7 ottobre 2026

"Monasteri aperti" a Busseto da ammirare anche la "Madonna col Bambino e i santi" di Antonio Campi

Una delle più belle e preziose opere del cremonese Antonio Campi, la “Madonna col Bambino e i santi” sarà tra le “perle” che si potranno visitare domenica, 11 ottobre, a Busseto, terra di Verdi, in occasione dell’iniziativa  “Monasteri Aperti 2026”,  promossa dall’Apt della Regione Emilia Romagna e dalla Cei. Che fa trappa nel convento francescano di santa Maria degli Angeli in Busseto con l’evento “Gloriosus Franciscus. I francescani a Busseto nella storia, nell’arte, nella vita della comunità”. Alle 10,30, si terrà la  visita guidata ai tesori della chiesa e del monastero, a cura di Alessandra Mordacci, con narrazione dell’importante ruolo dei francescani a Busseto nella storia, nell’arte, nella vita della comunità. Tra le opere che si potranno ammirare (non la sola cremonese), appunto, la “Madonna col Bambino e i Santi””(1580 circa) di Antonio Campi (1524 - 1587), uno dei più grandi artisti del Rinascimento, ma incredibilmente dimenticato da Cremona, pochi anni fa, in occasione del quinto centenario della nascita (c’è da auspicare che il prossimo anno si ricordi almeno il 440esimo della morte). L’opera è custodita nel convento francescano di Santa Maria degli Angeli, oggi di proprietà dei missionari Id di Cristo Redentore, meglio conosciuti come Identes. Tra queste, una delle più belle, è quella attribuita ad Antonio Campi Il prezioso dipinto, collocato nell'oratorio interno al convento, proviene dall'altare della cappella del ss. Sacramento della contigua chiesa te di Santa Maria degli Angeli, ove è rimasto fino agli inizi  del secolo scorso.
Viene ricordato dalle fonti, va ricordato, come opera di Vincenzo Campi e, nel 1964, da  Teodosio Lombardi che lo descrive in questi termini: "Raffigura la Vergine Santissima in atto di presentare s. Francesco d'Assisi al bacio del piede di Gesù Bambino, dal quale è dolcemente accarezzato.  Vi si  osservano pure le figure di S. Giovani Battista e del compagno di s. Francesco, frate Leone". Gli studi successivi hanno risolto però la questione dell'attribuzione assegnando il quadro definitivamente ad Antonio Campi, ma si deve evidenziare che il soggetto del dipinto risulta alla fine seriamente sovvertito e ciò non è privo di conseguenze.  In occasione della mostra sulla pittura del Cinquecento in Lombardia, allestita nel 2001 nelle sale di Palazzo Reale a Milano, la tela veniva infatti presentata nella scheda di catalogo come "La Madonna col Bambino e santi Giuseppe, Giovannino, Antonio da Padova e un altro santo francescano". A rendere omaggio alla Vergine non sarebbe dunque il serafico Francesco, come  si era sempre ritenuto, ma il popolare santo di Padova, mentre resta indefinita l'identità del secondo frate. Questa singolare interpretazione iconografica, che contraddice tutta la letteratura precedente, risale agli interventi di G. Godi e G. Cirillo che, in uno studio pubblicato nel 1975 (su "Biblioteca Settanta" e in parte ripreso in "Antonio e Vincenzo Campi, pittori bussetani", Po, 1995, n. 4), affermano di aver identificato sant’Antonio da Padova nel frate prostrato ai piedi di Maria.  I due studiosi, come rilevato e ricordato anche dall’esperto professor Guglielmo Ponzi, adducono come prova dell'avvenuto riconoscimento il giglio riapparso sul gradino del trono della Vergine in seguito a un radicale restauro effettuato in quegli stessi anni. Si può subito obiettare che il giglio, classico emblema di purezza e castità, è un simbolo diffuso, comune a molti altri santi, tra cui lo stesso Francesco. Pertanto la sua presenza sulla scena pittorica non può prescindere da altri riscontri iconografici: non ultime le caratteristiche fisionomiche dei personaggi: come ad esempio, nel nostro caso, la folta barba che si arriccia sul mento del giovane frate adorante. Presente nelle raffigurazioni di san Francesco d'Assisi fin dai primi "ritratti" conosciuti, la barba incolta è invece in netto contrasto con l'immagine convenzionale di sant’Antonio, glabro secondo la tradizione e la pietà popolare, che lo rappresentano come un giovane religioso vestito del l saio francescano con il giglio in mano e il libro della Sapienza.  A questi specifici attributi antoniani si aggiungerà, ma a partire dal Seicento, la visione del Bambino. Diventa veramente difficile a questo punto sostenere l'ipotesi di un sant’ Antonio da Padova con la barba: immagine che non ha precedenti significativi nell'arte e nell'iconografia tradizionale. Nella tela di Antonio Campi, databile verso il 1580, la Vergine appare in trono con alle spalle san Giuseppe dormiente. Seduto sulle sue ginocchia il Bambin Gesù viene offerto all'adorazione del santo frate, in un atteggiamento che ripropone uno dei motivi cari alla mistica francescana e di cui non mancano esempi nel periodo post tridentino, particolarmente in ambito emiliano. Si pensi alla famosa Madonna dei Bargellini (1588), ma soprattutto alla non meno nota "Carraccina" (1591) di Ludovico Carracci: opere che confermano la crescente fortuna di un tema devozionale, volto a esprimere l'attaccamento di Francesco all'umanità del Cristo e la sua intimità con Dio.  A questi modelli si ispirerà più tardi anche il fidentino Tagliasacchi con la pala giovanile nella Chiesa dei Cappuccini di Fidenza. Tornando al quadro di Busseto, è curioso notare, come osservato ancora, a suo tempo, da Guglielmo Ponzi, come il pittore abbia accortamente evitato di evidenziare i fori delle stimmate, segno distintivo di s. Francesco. Proiettato in avanti, con il dorso della mano sinistra parzialmente coperto, il santo sembra quasi voler "nascondere" le ferite prodotte dai raggi divini del misterioso serafico. Ma non è da escludere la volontà di "storicizzare" l'apparizione di Maria con il Bambino prima dell'episodio della Verna. Anche per quanto riguarda l'identità del frate assistente, la cui figura è delineata di scorcio sul lato sinistro della composizione, non si può non concordare con padre Lombardi. Lo studioso francescano, forse sulla scorta di dati tradizionali, ritiene che il religioso assorto in preghiera possa essere individuato nel fedelissimo compagno di Francesco, solitamente relegato ai margini, come testimone privilegiato delle estasi del santo. Vale a dire lo stesso atteggiamento del frate che si affaccia con discrezione sulla sinistra della scena dipinta da Antonio Campi. Similmente, nella segnalata pala di Cento, frate Leone è rappresentato con le mani giunte e lo sguardo rapito, mentre guarda s. Francesco impegnato nell'affettuoso omaggio a Gesù Bambino: si è in piena sintonia con il gusto dell'epoca e le tendenze dell'arte religiosa post-tridentina. Per quanto riguarda la presenza del piccolo Giovanni Battista che nel quadro di Busseto sembra andare incontro a frate Leone, si direbbe che il precursore di Cristo mostri una particolare simpatia per l'umilissimo frate, chiamato per la docilità del suo carattere "agnello" o "pecorella di Dio" (se si osserva attentamente il gioco delle ombre associandolo allo sguardo di Giovannino, il suo atteggiamento potrebbe essere rivolto al sole nascente, nota immagine profetica di Cristo). Non va dimenticato tuttavia che Giovanni è anche santo eponimo di colui che viene indicato come ideale destinatario del prezioso dipinto, probabilmente commissionato da Camillo, Giulio e Lucrezia Palla vicino in memoria del padre Giovan Battista (G. Godi G. Cirillo, cit.). La sua presenza insieme a s. Francesco e a frate Leone potrebbe rappresentare un'ulteriore traccia per ricostruire la vicenda storica di questa eccezionale iconografia francescana, travisata forse da una lettura un po' superficiale. Va comunque aggiunto  che i Missionari Identes hanno già ampiamente rimediato all'equivoco riproponendo nelle didascalie la vera identità dei personaggi raffigurati. La Chiesa di S. Maria degli Angeli sorse, assieme al Monastero, fra il 1470 ed il 1474 in tradizionale forma tardogotica, tipica dello stato Pallavicino, con absidi poligonali ad imitazione della Chiesa Parrocchiale. Fu eretta dai figli di Orlando Pallavicino il Magnifico, ovvero Giovanni Lodovico Pallavicino e Pallavicino Pallavicino. L'anno successivo alla fine dei lavori i Frati Minori Osservanti ne presero possesso e nel 1480 vi si tenne già un Capitolo Provinciale dell'Ordine. La Chiesa conserva intatte le austere forme gotiche, caratteristiche di molte costruzioni religiose dell'area emiliana e lombarda, con punti di stretto contatto con altre realizzazioni dei Pallavicino nella stessa Busseto, Cortemaggiore e Zibello. Il portale di ingresso della chiesa si fregia di belle terracotte con disegni di cordoni intrecciati, fogli a nodi ben condotti e puttini con grappoli d'uva, fatte a stampo presumibilmente a Polesine nella fornace di Jacopo de' Stavolis (appartenente a famiglia di origine cremonese), su modelli di Rainaldo. Sopra il portale, un bel affresco raffigurante la Vergine Assunta in cielo, in mezzo a tre Angeli ed i Santi Bernardino da Siena e Antonio da Padova, ridipinto realizzato nel marzo del 1952 dal pittore Mario Schiavi di Cremona.

La giornata di domenica 11, dopo la visita guidata, proseguirà alle 12,30, col pranzo nel chiostro dal titolo “Quel che passa il convento” con primo, secondo, contorno, torta, acqua e vino. Alle 15 spazio quindi al concerto “Gloriosus Franciscus, Il francescanesimo nella musica tra medioevo e rinascimento” con l’ensemble Anonima Frottolisti di Assisi. Si esibiranno Katerina Ghannudi (voce e arpa gotica); Luca Piccioni (voce, liuto e chitarrino medievale); Emiliano Finucci (voce e viella); Enrico Correggia (voce) e Massimiliano Dragoni (coro, organistrum, dulcimelo, tintinnabulum, percussioni antiche). Il concerto è inserito nell’ambito della rassegna di musica antica “Medioevo e oltre”. Attraverso “Gloriosus Franciscus”, l’Anonima Frottolisti offre uno spaccato di storia della musica dedicata all’ideale francescano attraverso i primi tre secoli della storia dell’Ordine, un percorso antologico capace di evidenziare tanto la caratteristica colta, quanto la vicinanza alla devozione “popolareggiante” tra Medioevo e Rinascimento, un riconoscimento simbolico alla città che ha visto la nascita dell’ensemble. Per informazioni e prenotazioni, tel 3394007459.

Eremita del Po

Paolo Panni


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