Una messa da Requiem "teatrale", Verdi calamita Cremona. Successo per l'opera andata in scena all'International Spring Music Festival
Cremona mai da così tanto tempo non era stata città ‘verdiana’, come, invece, in questi ultimi mesi. Lo dicono i fatti. La produzione del Nabucco nella passata stagione lirica del Teatro Ponchielli. L’esecuzione della Messa da Requiem a cura del coro Lirico Ponchielli Vertova nel dicembre scorso. La ‘seconda’ Messa da Requiem proposta all’interno dell’International Spring Music Festival, arrivato alla sua quinta edizione, e risuonata sotto le volte della chiesa di Sant’ Agostino. Un vero e proprio evento musicale questa doppia riproposizione del capolavoro ‘sacro’ verdiano, a così breve distanza di tempo.
A portare l’opera del Maestro delle Roncole in città un complesso olandese diretto da Eric Kotterink che ha guidato l’Holland Concert Choir con solisti provenienti da una lunga esperienza lirica il soprano Gabrielle Mouhlen, il mezzosoprano Eske Tibben, il tenore Paolo Lardizzone che ha sostituito in corsa Leon van Liere e il basso-baritono Frans Fiselier. Stessa invece l’orchestra dell’edizione ‘cremonese’ la BeMyOrchestra Cremona. E medesimo il ‘secondo’ coro utilizzato: il Coro Lirico “Ponchielli-Vertova”; diretto e preparato da Loris Braga.
Chi si aspettava una lettura nordica e intimistica della partitura verdiana dettata dalla bacchetta del direttore olandese, ha dovuto attendere fino alle fine. Alle ultime battute di questo immane capolavoro quando il maestro delle Roncole disegna quel sublime Libera me Domine de morte aeterna. Solo in quel momento Kotterink ha trasfigurato la partitura facendola diventare preghiera. Invocazione. Grido ‘sottovoce’ per usare un ossimoro dell’impotenza dell’uomo davanti al suo ultimo atto. Difronte all’ignoto assoluto. Ultimo respiro per chiedere di non scomparire nel nulla. Appello a una speranza che va aldilà dell’umana ragione. Per il resto è stata una Messa da Requiem ‘teatrale’ nel senso più pieno della parola. Si direbbe ‘spettacolare’ dove è apparso chiaro come il direttore olandese abbia dato un’interpretazione volta a ‘muovere gli affetti’. A commuovere. A suscitare emozioni. Aiutato da un complesso corale particolarmente numeroso, ha trasformato il verso iniziale della sequenza del Dies Irae e i suoi successivi refrain testuali e musicali, in un’esplosione di scenografia musicale. Accompagnato da una sezione di percussioni di grande livello ha impressionato grandemente. Ha aperto il sipario del metaforico palcoscenico dove appare l’uomo davanti al giudizio finale, nel giorno del giudizio della divinità, con tutto il suo carico, prima che di speranza, di dramma interiore incommensurabile. Così come nel quartetto e nei ‘solo’ ha sottolineato la vocalità prettamente operistica dell’opera sacra. Anche qui contributo fondamentale di tutto il cast e in particolare del mezzosoprano Eske Tibben. Bella voce. Calda. Espressiva. Capace di mutare registro con leggerezza. Perfetta nell’espressività testuale. Nota positiva anche per il basso Frans Fiselier. Puntualissimo nell’intonazione anche quando Verdi lo lascia cantare a ‘solo’ e a cappella. Altresì teatrale la voce della soprano Gabrielle Mouhlen. Di provata esperienza sul palcoscenico l’ha portata direttamente nel testo sacro. Di grande professionalità e di mestiere l’interpretazione del tenore Paolo Lardizzone che senza prove d’assieme è andato direttamente in scena. Molto bene i due cori che hanno dato profondità sonora all’opera. Preparati con accuratezza, il Ponchielli-Vertova da Loris Braga, perfezionista assoluto quando si tratta d’affrontare le pagine verdiane. L‘Holland Concert Choir ha fatto il resto per dare la giusta grandezza a una delle pagine più belle della letteratura sacra d’Ottocento.
Un cenno positivo anche per la BeMyOrchestra Cremona, che ha riaffrontato le note verdiane certamente con una padronanza più forte rispetto al passato. Sicura nei passaggi più complessi. Complessivamente sempre al massimo per l’intonazione anche nella sezione dei fiati. Forse da rivedere qualche passaggio nei violoncelli.
Comunque un’esecuzione di assoluto livello.
Tanti gli applausi. Sant’Agostino gremita e sold out a dimostrazione di quanto Cremona ami Giuseppe Verdi.
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