14 gennaio 2026

Sant'Antonio Abate, uno dei santi più venerati nelle campagne: la tradizione del Santo Taumaturgo protettore degli animali e "mercante della neve". Con la sua festa e i falò, inizia il carnevale

Saio marrone e lunga barba bianca, in mano un bastone con una campanella e un maiale ai suoi piedi: ecco il ritratto di Sant'Antonio Abate, il santo taumaturgo (guaritore) di origine egiziana, più conosciuto dalle nostre parti come santo protettore degli animali. La sua festa cade il 17 gennaio, una data scelta in coincidenza della sua morte, avvenuta secondo l'agiografia a Tebe nel 356, alla veneranda età di 105 anni.

Protettore degli animali, guaritore e anche "mercante della neve" insieme a San Mauro, San Sebastiano e San Biagio, il nostro santo dalla barba bianca è stato anche titolare di chiese ed oratori nel cremonese, come ad esempio -tra le più conosciute- Sant'Antonio d'Anniata, località sulla via Mantova all'incrocio per Pessina e Stilo de' Mariani; ma poi abbiamo una chiesa dedicata al santo anche alla Ravara, la parte più a sud di Scandolara Ravara appunto, un oratorio che un tempo era un luogo di culto privato della famiglia Galli, poi diventato pubblico. Sempre nella bassa, verso il casalasco e in territorio di Martignana Po, alla cascina Casanova rimane l'imponente chiesa dedicata proprio a Sant'Antonio abate, sulla cui facciata, in sommità, si trova una statua in pietra che ritrae il santo con campanella e maialino al fianco. A Silvella di Pieve san Giacomo invece si trovava un oraotorio, poi dismesso e inglobato negli ambienti della cascina, sempre dedicato al santo egiziano. 

A Cremona, anche a seguito delle incursioni delle truppe veneziane in guerra contro i milanesi, la venerazione di Sant'Antonio Abate venne praticamente rimpiazzata da quella per Sant'Antonio da Padova, mentre nelle campagne, per motivi legati all'importanza del bestiame e degli animali da cortile, la presenza degli altarini dedicati a santo taumaturgo rimasero un punto di riferimento importante.

In città, comunque, ancora oggi si trova la contrada Sant'Antonio del Fuoco dove, come descrive Angelo Grandi "eravi la chiesa dedicata a s. Antonio abate detto del fuoco (nome che è stato applicato alla contrada). Era essa anticamente molto angusta, ma sorse ampia nel 1438, e fu dal vescovo Venturino de Marni consecrata nel 1441. Appartenne dapprima a certi monaci ner , sotto la regola di S. Agostino, poi ad alcuni preti detti Ospitalieri di S. Antonio". Una curiosità, sempre secondo Grandi, è che questa chiesa fu accostata alla presenza dei Templari "deducendolo da un T , che vi si vedeva sopra varj sepolcri ed in di versi luoghi": in realtà quella lettera non era una T, ma la rappresentazione del bastone di Sant'Antonio, a forma di "tau". Prosegue poi Grandi con la descrizione: "Nel 1429 fu aperto l'ospitale di S. Antonio agli infermi, specialmente attaccati dal detto fuoco di S. Antonio, ed occupava parte dell'attual chiesa del Foppone o S. Facio". Il fuoco di Sant'Antonio altro non era che il terribile herpes zoster, che veniva curato proprio con unguenti ricavati dal grasso del maiale. Nella metà del XV secolo il culto era ancora ben radicato in città, mentre già all'inizio del 1600 l'ordine degli Antoniani era già in declino e già da tempo l'ospedale era diventato alloggio della cavalleria, dove ogni anno il 17 gennaio i frati benedicevano i cavalli.

Nelle campagne cremonesi invece ancora oggi vengono celebrate messe in ricordo del santo, ogni 17 gennaio e spesso le funzioni hanno come sfondo proprio le stalle e le cascine. Nel passato veniva allestito l'altarino sotto l'effigie del Santo, sempre rigorosamente presente in una nicchia o in una cornice della stalla; il 17 gennaio inoltre era la data di inizio del periodo del Carnevale e la tradizione spesso voleva gli gnocchi come piatto dell'occasione e qualche dolcetto carnevalesco per la gioia dei bambini che difficilmente avevano biscotti o dolci da mettere sotto i denti. Messe e momenti conviviali sono in programma a Derovere, Spinadesco, Motta Baluffi, Stagno Lombardo e Scandolara Ravara.

Un'altra tradizione, un po' persa nel tempo ma che sta tornando a rivivere in molti paesi, è quella del falò: è notizia recentissima la deroga sul divieto di combustioni all’aperto, in particolare falò e fuochi legati a rievocazioni storiche o ricorrenze e tradizioni popolari. Dunque i Comuni, le associazioni e le Pro Loco potranno organizzare senza problemi anche il falò della tradizione di Sant'Antonio: via libera quindi al falò di Ostiano, accompagnato da buon vin brulè. 

Infine è curioso ricordare come Sant'Antonio Abate sia chiamato in causa in diversi proverbi locali, invocato per esempio per benedire le acque dei canali e dei fossi prima di essere bevute (in passato, naturalmente): "Acqua de fòs, acqua de bìs, Sant Antòni la benedìs"; ma il nostro santo è richiesto anche per aiutare i più distratti che hanno perso qualche oggetto: "Sàant Antòni dèla bàarba bianca, fàme truàa chél che me màanca". Come mercante della neve, ossia legato al freddo pungente del pieno inverno di gennaio, in passato mese sovente imbiancato da spesse coltri nevose, compariva come "Sàant Antòni de la gràn freedüra, tànt èl fa, pooc èl düura". Infine, un irriverente rima vedeva il Sant'Antonio impegnato in intrattenimenti poco consoni ad un pio uomo: "Sant'Antonio Abate, senza moglie come fate? Passo giorni assai felici con le mogli degli amici!"

 

Michela Garatti


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