28 febbraio 2026

Navigatore, GPS? No, pietre miliari: per secoli, silenziosi punti di riferimento lungo le nostre strade. Custodi della storia più antica, spesso rivivono grazie ai volontari

Oggi senza navigartore, mappe, GPS molti non riescono nemmeno ad arrivare a casa. Abbiamo digitalizzato tutto, fissando la nostra attenzione su un piccolo schermo, dimenticando di guardare fuori dal finestrino e cogliere i punti di riferimento per capire dove siamo e dove stiamo andando. 

Eppure intorno a noi non mancano le tracce degli antichi "navigatori", non tanto satellitari quanto duri e concreti cippi di granito impiantati nel terreno, solitamente ai crocevia, che avevano la funzione di ricordare al viaggiatore la direzione delle varie strade. Stiamo parlando delle pietre miliari, eredità delle antiche centuriazioni romane che hanno caratterizzato le nostre terre della bassa cremonese; certo, le poche lapidi che vediamo oggi non sono certo quelle del periodo romano, anche se alcuni toponimi dei nostri paesi fanno riferimento proprio alle distanze dal capoluogo. E' l'esempio di Sospiro, che in passato era "Sex Pilas", sei pile, ossia sei pietre miliari da Cremona (quindi circa 10 km), verso est; ma lo stesso lo ritroviamo sull'altra direttrice con "Sesto", che deriva dalla sua distanza dalla città il proprio nome.

Un'interessante ricerca del 2016 racconta la storia delle pietre miliari del nostro territorio: "Le pietre ritrovate, antichi indicatori stradali in provincia di Cremona", di Simone Ravara, edito dal Museo della civiltà contadina Maria Verga Bandirali di Offanengo in collaborazione con la Società Storica Cremasca. Un'opera che traccia un inventario delle pietre e delle lapidi su cui venivano scolpite le indicazioni e le informazioni per i viaggiatori. Cippi o tavole di granito, quasi sempre il granito bianco di Montorfano che veniva estratto dalle cave del Lago Maggiore e che era facilmente trasportabile via fiume. 

Un po' di storia

Siamo tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo; l'imperatrice Maria Teresa d'Austia approva un nuovo Piano stradale del Conte D’Adda nel quale sono previste naturalmente nuove norme per il riassetto delle strade e delle vie di comunicazione. Per rendere più efficiente il sistema stradale, sono fondamentali le indicazioni per i viaggiatori e quindi si rende necessario anche regolamentare gli strumenti con cui offrire queste indicazioni; ecco quindi che vengono messi nero su bianco quelli che saranno i primi riferimenti proprio riguardo alcune tipologie di pietre: dall'altezza dei cippi alle loro dimensioni, sulle indicazioni da riportare, come le distanze ed i confini tra i vari paesi. Alcune pietre infatti riportano indicazioni sulle direzioni e sulle distanze (cominciando il miglio dalla Porta della Città), altre semplicemente segnalano il confine tra due Comuni, segnalando anche la tipologia di strada, se strada regia, provinciale, comunale o privata.

Sul territorio della nostra provincia la maggior parte di queste pietre sono state posate tra gli anni '30/'40 del XIX secolo e la fine della dominazione austriaca in Lombardia; le distanze riportate erano tutte espresse in miglia (da cui appunto il nome di pietre miliari) e solo successivamente, intorno al 1860, vennero trasformate in chilometri, mandando gli scalpellini direttamente sul posto a sistemare le indicazioni. 

Un mondo piccolo

Dunque, ben prima dell'avvento della moderna segnaletica stradale, chi viaggiava poteva far riferimento alle informazioni scolpite a mano sui blocchi di granito lungo incrocio e punti di riferimento importanti; certo, la viabilità non era complessa come oggi, con strade, tangenziali, bretelle, corde molli, peduncoli e mille rotonde e incroci. Generalmente si seguiva una direttrice e bastava un numero limitato di indicazioni per arrivare a destinazione di viaggi che, spesso, avevano il sapore dell'avventura, dove si sapeva quando si partiva ma non quando si arrivava, senza telefoni per contattare in caso di necessità. Chi viaggiava era un punto nel mezzo di una strada, seguiva l'orientamento e le mappe, cartacee o di granito e se serviva, si fermava in un'osteria o in una bettola per chiedere informazioni. Certo, era un mondo che per i più aveva confini molto limitati, un mondo piccolo anche geograficamente.

Un patrimonio da non dimenticare

Oggi spesso vediamo (quando ci accorgiamo che ci sono) queste pietre cadute nei fossi, rotte o scheggiate dai mezzi meccanici, spesso semisepolte tre erba e fango. Un vero peccato, sembra banale dirlo, ma in realtà pare che in pochi conoscano e capiscano l'importanza di questi cippi, veri e propri monumenti che andrebbero tutelati a dovere e non considerati un fastidio per la pulizia di rive e fossi.

Stiamo parlando di manufatti che portano con sè secoli di storia, che hanno avuto un valore intrinseco per la loro utilità ma che non l'hanno perso solo perchè oggi ci sono altri strumenti. Fortunatamente ci sono ancora persone che si interessano al loro recupero, spesso volontari che con dedizione portano avanti un importante lavoro di restauro e messa in sicurezza. Un opera certo non semplice, perchè questi manufatti raggiungono un peso notevole da gestire e spesso si trovano in posizioni non facili. Ma la passione e la cura sono in grado di superare queste difficoltà, restituendoci dei tasselli della nostra storia che abbiamo davanti ai nostri occhi ma che spesso non sappiamo più vedere.

Michela Garatti


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