La politica, il civismo e i posti letto reali e quelli virtuali
Nell' articolo del 20/07 il dott. Agosti di Romanengo chiedeva se abbia ancora senso la figura del medico di medicina generale, quesito che ha una risposta obbligata non solo perchè come lui ricorda ”la domanda di fiducia e prossimità da parte dei cittadini resta fortissima” ma anche perché da più parti in Europa si vanno consolidando progetti importanti intorno a questa figura che nel caso italiano può rappresentare l'ancora di salvezza di un SSN lasciato alla deriva per scelte politiche sconsiderate che tradiscono lo spirito e la lettera della Costituzione.
Abbiamo un problema di posti letto e ci permettiamo di tirare l'alea puntando su quelli virtuali. Con 314 letti su 100.000 abitanti l'Italia è lontana dai 507 della media europea e da vent'anni insiste a ridurre i letti per acuti fino ai 255 attuali. Ne risultano lunghe attese nei PS in un Paese al top per tasso di anzianità che chiede strutture pronte e risposte rapide. Manca la medicina territoriale che conta case di comunità senza personale, Cot senza potere clinico, ospedali di comunità ridotti a reparti dei nosocomi e sempre meno MMG scollegati dagli ospedali e oberati di burocrazia. E Cremona progetta un ospedale che a fronte di un indice di fuga del 30% taglia posti letto scaricando 25.000 giorni di degenza per acuti dell'area medico/chirurgica su territori sguarniti promettendo ‘letti virtuali’ ossia la possibilità in emergenza di aumentarne la capienza dell'80%. Sconcerta l'azzardo (o altro?) di chi, dopo il covid, scommette su zero pandemie fino a fine lavori (‘38/’39) e sull’idea che si possano di raddoppiare d’emblée letti, assistenza, personale.
Ci sono poi i‘posti letto virtuali’ modello inglese. L'Oltremanica, a fronte di una sanità in crisi, anziché alzare muri e ridurre posti letto reali, dal ‘23 ha attivato 10.000 ‘posti letto virtuali con assistenza reale’, reparti clinici domiciliari cui si accede se dopo la presa in carico non serve l'ospedale o se la degenza prosegue a casa con medici/infermieri dedicati e responsabilità definite, monitoraggi, farmaci, esami, percorsi di escalation rapida e possibile rientro in ospedale. Nei virtual hospital si assistono anche 150 pazienti in parallelo al costo di due soli reparti fisici col risparmio di 5000 giorni di degenza fisica in tre mesi e la riduzione del 14% della mortalità e del 16% dei rientri in ospedale.
Non cemento ma vere infrastrutture cliniche per rispondere ai bisogni, perché la sfida non è più alzare muri ma riprogettare i processi e creare reti per prese in carico efficaci su territori presidiati da medici messi in condizione di curare.
L’Italia ripristini i posti letto tagliati e lavori a tessere reti di cura virtuose. Cremona rinunci a sterili ambizioni e recuperi il gap con la migliore sanità europea perché il caso inglese non è isolato.
Solo così tornano al loro ruolo i PS e può cessare la fuga dalla medicina di base, snaturata nella sua irrinunciabile vocazione clinica e prestata a ore a case di comunità posticce.
Non servono cantieri, serve la politica, perchè con uno dei rapporti medici/abitanti più alto d'Europa l’Italia non manca di medici. Solo che ci sono specializzazioni rese ancillari mentre è proprio la medicina di base il perno intorno al quale la macchina del SSN può ripartire. L'errore come denuncia il dott. Agosti è stato demansionare i MMG a certificatori/compilatori di carte, quando il compito del medico è la diretta attività di cura. Se a fronte dei 137.000 medici del SSN, 90.000 servono il privato si è solo sbagliato politica e quanto alla carenza di infermieri si sblocchino le liste di assunzione.
Non servono cantieri, serve visione, che è il mandato costituzionale proprio della politica, anche di quella che da sinistra vuole essere alternativa di governo, ma che non è alternativa nelle proposte, se come la destra sceglie il cemento e i suoi sponsor.
E’ questo che il civismo dei comitati deve chiedere a chi si candida e ancora traccheggia senza un programma e con spaccature non risolte.
E’ questo il compito del ‘Comitato società civile per la Costituzione’ nato per la difesa e attuazione della Costituzione dopo la vittoria del No al referendum, compito che il Comitato ha messo nel suo programma ma che ha già accantonato. Quali epifanie stiamo aspettando, e parlo come membro di questo nuovo Comitato (oltre che come portavoce del mio Comitato), o si punta a cambiare governo ma non politica?
“Il problema è capire se l’ Italia intenda ancora investire nella medicina di prossimità” denuncia il dott. Agosti. Ma il vero problema è che società civile, volontariato, comitati e associazioni rinuncino a chiedere che la politica dia attuazione alla Costituzione che elegge la salute a diritto fondamentale da garantirsi (covid docet) attraverso una medicina territoriale capillare, efficiente, organizzata in reti di cure che ridanno centralità al ruolo dei MMG.
“Comitato per la difesa della sanità pubblica e dell’ospedale di Cremona”
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