Cuoco ahinoi in pensione, (ma il Granducato ha bisogno di Gnocca Cremasca), Antonio Bonetti posta e fa riflettere: "Più trattorie e meno ristoranti stellari?"
"Le osterie erano luoghi autentici, spogli di fronzoli, fatti di tavolacci consumati e panche di legno, dove la gente che lavorava duro tutto il giorno si ritrovava la sera per stare insieme, tirare il fiato, bere un bicchiere e sfidarsi a carte.
Un tempo, nei paesi, le osterie erano numerose e sempre vive. Ogni giorno accoglievano uomini che entravano non solo per bere, ma per condividere ore di chiacchiere, silenzi, risate e competizione. I passatempi più comuni erano la scopa, il tressette e, più di ogni altro, la morra. Col passare degli anni, in alcuni locali comparvero anche i campi da bocce.
La frequentazione era quasi esclusivamente maschile. Solo alcune categorie – i notabili, i professionisti – evitavano questi ambienti, preferendo i bar eleganti, chiamati allora caffè.
Tra vino e carte, non era raro che nascessero alterchi accesi. Bastava poco: una parola fuori posto, uno sguardo sbagliato. Ma quasi sempre le discussioni arrivavano dopo abbondanti bevute.
L'oste rimaneva dietro al bancone, versava vino rosso o bianco a richiesta e segnava su un foglio le quantità servite a ciascun tavolo. Annotazioni spesso inutili, perché al momento di pagare iniziavano le contestazioni: nessuno ricordava più quanto avesse bevuto davvero.
Va detto però che quei bevitori, pur esagerando spesso, avevano un senso dell'onore solido. Quando entrava qualche soldo, tornavano sempre a saldare i debiti. La parola data, allora, aveva ancora peso.
Col tempo, molte osterie si trasformarono in trattorie vere e proprie. Le panche lasciarono spazio a sedie, le sale si fecero più ordinate, comparvero i televisori – rigorosamente in bianco e nero. Alcune iniziarono persino a ospitare ricevimenti e feste di nozze.
In quei locali si mangiavano piatti della tradizione popolare: gnocchi con sugo corposo, trippa cucinata secondo usanze antiche. Le portate avevano giorni stabiliti: il giovedì era dedicato agli gnocchi, il sabato alla trippa.
Un rituale semplice, ripetuto, sincero.
Come le osterie stesse".
Questo, il post (gira via Facebook firmato dallo chef Gigi Rana), condiviso via social, nei giorni scorsi, da Antonio Bonetti, Food Blogger, inventore della Gnocca Cremasca (libidine della cucina cremasca spettacolare, fatta da gnocchi di patate, ripieni del "pieno" dei Tortelli Cremaschi. Peccato sia sparita con la chiusura del popristorante, di Antonio, il leggendario Bistek, no?) e cuoco in pensione. In pochi anni, solo per fare due esempi, Crema, sì capitale del Granducato del Tortello, ma, essenzialmente cittadina di provincia, ahinoi ha perso, suo malgrado, locali "stellari" (uno per la verità era pure stellato): il "Vitium", e il "Botero". Nella vicina Lodi, pur capoluogo di provincia, "La Coldana" ha rinunciato alla Stella Michelin (acciuffata anche dal "Vitium"), reinventandosi come ristorante pop. Insomma, in questi tempi malincomoderni, la strada della ristorazione, causa il ristagnamento economico, inevitabilmente guarda più al popolare e meno allo stellare? Mah ...
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commenti
Lilluccio
20 luglio 2026 13:41
Episodietti veloci rapidi indolori al riguardo di ristoranti misclènati.
1) "Abbiamo in carta la nostra anitra ai mirtilli..." Mi mostravano l'anitraio sempre con 6 ani3, ed erano così bravi nell'allevarle che riuscivano ad allevarne solo i petti.
2) il divino Gualtiero Marchesi, capendo che capisco qualcosa, mi chiede una critica col pugno stringente. Dialogo.
Me: l'agnello è da portare al Louvre oer essere adorato nei secoli, la zuppa di fave che lo precedeva non era allo stesso livello. Iddu: le ho abbassato il gusto per esaltarglielo con l'agnello. Me: prima di baciare una donna le dà uno schiaffo?
Morale: è piuttosto chiaro che amo le vere osterie più dei falsi corruschi ristoranti fatti certo di grandi qualità ma con l'ingrediente apparenza, dosato in maniera superficiale ed eccessiva.
Antonio Bonetti e la martire Ornella, santi subito, ma per me ed il lustro del loro Bistek, lo sono da lustri.