Il manifesto rimosso, un atto proprio della amministrazione non un atto ideologico
Si tratta infatti di un tema delicato, che coinvolge sensibilità diverse e che richiede prudenza, non slogan.
- l'art. 23 del Codice della Strada, che consente ai Comuni di intervenire sui cartelli pubblicitari quando il contenuto risulti in contrasto con la sicurezza, il decoro o la natura del luogo;
- il D.Lgs. 507/1993, che attribuisce al Comune il potere di autorizzare o rimuovere messaggi pubblicitari non conformi ai criteri di continenza e idoneità;
- il regolamento comunale sulla pubblicità, che potrebbe prevedere limiti specifici per i messaggi collocati in prossimità di ospedali e luoghi di cura;
- i principi della giurisprudenza amministrativa, secondo cui i messaggi rivolti a un pubblico indifferenziato devono evitare forme di pressione psicologica, soprattutto in aree sensibili.
Coloro che oggi si arroccano nella difesa del manifesto, accusando il sindaco, sono gli stessi che a Roma sono maggioranza. Se davvero ritenessero che la legge 194 sia sbagliata, potrebbero proporne la revisione. Non lo fanno. Preferiscono attaccare un sindaco che amministra un luogo concreto, non un'arena ideologica.
Il sindaco non riscrive la legge: la applica. E lo fa valutando se un messaggio collocato davanti a un ospedale possa trasformarsi in pressione morale verso chi entra in un momento di fragilità.
L'opposizione, invece, appare più impegnata a cercare consenso che a proporre soluzioni coerenti.
Biagio
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