Alchimia di sangue e talento: Kirill Troussov e Alexandra Troussova incantano il pubblico del Ponchielli
Il concerto di stasera, inserito nella stagione concertistica del teatro Ponchielli in collaborazione con Casa Stradivari, ha rappresentato una folgorante testimonianza di come la grande tradizione violinistica possa rigenerarsi attraverso la sensibilità contemporanea. Protagonisti assoluti Kirill Troussov al violino e la sorella Alexandra Troussova al pianoforte, un duo che trasforma il legame fraterno in un’arma interpretativa di rara potenza.
A rendere l'evento un'esperienza sonora significativa è stata anche la voce del violino di Kirill, uno strumento di liuteria contemporanea centroeuropea del 2015; un violino di notevole personalità che Troussov ha fatto risuonare con naturalezza disarmante, e che l’artista alterna nelle sue esibizioni con il suo Stradivari, l’Andrea Guarneri, e altri strumenti di talentuosi giovani liutai, in un incessante percorso di sperimentazione e confronto tra le peculiarità dei diversi strumenti, mettendo sempre in dialogo l’immortale tradizione dei Mestri con l’innovazione della liuteria moderna.
Sostenuto da una tecnica d'arco magistrale, affinata sotto la guida di mentori leggendari come Zachar Bron, Igor Oistrach e Yehudi Menuhin, il violinista ha saputo trarre dal suo strumento una gamma variegata di colori. Ogni arcata è apparsa come un prolungamento naturale del pensiero musicale, capace di passare dalla freschezza limpida della Sonata n. 5 “La Primavera” di Beethoven all’espressività romantica di Brahms. Il suono di Troussov è potente e generoso – complice un vibrato ampio e sinuoso –, la gamma delle dinamiche estesa e dominata con vigorosa caratterizzazione. La sua interpretazione preferisce affidarsi a un impeto che viaggia sull’onda della cantabilità più genuina, suggerito dal sicuro istinto per il fraseggio, piuttosto che allo scavo ragionato della struttura.
In questo magistero tecnico si è inserita perfettamente Alexandra Troussova, lei sì più accorta e ponderata, sempre collegata e quasi ispiratrice della narrazione del fratello con pregnanza espressiva e dominio della tastiera. Dove altri duo devono costruire un'intesa attraverso ore di studio, i Troussov sembrano possedere una simbiosi genetica: le frasi sono passate dal violino al pianoforte con una fluidità quasi telepatica. Troussova ha sfoggiato un tocco di velluto nell’Adagio della sonata beethoveniana, sgranando ogni frase con evidenza plastica. Nella Légende Troussov ha dato il meglio di sé perfettamente a suo agio nella parte del cantore appassionato del sentimento amoroso. Nella Polonaise de concert di Wieniawski, la coesione tra il virtuosismo sfolgorante di Kirill e il sostegno pianistico di Alexandra ha garantito un equilibrio impeccabile, restituendo con nobiltà quella distinzione tra perfezione acrobatica e restituzione poetica che caratterizza certa letteratura violinistica.
Nella seconda parte un monumento del repertorio, la Terza Sonata di Brahms, che è stato affrontato dai due musicisti con tutto il trasporto emotivo che la partitura richiede. Suono pastoso e lirico, trame torbide che si aprono improvvise su sconfinate praterie di temi cantabili. Con il compositore tedesco Troussov intesse un dialogo che si accorda con la sua idea di interpretazione viscerale e spontaneistica. Spettacolo nello spettacolo il Presto agitato in cui lo straordinario affiatamento del duo ha fatto volare il pubblico sulle creste spumose di un mare in tempesta. Il finale, affidato alle note della trascinante Zigeunerweisen di Sarasate, ha visto Kirill dominare la scena con una facilità degna del divo genovese Paganini, esaltando l'anima zingaresca dell'opera con una precisione chirurgica e un virtuosismo sfolgorante.
Un’ultima nota merita l’impatto scenico del duo. La loro innegabile "instagrammabilità" – intesa come capacità di comunicare bellezza e modernità anche attraverso l'immagine – non è un dettaglio di superficie, ma un valore aggiunto prezioso. In un contesto culturale che purtroppo a volte percepisce la musica classica come un’arte polverosa, ascoltare e vedere due artisti belli come divi hollywoodiani dominare il palco è il miglior biglietto da visita per avvicinare alla musica colta anche i giovani più renitenti, che infatti abbiamo visto numerosi tra il pubblico. I fratelli Troussov dimostrano che il repertorio classico non è un reperto statico, ma un linguaggio vibrante capace di bucare lo schermo dei social per conquistare il cuore delle nuove generazioni, e lo fanno anche con un modo di rapportarsi con il pubblico affabile e non costruito. Prima dell’ultimo brano Kirill ha dialogato con i presenti con affabilità e semplicità raccontando di come sia forte il suo legame con Cremona, consolidatosi negli ultimi anni grazie al fatto di essere artist in residence di Casa Stradivari fin dalla sua fondazione, tenendo masterclass ma anche interfacciandosi con il corso di liuteria in un rapporto molto stretto con i giovani liutai e i giovani allievi, che vengono formati per essere gli astri emergenti del futuro.
Pubblico delle grandi occasioni ma in parte poco avvezzo alle sale da concerto che ha interrotto l’esecuzione applaudendo nei momenti sbagliati, ma che perdoniamo per aver preferito il patrio teatro alla finale sanremese.
Acclamazioni e richiesta (soddisfatta) di bis. “Something fast or something slow?” chiede Kirill. Il pubblico decreta per la seconda opzione e viene accontentato con la regina dei brani folklorici assurta al rango di cavallo di battaglia dei violinisti di tutte le epoche: la Czardas di Vincenzo Monti.
Secondo bis con la Danza delle spade di Chačhaturjan.
Pioggia di applausi, pubblico felice. Per due ore, grazie a questi due magnifici purosangue del concertismo, il tumulto del mondo è stato messo tra parentesi.
Fotoservizio di Francesco Sessa Ventura
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