Cristina Cappellini, scrittrice, poetessa ed ex assessore alla Cultura della Lombardia e le luci spente allo stadio di San Siro: “Accendiamo almeno il cuore”
Una riflessione sulla capitolazione di San Siro. Alla fine (come sempre) hanno vinto il business, l’innovazione tecnologica, il progresso. Ma siamo sicuri che (come aveva intuito già il Manzoni) tutto ciò che viene dopo è progresso?
Non commento il nuovo stadio in sé perché sarà sicuramente all’avanguardia in termini di standard internazionali (standard appunto, ma dove va a finire l’identità se ogni stadio, di ogni Nazione, sarà simile all’altro?) per non parlare del comfort, dei servizi, dell’abbattimento (giustamente) delle barriere architettoniche ecc.
Mi permetto solo un’amarissima riflessione: nell’era della globalizzazione e del potere (assoluto) della finanza anche i nomi “San Siro” e “Giuseppe Meazza” vengono sfrattati a vantaggio del colosso assicurativo “Generali”. Che tristezza…
Come cancellare con un tratto di penna un secolo di storia sportiva e di identità milanese.
Chi ha vissuto San Siro nel profondo dell’anima non potrà mai dire Domani vado al Generali Stadium senza sentirsi fuori luogo, senza vergognarsi almeno un po’ per tutto ciò che è stato ripudiato.
Le luci si spegneranno, così è ormai deciso, ma cerchiamo di tenere accesi almeno il cuore e l’identità (o quel poco che ne è rimasto). Prima che l’omologazione sia totale e definitiva.
Così ha postato via social la soncinese Cristina Cappellini, scrittrice (il suo romanzo “Fino all’ultIma salita avrà un seguito), poetessa, ex assessore alla Cultura della Lombardia e grande tifosa dell’Inter, figlia d’arte. Suo padre Renato infatti ha giocato, da attaccante, nella Grande Inter.
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