13 giugno 2026

Il manifesto rimosso, un atto proprio della amministrazione non un atto ideologico

La vicenda relativa alla rimozione del manifesto collocato davanti all'Ospedale di Cremona merita, a mio avviso, un chiarimento sereno e fondato. 
Si tratta infatti di un tema delicato, che coinvolge sensibilità diverse e che richiede prudenza, non slogan.
 
Il sindaco potrebbe aver agito ai sensi delle norme che regolano la pubblicità sul territorio comunale e la tutela dei luoghi sensibili. In particolare, potrebbero essere stati richiamati:
 
  • l'art. 23 del Codice della Strada, che consente ai Comuni di intervenire sui cartelli pubblicitari quando il contenuto risulti in contrasto con la sicurezza, il decoro o la natura del luogo;
  • il D.Lgs. 507/1993, che attribuisce al Comune il potere di autorizzare o rimuovere messaggi pubblicitari non conformi ai criteri di continenza e idoneità;
  • il regolamento comunale sulla pubblicità, che potrebbe prevedere limiti specifici per i messaggi collocati in prossimità di ospedali e luoghi di cura;
  • i principi della giurisprudenza amministrativa, secondo cui i messaggi rivolti a un pubblico indifferenziato devono evitare forme di pressione psicologica, soprattutto in aree sensibili.
Se queste valutazioni sono state applicate, il sindaco avrebbe esercitato un potere proprio dell'amministrazione, non un atto ideologico.
 
Chi ritiene di essere stato danneggiato dalla rimozione del manifesto potrebbe ricorrere al TAR Lombardia, chiedendo l'annullamento dell'atto. È questo lo strumento previsto in uno Stato di diritto, non la polemica politica.
 
Ed è proprio sul piano politico che emerge un'evidente contraddizione. 
Coloro che oggi si arroccano nella difesa del manifesto, accusando il sindaco, sono gli stessi che a Roma sono maggioranza. Se davvero ritenessero che la legge 194 sia sbagliata, potrebbero proporne la revisione. Non lo fanno. Preferiscono attaccare un sindaco che amministra un luogo concreto, non un'arena ideologica.
 
Ricordo inoltre che sull'aborto l'Italia ha già affrontato un referendum: il popolo, cioè il sovrano, ha fatto una scelta. 
Il sindaco non riscrive la legge: la applica. E lo fa valutando se un messaggio collocato davanti a un ospedale possa trasformarsi in pressione morale verso chi entra in un momento di fragilità.
 
In conclusione, il sindaco potrebbe aver agito correttamente nell'ambito delle sue competenze, assumendosi la responsabilità della decisione e spiegandola pubblicamente. 
L'opposizione, invece, appare più impegnata a cercare consenso che a proporre soluzioni coerenti.
 
Cordiali saluti, 
Biagio
 


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