroli