L'omicidio di Youssef ci riguarda tutti. È tempo di investire davvero nei giovani e nelle comunità
L'ARCI della provincia di Cremona esprime il proprio profondo cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutte le persone che hanno voluto bene a Youssef, il giovane di 19 anni ucciso nella notte tra sabato e domenica a Crema.
Di fronte a una tragedia come questa il primo dovere è il silenzio, il rispetto e il dolore. Saranno la magistratura e le forze dell'ordine ad accertare responsabilità e dinamica dei fatti. A noi, invece, spetta il compito di interrogarci su ciò che questa vicenda racconta della nostra comunità.
Non è il momento delle semplificazioni né delle strumentalizzazioni. È il momento di riconoscere che episodi come questo non nascono nel vuoto. Ci parlano di fragilità, di solitudini, di una crescente povertà educativa e relazionale che attraversa una parte delle nuove generazioni.
Per questo crediamo che la risposta non possa essere soltanto repressiva. La sicurezza si costruisce anche con una presenza sociale più forte, più diffusa e più continuativa. Si costruisce investendo nel lavoro educativo, nell'animazione territoriale, nella cultura, nello sport, nell'associazionismo e in tutti quei luoghi che permettono ai giovani di sentirsi parte di una comunità.
L'educativa di strada è uno strumento prezioso e necessario, ma da sola non basta. Occorre avere il coraggio di fare un passo in più: costruire vere opportunità di partecipazione, protagonismo e crescita, affinché ragazze e ragazzi possano trovare spazi in cui sperimentarsi, esprimersi e costruire relazioni positive. E queste opportunità non possono essere pensate per i giovani, ma devono essere costruite con loro, riconoscendoli come protagonisti e non come semplici destinatari di interventi.
È necessario prendere atto di una realtà che troppo spesso preferiamo non vedere: le periferie non sono soltanto i quartieri più lontani dal centro delle nostre città. Esistono periferie sociali, educative e relazionali che possono trovarsi anche a pochi passi da piazza Duomo. Luoghi dove le opportunità diminuiscono, dove il senso di appartenenza si indebolisce e dove il rischio che prevalgano isolamento, rabbia o violenza cresce ogni giorno.
Per questo serve un investimento strutturale nelle politiche giovanili. Non interventi emergenziali dopo ogni tragedia, ma una strategia capace di mettere insieme enti locali, scuole, servizi, associazionismo, volontariato e tutti quei soggetti che ogni giorno costruiscono comunità.
Come ARCI continueremo a fare la nostra parte, convinti che la risposta alla violenza non possa essere soltanto la paura, ma debba essere una comunità più presente, più capace di ascoltare e di creare occasioni di incontro.
Perché ogni ragazzo perso è una sconfitta per tutti. E perché il modo migliore per ricordare Youssef non è limitarsi al cordoglio, ma assumersi la responsabilità di costruire una società in cui nessun giovane si senta invisibile e nessun territorio venga lasciato indietro.
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commenti
marco
17 luglio 2026 16:31
Occorre che gli interventi poi vengano accettati.
La realtà la conosciamo tutti, come tutti conosciamo come le enclavi che si sono create spontaneamente in città o in periferia,nei paesi,vivano a modo loro la realtà lavorativa e un'integrazione che viene accettato solo in parte.
Gli episodi di violenza cercata e organizzata oppure causata da abuso di alcool o stupefacenti sono generate perlopiù da giovani privi di scolarità,che hanno sempre vissuto in mondo dove la violenza è la norma e che non hanno supporti educativi famigliari e vedono nel guadagno facile e nel gruppo la loro vera realtà di vita sociale.
Il Comune,le Associazioni di volontariato e le realtà che operano nel cremonese lavorano per far si che nessuno venga lasciato indietro con progetti già attivi o in via di completamento e lo sport con la scuola sono le vere armi contro l'isolamento dei giovani ma un ruolo fondamentale sarà sempre quello genitoriale al quale nessuno può cercare di sostituirsi in toto.
Quello che cercano il più delle volte è solo un campo di calcio oppure di basket dove sfogarsi.
Il problema è che sono pochi quelli liberi e anche negli oratori ancora funzionanti sono molto frequentati anche se con qualche difficoltà.
Al parco Levi Montalcini è stata recuperato un palazzetto desolatamente inutilizzato forse per la situazione emergenziale sul piano sicurezza della zona.
Al Parco al Po sono state tolte le porte di calcio.
Il campo davanti le colonie Padane è sempre vuoto e chiuso....
La risposta deve essere repressiva nel momento in cui la situazione diventa emergenziale ed è inutile non considerare che ci siamo dentro.
Non dimentichiamo che tutti noi godiamo del libero arbitro che fa' si che siamo padroni del nostro destino, basta volere farsi coinvolgere ed aiutare.
Non si può colpevolizzare nessuno per quello che ci accade.