2 aprile 2026

Le tradizioni pasquali cremonesi: il Cristo barcaiolo a Binanuova, i "tumulti" dei "Mattutini" a Campagnola, il gioco delle uovo rosse ("scusset") a Casalmaggiore. Bambini a piedi scalzi

Qualche tempo su un mercatino ho trovato alcuni fogli dattiloscritti di Fiorino Soldi (con tanto di data, 31 marzo 1953) sulle tradizioni pasquali cremonesi. Era il testo che aveva preparato per il "Sabato Illustrato", "settimanale di attualità padana" stampato da Pizzorni (allora in via Belcavezzo 7) di cui Fiorno Soldi era il direttore con Francesco Ferrari redattori e numerosi illustri collaboratori (Giorgio Levi, Vittorio Paloschi, Luigi Bisicchia tra questi). Ecco l'articolo di Fiorino Soldi sulle tradizioni pasquali cremonesi alcune delle quali ormai perdute. (m.s.)

Tutte le grandi solennità hanno loro tipiche tradizioni che le precedono e le seguono nel corso dei secoli. La Settimana Santa, vista in questa luce, è come il gran- dioso atrio che preannuncia un maestoso salone regale; riti sublimi nel fulgore di una liturgia che trae origini da antichissimi culti, sono il corollario di quei misteri che ricordano il dramma più memorabile della storia umana: la passione e la resurrezione di Cristo. Ma accanto ai riti sacri, da tempo immemorabile, c'è pure una tradizione paesana, fatta di piccole cose, che continua nel tempo: e sono forse i ricordi migliori dell'infanzia o la nostalgia della vecchiaia. Sono atti che da secoli si compiono, con la stessa mimica, forse, ma sempre diversi per ciascuno, sempre pieni di serena poesia.

------

Sul Cremonese non esistono tradizioni strane, nel senso che non si registrano episodi clamorosi che spesso rasentano il fanatismo come avviene in certi luoghi della Sicilia dove al Venerdì Santo si fanno i  "funerali" ai dodici apostoli scolpiti su delle rozze bare di legno antico. Qui da noi c'è un senso di poesia più intima e direi più familiare. Nella Settimana Santa ogni donna pulisce e rimette a nuovo la propria casa; strofina gli ottoni dei candelieri e dei secchi e delle padelle; attorciglia la carta colorata al filo della luce che pende sui tavoli e ne attacca i lunghi e stretti fogli al bordo delia cappa del camino.

La Pasqua ha, così, significato di rinnovazione non solo intima ma anche materiale: e in quel giorno, del resto, si sfoggiano i nuovi abiti primaverili, si calzano le scarpe nuove. Di solito, poi, al Giovedì Santo in quasi tutte le parrocchie i bambini ricevono la Prima Comunione e quello è giorno di festa per tutti anche se poi vengono "legate" le campane e su ogni paese scende il silenzio del mistero. Un silenzio che è rotto però dal gracidare dei "bacioccoli" e delle "trabaccole", quegli arnesi di legno che con il loro fracasso dall'alto della cella campanaria riescono a dare i segnali del Mattutino.

E' noto che alla fine del Mattutino, a ricordo dell'arresto di Cristo, si picchiano i libri sui banchi. Questo lo prevede anche la liturgia, ma spesso i fedeli (leggi ragazzi), vanno molto più in là. Succede ogni anno ad esempio a Campagnola, quando sono spente le luci, che la folla dei cristiani si tramuta in altrettanti «giudei» e chi con un martello, chi con dei sassi, chi con pietre, tutti picchiano sui banchi; e siccome nessuno vede chi ha davanti, spesso volano pugni sulle teste, si  rovesciano sedie, mentre i più attrezzati pensano ad inchiodare le glacche del vicini ai banchi Questione di un palo di minuti, poichè quando si accendono le luci tutto torna tranquillo, ma chi resta con il vestito inchiodato al banco, matura la vendetta per il giorno dopo. Così per l'ultimo Mattutino del Venerdì Santo (questo avvenne nell'immediato dopoguerra), ci fu un tale tumulto che il buon parroco pensò bene di non spegner più le luci anche se era prescritto dalla liturgia.

-----------

Il Venerdì Santo raccoglie il meglio delle tradizioni locali. Da secoll infatti in tutti i paesi si svolge la processione del Cristo Morto e dovunque esistono usansze folcloristiche che s'intonano mirabilmente al grande rito funebre. Miriadi di lucignoli di cera, e più spesso son gusci di lumache piene d'olio con lo stoppino acceso, brillano, fissati nell'impasto di creta a forma di croce e nei più svariati disegni sui cornicioni delle case e sulla facciata delle chiese e danno un aspetto fantastico a tutto il paese. Sparano i mortaretti al passaggio del Cristo Morto e sibilano nel cielo i bengala: palloncini colorati a tutte le finestre e sulle porte delle case immagini sacre e mostra di prodotti casalinghi. Questo succede, ad esempio, a Rivarolo. Ai crocevia delle strade scene sacre intonate al Vangelo: a Calvatone esistono famiglie intere che personificano negli anni la vita di Cristo. A Casteldidone, schiere di  "angeli viventi " vigilano un grande sepolcro costruito all'aperto.

La più spettacolare tradizione del Venerdì Santo si registra a Binanuova, dove la scena della crocifissione ha luogo su alcuni barconi che vanno sull'Oglio vicino alla strada comunale quando per essa passa la processione sacra. L'idea è venuta una ventina d'anni fa al barcaiolo Adolfo Boldori proprietario di alcuni barconi per la cava della sabbia. Cominciarono cinque barcaioli e fecero un quadro della Passione; poi si aggiunsero alcune donne e con gli anni si giunse ad una vera e propria sacra rappresentazione muta, segnata dal motivo di una antica nenia religiosa cantata da alcune vecchie. La guerra aveva fatto sospendere anche questa tradi- zione e nell'immediato dopoguerra il gruppo dei barcaioli andò a lite per ragioni politiche. mentre colei che aveva fatto da Madonna, Agnese Lucini, si sposò. Sembrò così perita per sempre la tradizione. Ma nel 1951 Adolfo Boldori riuscì ad attuarla di nuovo e giurò in cuor suo di continuarla fino a che avrà respiro. E quando ciò promise, l'ultima volta. era vestito da «Cristo » e gli altri piegarono reverenti il capo.

In alcuni paesi del cremasco c'è l'uso, sempre al Venerdì Santo, di levare dal pollaio le uova, dette del «bes» (vipera), e di deporle in un cestino perchè sono uova sacre che preservano dal morso della vipera. Bisogna però mangiarle alla mattina di Pasqua, a digiuno; e perchè le uova miracolose non possano venir scambiate con altre «profane», la padrona di casa bada ad infilare nell'uovo una oliva. Negli altri paesi, invece, si ha cura di mettere da parte le uova del Sabato Santo e di colorarle poi con erbe, (verdi), carta rossa ed azzurra, o di bollirle addirittura nel caffè; tutte si mangiano solo la mattina di Pasqua dopo la Messa del mattino.

Da notare che al Sabato Santo, quando si slegano le campane, tutta la gente si bagna gli occhi e le massaie vanno in chiesa a prendere una bottiglia d'acqua santa con la quale aspergere la casa in caso di incendio o la sera della vigilia di Natale quando si dicono le preghiere per i morti. La benedizione della casa vien fatta nel pomeriggio dal parroco e molti ritengono buon segno mettere l'offerta (specie quando le monete erano tutte di nichel o d'argento) nel pentolino dell'acqua santa che tiene in mano il chierichetto. A Rivarolo, ad esempio, c'è l'usanza che quando si "slegano" le campane le mamme portano sulla strada i marmocchi a far compiere i primi passi

Nel pomeriggio del Sabato Santo poi i molti paesi i ragazzi pensano alla lucidatura delle catene del focolare. Partono di solito i comitiva, la catena legata con una lunga corda alla schiena, e corrono a piedi nudi (primo giorno senza scarpe) per le strade del circondario; ed è di solito questa la prim occasione dell'anno per far la conoscenza co ragazzi di altri paesi e di solito capita qualche incidente perchè rinascono senza volerl vecchie fazioni e secolari rancori. Sono note le battaglie » che avvenivano al « Molinetto » tra i ragazzi di Binanuova e di Scandolara Ripa d'Oglio quando, abbandonate le catenein riva ai fossi, la facevano a sassate con risultati piuttosto sanguinosi!

--------

Ancora a proposito delle uova pasquali, c'è anche un gioco da segnalare a Casalmaggiore. Si chiama il gioco delle uova rosse  o, co-me dicono laggiù, a "scusset". Si tratta di questo: i bambini, i giovani e gli adulti si provvedono di uova sode colorate e sfidano i loro amici e conoscenti che incontrano per via a fare il gioco, cioè a picchiare il proprio uovo con quello dell'amico. L'uovo che riporterà la rottura del guscio passa di proprietà del fortunato giocatore il cui uovo è rimasto intatto. Naturalmente non mancano i "truffatori", cioè coloro che giocano "al sicuro", con uova di marmo o di legno abilmente preparato. Si dice anzi che a Casteldidone esista una segreta industria per questo genere di uova.

Queste le usanze e le tradizioni cremonesi della settimana Santa. Piccoli avvenimenti tramandati da padre in figlio; episodi sereni della vita di ognuno. Ma appartengono a quella schiera di ricordi che sono i migliori della vita perchè hanno il colore della primavera ed il sapore della spensierata fanciullezza. Una Pasqua senza tramonto, dunque; ed è questa la ragione per cui, nonostante il passar del tempo, le tradizioni non muoiono. 

Nelle foto la sgùra delle catene e la trabacula del sagrestano di Bonemerse

Fiorino Soldi


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti