18 luglio 2026

Villa Verdi prima di Verdi, la cascina dei Merli e le acque per il mulino del Castellazzo: si ricostruisce la storia di quelle famiglie della Bassa

E’ il primo maggio del 1848 quando Giuseppe Verdi, su consiglio del padre Carlo, acquista la Tenuta di Sant'Agata, aldilà del torrente Ongina in una frazione del comune di Villanova sull’Arda (Piacenza). Vi andrà ad abitare stabilmente dal 1851. 

In questi ultimi mesi, anche a seguito dell’acquisto da parte dell’associazione Verdi e le sue terre del mulino verdiano del Castellazzo, stanno emergendo dettagli storici importanti della vita precedente della villa verdiana. In particolare, dall’impegno che alcuni parenti delle famiglie coinvolte stanno profondendo per la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia Merli. 

L’occasione fu portata alla conoscenza dei Verdi dopo che la tenuta di campagna era passata a Rosa Guindani, rimasta vedova per la morte del marito Merli. Nelle testimonianze che stanno emergendo  una famiglia quella dei Merli che aveva altri poderi nella zona e in particolare uno di quei nella località Samboseto. Una lunga parentela, da sempre nelle zone vicine a Sant’Agata, Samboseto, Soragna e Roncole Verdi. Tra le varie linee successorie risulta anche il sacerdote Amos Aimi. Il religioso era nato da Linda Filippini inserita in una linea successoria proprio dei Merli, visto che uno dei Filippini, Umberto, aveva sposato proprio un’erede di Merli: Domenica. Aimi che da meticoloso ricercatore qual è stato, fu Archivista della Curia Vescovile, Bibliotecario del Seminario Vescovile di Fidenza e parroco di Bastelli, ha ricostruito, in gran parte, le vicende successorie dei Merli con i Verdi.  Storie che sono raccolte nel volume ‘Giuseppe Verdi e il nipote dell’oste’ scritto a quattro mani con Angela Leandri e pubblicato nel 1998.

All’epoca della vendita da pare di Rosa Guidana e dei sui figli Merli alla famiglia Verdi la tenuta era composta da 350 biolche ovvero dagli attuali 1.078.500,5 m². Nel contratto di compravendita i Merli concessero al compositore di potere utilizzare tutte le sementi all’interno della tenuta che era poco più che una cascina di campagna. Tra il materiale anche i pali per le viti. E alcune grandi botti per il vino da cinquanta brente e tre tine per il vino.

C’e’ poi il capitolo delle acque. Nel corso di una ricerca condotta a Cortemaggiore,  è emerso che il maestro delle Roncole aveva costruito il canale Verdi partendo da una risorgiva detta ‘Lampugnana’ posizionata nel comune di Fiorenzuola. Una condotta d’acqua che doveva arrivare proprio a Villa Sant’Agata. Per far transitare le acque della risorgiva, il compositore iniziò ad acquisire tutta una serie di terreni, tra cui appunto quello del Castellazzo con annesso il mulino di origine quattrocentesca voluto dai Pallavicini. L’operazione di acquisto si era resa necessaria perché, in un primo tempo , i bussettani avevano vietato al musicista di attingere, per esigenze agricole, l’acqua dal torrente Ongina, nell’ambito di quella diatriba che dalla metà dell’Ottocento vide confrontarsi Verdi con i suoi ex concittadini di Busseto. 

Per altro Verdi per risolvere i problemi di irrigazione aveva acquisito una pompa meccanica in grado di poter aspirare l’acqua dai vicini torrenti e convogliarla per l'irrigazione dei suoi possedimenti, ben oltre l’Ongina e per di più aveva di riserva anche lo scorrere del torrente del Castellazzo che alimentava il mulino. 

Roberto Fiorentini


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