28 luglio 2026

Sicurezza e Sanità: quando i Comuni fanno rete, il territorio vince

È di questi giorni la notizia che i Sindaci dei Comuni capoluogo della Lombardia – tra cui Cremona – hanno sollecitato con forza la Regione, ottenendo la convocazione del Tavolo di consultazione sulla sicurezza e sulla Polizia Locale, promosso dall'assessorato regionale su impulso dell'assessore Santo Canale. Questo risultato dimostra che quando i Comuni si muovono insieme, la Regione ascolta. Ed è proprio questo metodo che andrebbe replicato anche su un tema ancora più delicato: la sanità pubblica.
 
È un segnale importante. Vedere i Comuni superare gli steccati di parte per presentarsi uniti davanti alla Regione mostra una maturità istituzionale che fa bene al territorio. La richiesta di aggiornare il Regolamento n. 5/2019 sulle dotazioni di autotutela – spray, bastoni estensibili, bodycam – e il richiamo sui costi ormai insostenibili per i bilanci comunali confermano quanto sia necessaria una regia regionale attenta a chi opera ogni giorno sul campo.
 
Di fronte a questo esempio virtuoso, una domanda sorge spontanea: perché non adottare lo stesso metodo e la stessa determinazione anche per la sanità pubblica?
 
Se i Sindaci hanno dimostrato di saper fare squadra per la sicurezza urbana, a maggior ragione dovrebbero unire le forze per difendere il diritto alla salute dei cittadini.

Il ruolo dei Sindaci: un dovere istituzionale

È vero: la sanità è competenza regionale. Ma il Sindaco resta la prima Autorità Sanitaria Locale e il referente più vicino alla comunità. È a lui che i cittadini si rivolgono quando un Pronto Soccorso è al collasso, quando manca il medico di famiglia o quando una lista d'attesa rinvia un esame di mesi. Basta guardare ciò che accade ogni giorno: Pronto Soccorso sotto pressione, medici di base introvabili, cittadini costretti a spostarsi per esami che dovrebbero essere garantiti vicino a casa.
 
Invocare il rispetto dell'articolo 32 della Costituzione – il diritto alla salute come interesse fondamentale della collettività – non significa aprire un conflitto politico. Significa applicare il principio della leale collaborazione istituzionale (art. 120 Cost.): portare alla Regione dati reali, criticità concrete, esigenze documentate. Collaborare non è tacere; è contribuire a programmare meglio.
 
E non si tratta di chiedere nuovi poteri ai Comuni, ma strumenti di interlocuzione più efficaci. La Conferenza dei Sindaci, che già esiste, dovrebbe essere rafforzata e messa nelle condizioni di incidere davvero sulla programmazione territoriale.

Le proposte da portare al tavolo della Sanità

Proprio come è stato fatto nel 2025 con il documento dei cinque punti sulla Polizia Locale, i Sindaci – uniti oltre i colori politici – potrebbero presentare una piattaforma condivisa per la sanità territoriale:
 
  • Monitoraggio delle liste d'attesa: raccogliere segnalazioni dei cittadini, segnalare alle ATS/ASST i tempi fuori norma e pretendere l'attivazione dell'intramoenia senza costi aggiuntivi per l'utente.
     
  • Incentivi per la Medicina Generale: mettere a disposizione locali comunali a canone agevolato e servizi di supporto per attrarre medici di base e pediatri nei territori più scoperti.
     
  • Case e Ospedali di Comunità con contenuti reali: chiedere che le strutture del PNRR siano dotate di personale e diagnostica di base, evitando che restino "scatole vuote".
     
  • Tutela dei Pronto Soccorso: rafforzare i Punti di Primo Intervento e garantire presidi di sicurezza per gli operatori sanitari.
     
  • Integrazione socio-sanitaria: finanziare consultori, centri di salute mentale e prevenzione scolastica, collegando i servizi sociali comunali alle risorse regionali.
     
  • Trasparenza dei dati sanitari: pubblicazione trimestrale dei dati su liste d'attesa, accesso ai servizi territoriali e mobilità sanitaria, così da permettere ai Sindaci di intervenire con informazioni certe.
     
  • Rafforzamento della Conferenza dei Sindaci: attribuire a questo organo un ruolo più incisivo nella programmazione territoriale, con poteri di proposta e verifica sulle ATS/ASST.
     
  • Un "Libro Bianco della Sanità Locale": mappare criticità e fabbisogni della provincia per presentarsi in Regione con dati certi e verificabili.
     

Conclusione

I diritti fondamentali non possono viaggiare a velocità diverse. Sicurezza urbana e tutela della salute sono due facce della stessa responsabilità pubblica: garantire uguaglianza e protezione ai cittadini. La sicurezza e la sanità non sono capitoli separati: sono due responsabilità che misurano la qualità di una democrazia. Se i Sindaci hanno saputo farsi ascoltare sulla sicurezza, possono e devono farlo anche sulla salute.
 
Per questo ringrazio i Sindaci per la fermezza dimostrata sul tema della Polizia Locale e auspico che, con lo stesso spirito di servizio, guidino una battaglia unitaria per restituire ai territori una sanità pubblica, universale ed efficiente. Biagio alla redazione con preghiera di volerla pubblicare
 
Biagio


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