Suggestivi Animosi "cremonesi" nella chiesa dove riposa Merula, principe dell'Accademia
Sarà stato pure per motivi meteorologici ma il concerto degli Animosi del Monteverdi nella chiesa di Santa Lucia, ha assunto un grande significato storico e musicale per la città. In questo piccolo luogo di culto è sepolto Tarquinio Merula: compositore contemporaneo a Claudio Monteverdi e gran principe proprio dell’Accademia degli Animosi tra Cinquecento e Seicento.
La musica, ancella della poesia: caposaldo della cultura musicale monteverdiana e, più in generale, dell’estetica barocca è stato il centro della proposta degli Animosi guidati dal maestro preparatore Carlo Ipata nell’ambito della 43ª edizione del Monteverdi Festival.
Sicuramente al centro di questa splendida esecuzione il suggestivo Lamento della Ninfa di Claudio Monteverdi tratto dall’Ottavo Libro dei madrigali guerrieri e amorosi. Splendido esempio del genere barocco del lamento costruito su un basso di quattro note discendenti che dipinge il feroce dolore amoroso del tradimento. Manifesto indubitabile della mozione degli affetti. Della totale corrispondenza tra parola e musica. Valentina Brianti, giovanissima soprano del conservatorio cremonese, è stata una splendida Ninfa. Voce incredibilmente bella. Tessitura invidiabile. Presenza scenica di grande effetto. Artista da un futuro roseo, soprattutto in pagine ‘drammatiche’.
Sulla tavolozza dei sentimenti si è mosso tutto il resto del programma che ha ripercorso quegli autori che hanno vissuto in gran parte l’epoca monteverdiana come: Marco Marazzoli, (1602 – 1662) Jean-Baptiste Lully, (1632 – 1687) con il balletto L’Amor malato, Antonio Cesti (1623 – 1669) con il dramma giocoso Le disgrazie d’Amore, Jacopo Melani (1623 – 1676) dal dramma musicale burlesco Il Girello e Alessandro Melani (1639 – 1703) con L’Empio Punito.
Opere che hanno in sé una molteplicità di ‘sentimenti’. Dall’amore languido passionale, alla furia e all’ira, fino ad arrivare all’intrigo amoroso e all’ironia del teatro ‘comico’ in fase embrionale.
In questo l’interpretazione degli Animosi, tutti studenti del Monteverdi, è stata attenta. Voci importanti che hanno studiato non solo la complessità vocale del periodo barocco, ma a cui hanno aggiunto una loro personale interpretazione. Un loro giovanile sentire che ha reso la performance fresca. Entusiasmante e in certi momenti incantevole per la sua purezza. Molto va anche a Carlo Ipata direttore ma soprattutto maestro preparatore del complesso vocale e di quello strumentale. Da una parte è stato ineccepibile nella conduzione del brano tenendo ben ferma la barra della musicalità, rispetto a dogmatismi filologici. Dall’altra è riuscito a plasmare le voci e gli strumenti in una perfetta coesione. Un grande lavoro il suo.
Applausi veramente sentiti dunque per Elena Masci, Rui Li, Aiko Yodoki, Aojie Xu, Midori Namikawa, Tetiana Petriv, soprani; Marco Faversani, sopranista; Eleonora Pace e Marta Galbiati, mezzosoprani; Yi Yuan, contralto; Xinyu Zhao e Shuoyan Li, tenori; Loris Delvecchio, baritono; Inbeom Song, basso; Matteo Battagliola, baritono, solo coro.
Molto bene anche il complesso orchestrale con una menzione speciale per Roberto Squillaci al clavicembalo, Domenico Cerasani alla tiorba e Cosmaola Nitti e Giulia Fontana al cello per la realizzazione del ‘basso continuo’.
Una lunga vita a questi splendidi animosi nel nome di Monteverdi e di Merula.
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