Fiume Po, il livello torna a salire, ma non perdiamo di vista il problema che ha interessato tutta Europa. Intanto tutto pronto per la Discesa del Po in programma sabato e domenica
Tre metri e mezzo di aumento in quaranta giorni. Il Grande fiume, dopo gli ultimi temporali (purtroppo devastanti come ben sappiamo) ed i nubifragi che hanno colpito tutto il Nord Italia, si presenta ora in condizioni “accettabili”. Se il 30 luglio scorso toccava, a Cremona, il record negativo storico di 8 metri e 59 centimetri sotto lo zero idrometrico, ecco che dopo le risalite dei giorni scorsi, ed il nuovo aumento delle ultime ore, il Po è arrivato alla quota di 5 metri sotto lo zero idrometrico già questa mattina, venerdì, alle 7 a Cremona. Un “cambio di passo” significativo che, tuttavia, non deve assolutamente far dimenticare i livelli di magra toccati e i problemi che questo ha causato.
Se è vero che la natura mette sempre (o quasi) le cose al suo posto è altrettanto vero che l’uomo non può e non deve ignorare le conseguenze della situazione in atto e non può limitarsi a parole e ragionamenti perché i fatti, ora, sono più che mai necessari. In ogni caso ora, allo stato attuale, il Po è tornato ad essere in condizioni “accettabili” e la sua portata mostra un leggero incremento rispetto ai minimi storici registrati in estate, pur rimanendo complessivamente inferiore ai valori medi del periodo: ed anche di questo si deve tenere conto. Intanto la stagione probabilmente più calda di sempre (+ 5,2°C sulla media delle temperature 1951-1980 e + 3,5°C su quella 1991-2020; fonte: Consiglio Nazionale Ricerche) sta finalmente cedendo il passo a temperature più sopportabili. Un punto di svolta che si tramuta in una condizione di preallarme idrogeologico in tutta l’Italia settentrionale, prologo ad un periodo ad alto rischio lungo la Penisola per l’arrivo di correnti fredde su un bacino mediterraneo, le cui acque ancora ribollono sopra i 30 gradi, registrando anomalie fino a 4 gradi superiori alla norma e l’incognita sugli effetti di un super ”El Niño” di intensità straordinaria.
Ad evidenziarlo è il settimanale report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche. “L’analisi dei dati dimostra che la crisi climatica sta evolvendo in modo costante da decenni, ma che negli anni recenti ha subito una preoccupante accelerazione, che ci sta trovando colpevolmente impreparati” spiega Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). Sono sei le ondate di calore, che hanno interessato la Penisola e, in alcuni periodi, l’Europa occidentale, costringendoci a convivere per quasi quattro mesi consecutivi (dalla terza decade di maggio) con temperature massime superiori a 30 gradi e minime quasi sempre maggiori di 20 gradi; ancora oggi, i venti africani soffiano sull’Italia Meridionale spingendo, in alcune zone, le temperature oltre i 35° (ad esempio, nel Foggiano). A Roma, rispetto all’anno scorso, si è registrato il 32% in più di giornate torride (massime superiori ai 35°) ed i giorni, in cui la colonnina di mercurio ha superato i 30°, sono stati oltre 100, mentre le notti “tropicali” sono state 90, di cui il 40% “super tropicali” (temperature mai inferiori ai 25°), facendo venire meno l’indispensabile “finestra di recupero”, che consentirebbe di attenuare lo stress fisico, provocato da una continua esposizione alle alte temperature con conseguenti, maggiori rischi per la salute.
Rispetto alla settimana scorsa, i grandi laghi del Nord Italia hanno subìto una contrazione dei livelli idrometrici: il Verbano è ora pieno al 42% ed è sotto media come il Benaco (riempimento: 45,7%); il Lario è al 57,1% mentre il Sebino è al 58,6%. In Valle d’Aosta, le cumulate agostane di pioggia sono in linea con le medie storiche, mentre le temperature sono state superiori alla media di 3° (fonte: Centro Funzionale Regione Autonoma Valle d’Aosta); nella prima decade di settembre, le piogge sono state finora scarse ed in molti casi assenti. La Dora Baltea registra valori di portata in calo, nonché più scarsi del normale; in crescita, invece, i flussi del torrente Lys. Ad Agosto, in Piemonte si è registrato un surplus del 30% nella pioggia, riducendo il deficit idrologico a -22%; le cumulate pluviali su alcuni bacini sono state largamente maggiori rispetto alla media storica (Stura di Demonte, +119%; Pellice, +91%; Varaita, +84%; Maira, +80%) e, a livello regionale, le temperature sono state superiori di 3° al consueto, aggiudicandosi la seconda posizione tra i mesi d’agosto più caldi, dietro al 2003 (fonte: ARPA Piemonte). I flussi nel fiume Tanaro continuano ad essere molto esigui (-77%), ma sono in calo anche le portate degli altri corsi d’acqua monitorati (Stura di Lanzo -43%, Toce -31% sulla media).
In Lombardia permane un -34% di deficit idrico. In Veneto, aspettando le forti piogge previste in questi giorni (attese, come sul Friuli-Venezia Giulia, cumulate anche superiori a mm. 150), prosegue il cattivo stato idrologico di molti fiumi: l’Adige torna a patire per l’intrusione salina, a causa di una portata inferiore ai 67 metri cubi al secondo (mc/s), quando in questo periodo dovrebbe scorrervi oltre il 200% in più; il Bacchiglione segna oltre -82% sulla media, la Livenza è a -58%, Brenta a -48%, Piave a -29%. Ad agosto, le precipitazioni sono state più scarse del 12%, ma con grandi differenziazioni territoriali: nel Bellunese sono cadute cumulate anche 10 volte maggiori rispetto al Polesine (fonte: ARPAV). I livelli della falda registrano “gap” negativi tra -53% e -91% sui valori medi di riferimento. In Emilia-Romagna sono da evidenziare le portate prossime ai valori minimi nei fiumi Lamone, Reno, Trebbia, Nure, mentre sono sovrabbondanti quelle nel Panaro (+175%).
Nell’alveo del fiume Po, l’acqua che scorre è circa la metà di quella consueta in questo periodo (a Pontelagoscuro, -56% sulla media). In Liguria, si registra una leggera flessione nelle altezze idrometriche dei fiumi Vara, Entella ed Argentina. Anche in Toscana, gli scarsi flussi dei fiumi (Arno -52%, Ombrone -67%) potrebbero ora beneficiare di apporti pluviali consistenti; le zone di Prato e Firenze sono le aree nelle quali sono previsti i fenomeni più intensi nelle prossime ore. Sono minime le settimanali variazioni idrometriche nei fiumi delle Marche: le portate di Potenza e Sentino sono le più scarse tra quelle registrate nel recente quinquennio. Gli invasi regionali contengono l’8% d’acqua in meno rispetto alla media dello scorso triennio. In Umbria, al termine della stagione estiva, la diga di Maroggia tratteneva 2,28 milioni di metri cubi d’acqua, cioè un quantitativo maggiore rispetto agli anni passati. Non accenna invece ad attenuarsi la crisi idrica del lago Trasimeno: rispetto alla scorsa settimana, a Polvese, il livello idrometrico del più ampio bacino dell’Italia centrale si è ridotto di ulteriori cm.4, arrivando a segnare -m.2,07 contro una media storica di -m.0,86 (fonte: Centro Funzionale Regionale-Protezione Civile)! In crescita, ma ancora inferiori alla media, sono le portate del fiume Topino, mentre superiori al consueto sono quelle del Chiascio. Nel Lazio è pari a cm. 4 l’abbassamento settimanale nel livello dei laghi di Vico, Bracciano ed Albano (fonte: AUBAC): quest’ultimo, in tre anni, ha visto ridursi la propria altezza di cm.129 (!!!). Al pari del piccolo lago di Nemi, quello di Castel Gandolfo è un bacino privo di immissari e sopravvive solo grazie a sorgenti sotterranee, ormai stressate dall’antropizzazione dei territori “castellani”, nonché alimentate da piogge sempre più scarse; non può quindi che destare la massima preoccupazione il rapido e costante abbassamento dei livelli, così come le enormi difficoltà nel reintegrare i volumi idrici perduti. Decrescenti sono anche i valori di portata del fiume Tevere, che al centro di Roma è tornato al di sotto dei valori medi del recente quinquennio, già deficitario. In Campania, l’andamento idrometrico è negativo per tutti i fiumi monitorati: spiccano gli scarsi livelli idrometrici del Garigliano, che rispetto allo scorso anno sono inferiori di 27 centimetri. Il persistere del clima torrido al Sud comporta significative riduzioni nei volumi idrici, contenuti nei bacini artificiali. In Basilicata, tale contrazione è quantificabile tra i 9 ed i 10 milioni di metri cubi a settimana; la regione, come tutto il distretto dell’Appennino Meridionale e le isole maggiori, può ancora comunque contare su stock idrici, sufficienti a soddisfare pienamente il fabbisogno di cittadini ed imprese per diversi mesi: i principali serbatoi lucani contengono, infatti, oltre 220 milioni di metri cubi d’acqua, equivalente a più del 50% della risorsa invasabile. Anche in Puglia fuoriescono settimanalmente una decina di milioni di metri cubi d’acqua dagli invasi della Capitanata: su una capacità complessiva di circa mln. mc. 332 ne rimangono indicativamente mln. mc.118, cioè quasi 58 milioni in più dell’anno scorso. Infine c’è la Sardegna, che al termine della stagione estiva poteva vantare invasi pieni al 66,56% con quasi 1230 milioni di metri cubi d’acqua residua, vale a dire il 57% in più del 2025.
“I dati sulla situazione idrica nel Meridione d’Italia confermano la fondamentale utilità dei bacini, capaci di trattenere l’acqua, quando arriva per utilizzarla, quando serve. Oggi sono necessari soprattutto al Centro Nord, gravemente carente; ma non basta. Vanno ovunque accompagnati da schemi idrici per l’utilizzazione della risorsa idrica sui territori, realizzando le necessarie infrastrutture idrauliche. Sono le strade dell’acqua e come tali devono essere considerate strategiche per il futuro dei territori, destinando le necessarie risorse. I nostri progetti sono a disposizione del Paese; alla politica chiediamo le indispensabili scelte per concretizzarli” rimarca Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. Va ribadito anche che l'impatto del caldo estremo sull'agricoltura dei Paesi Ue è stato durissimo e serve un chiaro indirizzo politico da parte dell'Unione Europea: è la questione posta da una delegazione del Copa Cogeca dei Paesi più colpiti dal fenomeno climatico, guidata da Massimiliano Giansanti, ricevuta il 3 settembre 2026, in vista del prossimo Agrifish a Dublino, dal commissario Christophe Hansen e dal ministro Martin Heydon, in rappresentanza della presidenza di turno irlandese. I rappresentanti del Copa Cogeca dei Paesi maggiormente colpiti dai fenomeni meteorologici estremi durante l'estate hanno evidenziato ai rappresentanti europei, attraverso un'analisi puntuale della situazione, il diffuso deterioramento dell'agricoltura del continente. Intanto, una nota diramata dall'hub europeo della meteorologia "Radarmeteo/Hypermeteo" avverte: la siccità del 2026 non è stata la peggiore in assoluto tra quelle più recenti, ma sicuramente è stata quella più veloce ed improvvisa, che ha colto di sorpresa gli agricoltori europei.
Da un'analisi del Copa Cogeca, i Paesi maggiormente colpiti sono quelli a Sud, Centro e Ovest. Slovenia, Austria, Francia e Italia segnalano le conseguenze più gravi. Danni significativi a livello regionale sono stati, inoltre, registrati in Spagna, Ungheria, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania. Danneggiate soprattutto le colture erbacee: cereali, mais e semi oleosi. Per quanto riguarda il mais, ad esempio, la Slovenia ha registrato perdite del 50-70%, la Francia del 40% e l'Italia del 20-25%, con picchi fino al 70% in alcune aree non irrigue. Anche patate, barbabietole da zucchero e ortaggi hanno accusato un duro colpo, soprattutto nelle zone meno irrigate. Frutta, uva e olive hanno subìto stress da calore, scottature solari, caduta precoce e una riduzione delle dimensioni e della qualità dei prodotti, con conseguenze particolarmente gravi segnalate in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna. In Croazia, la produzione di frutta, e di uva in particolare, è stimata in calo di circa il 30%, mentre oltre il 90% degli uliveti non dispone di irrigazione. Anche la zootecnia è sottoposta a una pressione crescente. La riduzione della disponibilità di pascoli e foraggi ha determinato un forte calo della produzione di fieno, con perdite che raggiungono almeno il 50% in Ungheria e il 30-90% nelle aree colpite della Germania. Anche Francia, Slovenia, Spagna e Irlanda segnalano significative carenze di mangimi. In alcune zone (Italia compresa), la produzione di latte è già diminuita tra il 10% e il 15%, mentre sono stati registrati impatti negativi anche sul benessere animale. La necessità di acquistare mangimi sta aumentando i costi di produzione e alimentando preoccupazioni per il prossimo inverno.
Questa crisi climatica, che si aggiunge alla già esistente crisi dei fattori produttivi e ai forti aumenti dei costi dei fertilizzanti e dell'energia, non rappresenta più soltanto una questione legata al raccolto di quest'estate; sta, infatti, generando rischi produttivi, economici, inflazionistici e di sicurezza alimentare che si protrarranno nei prossimi mesi. Al momento le risposte a questa situazione sono limitate e prevalentemente di carattere nazionale o regionale. I vertici del Copa Cogeca ritengono tali misure insufficienti, considerata la dimensione europea e l'ampia diffusione geografica degli impatti. Chiedono, pertanto, una risposta più incisiva e rapida da parte dell'Unione Europea con interventi nel breve, medio e lungo periodo. Secondo Copa Cogeca servono un immediato sostegno alla liquidità delle imprese agricole, un utilizzo più flessibile degli strumenti della Pac, più coordinamento a livello europeo e maggiori investimenti per adattarsi al cambiamento climatico con varietà più resilienti, gestione delle risorse idriche, infrastrutture per l'irrigazione e strumenti più efficaci di gestione del rischio. Nel medio periodo, l'auspicio è che l'Europa possa superare i vincoli strutturali che limitano la capacità degli agricoltori di adattarsi. Servirebbero: interventi sulla Direttiva Nitrati, la sospensione del Cbam e l'attuazione dell'Omnibus Food and Feed al fine di snellire la burocrazia per agevolare soluzioni concrete, compreso un più semplice accesso a prodotti fitosanitari efficaci."Quest'estate ha reso evidente che gli eventi meteorologici estremi non sono più fenomeni eccezionali - si sottolinea da parte del Copa Cogeca -. L'agricoltura europea ha bisogno di un chiaro indirizzo politico di lungo periodo e di risorse finanziarie adeguate a costruire la propria resilienza. La futura Pac e l'Ocm, insieme al Fondo Europeo per la Competitività, devono garantire la capacità di investimento necessaria per l'adattamento, l'innovazione, la gestione delle risorse idriche e la gestione del rischio".Non è vero che la siccità 2026 in Italia sia peggiore delle precedenti, registrate nel 2003 e 2022; è stata però diversa e, proprio per questo, più allarmante, perché caratterizzata da un'improvvisa accelerazione del fenomeno. A dirlo è l'analisi di Radarmeteo/Hypermeteo, hub europeo sugli scenari climatici applicati, in base ai dati Spei 3 (Standardized Precipitation Evapotranspiration Index), indice trimestrale che considera il bilancio idroclimatico tra apporti meteorici e potenziale evapotraspirazione, cogliendo non solo le conseguenze delle scarse precipitazioni, ma anche l'impatto delle elevate temperature e delle ondate di calore sull'intensificazione dello stress idrico. "L'aumento della temperatura e della conseguente evapotraspirazione può far precipitare un'annata agricola, annunciata buona, in una condizione di siccità severa in tempi molto brevi, aumentando la vulnerabilità del settore primario. È un'indicazione importante, di cui tener conto al momento delle semine unitamente alla condizione idrica locale" commenta il climatologo, Massimo Crespi, founder di "Radarmeteo/Hypermeteo".
Il confronto fra i 3 anni di "grande sete" nelle zone agricole del Paese denota dinamiche differenti per intensità, persistenza e rapidità di evoluzione della siccità. il 2022 risulta complessivamente più critico in termini di persistenza ed intensità della siccità partita già da marzo, permanendo durante la primavera e l'estate fino a raggiungere valori molto severi nel mese di agosto, caratterizzandosi per un deterioramento progressivo delle condizioni idroclimatiche sul territorio agricolo nazionale. Il 2003, dopo una fase iniziale relativamente umida o prossima alla norma, scende stabilmente in deficit idrico dalla primavera, mantenendosi su valori di siccità severa tra maggio e luglio; rispetto al 2022, i picchi negativi risultano meno estremi e quindi va interpretato come un anno severo soprattutto per la persistenza delle condizioni siccitose. Il 2026 presenta invece un comportamento molto diverso. Fino a giugno, l'anno appare relativamente favorevole, evidenziando condizioni di buona disponibilità idrica sul territorio agricolo. A partire dall'inizio dell'estate, però, si osserva una rapida inversione di tendenza: l'indice Spei 3 cala bruscamente e raggiunge valori molto negativi entro agosto; questa dinamica comporta una rapida intensificazione della siccità, associata al susseguirsi di ondate di calore intense e persistenti, capaci di aumentare fortemente la domanda evaporativa e conseguentemente di accelerare il deterioramento del bilancio idrico. In sintesi: fra i tre anni analizzati, il 2022 rappresenta il caso peggiore per continuità e durata delle condizioni siccitose, mentre il 2003 mostra una siccità persistente, ma con picchi meno estremi.
Il 2026, pur risultando il meno critico in termini di persistenza complessiva, ha però raggiunto il valore di picco più severo fra i tre anni considerati. Questo elemento è particolarmente significativo, perché indica che, in un contesto di cambiamento climatico e riscaldamento globale, condizioni inizialmente favorevoli possono deteriorarsi molto rapidamente, quando intervengono ondate di calore intense e ripetute. "Tale accelerazione, ben rappresentata dalla crisi idrica nel bacino e soprattutto nel delta del fiume Po, è stata superiore ad ogni previsione, ma è indirizzata a divenire una caratteristica degli anni a venire" spiega Gianluca Ferrari, direttore tecnico di Hypermeteo.
Tornando più strettamente al “nostro” Grande fiume, ecco che è tutto pronto per la “Discesa del Po” di sabato 12 e domenica 13 settembre. Ancora una volta l’ evento ha lo scopo di promuovere un’occasione di interesse e attenzione verso il fiume Po, coinvolgendo singoli cittadini ed esponenti del mondo dello sport e della cultura, e creando le basi per una crescita della responsabilità ambientale e la diffusione di buone prassi ecologiche in difesa del patrimonio fluviale e del territorio limitrofo. La manifestazione è organizzata dall'“Associazione Persona-Ambiente Odv di Casalmaggiore, in collaborazione con le società Canottieri Eridanea e Polisportiva Amici del Po di Casalmaggiore, e ha ricevuto il patrocinio di numerosi Comuni dell’una e dell’altra riva. Saranno toccati i territori comunali situati nelle province di Cremona, Parma, Reggio Emilia e Mantova, lungo l’asta del Po, e la presenza di imbarcazioni da regata, canoe e nuotatori sul fiume, ciclisti sugli argini, camminatori in golena e imbarcazioni da turismo. Prevista anchel’assegnazione di un riconoscimento all’“Uomo del Po”, uomo o donna che si siano distinti nella promozione e nella tutela del fiume.
La “Discesa del Po” torna così a riunire appassionati di acqua, terra e movimento lento in un fine settimana dedicato al Grande Fiume grazie anche al sostegno di Fiab Oglio Po, Adbpo, Gal e dal progetto Life Climax Po, proponendo un programma ricco di attività “più lentamente, più profondamente, più dolcemente”, come recita il claim ufficiale . Per tutto il fine settimana il Po diventerà un corridoio naturale da vivere pagaiando, pedalando, camminando o nuotando. Il programma prevede partenze scaglionate da diversi punti del territorio, con arrivi e ristori lungo le sponde del fiume. La giornata di sabato si apre alle 9 da Isola Pescaroli, con barche, canoe e Sup in navigazione verso Casalmaggiore. Alle 10 è prevista la partenza a piedi dalla Polisportiva Amici del Po, per un percorso di 17 km . L’arrivo è fissato alle 13 alla Polisportiva Amici del Po, dove si ritroveranno i partecipanti dei vari itinerari, compresi i ciclisti impegnati nei tragitti da 15 e 32 km. La seconda giornata amplia le possibilità di partecipazione: barche, canoe, Sup, bici, cammino e anche nuoto. Tra le tappe indicate nel programma: 10.20 – Spiaggia Torricella; 12.30 – Viadana, via al Ponte, con evento “Food & Ambiente” e musica Ciuma Dixie Swing; 9.30 – Torricella P.se, percorso a piedi di 10 km; 11 – Mezzani, porto turistico; 9.30 – Sacca, partenza bici per 22 km; 12 – Sacca. Passaggi quindi a Boretto, Gualtieri, Polesine, Fossacaprara. Sabato 12 settembre, inoltre, presso la Polisportiva Amici del Po di Casalmaggiore, sarà presentata ufficialmente la prima edizione della Carovana del Po, la campagna itinerante promossa dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e da Legambiente nell’ambito del progetto europeo LIFE CLIMAX PO.
Un viaggio lungo il Grande Fiume per raccontarne trasformazioni, fragilità e prospettive attraverso spettacoli, talk scientifici, performance artistiche, escursioni, visite sul campo e azioni di citizen science. Alla presentazione del programma degli eventi interverrà Francesco Tornatore, Dirigente dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po e Project Manager del progetto LIFE CLIMAX PO. La presentazione si svolgerà nell’ambito della conferenza di lancio della Discesa del Po, la grande avventura collettiva dedicata alla scoperta e alla tutela del Grande Fiume, dove interverrà il Segretario Generale dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po, Alessandro Delpiano. ll viaggio della Carovana sarà raccontato tappa dopo tappa sul sito Life Climax Po e sui canali social di LIFE CLIMAX. Da ricordare anche che L’Amministrazione Provinciale di Cremona, che ha autorizzato lo svolgimento della manifestazione sportiva non competitiva “Discesa del Po”, organizzata dall’Associazione Persona Ambiente di Casalmaggiore ha disposto contestualmente la sospensione della navigazione in alcuni tratti del fiume Po nelle giornate di sabato 12 e domenica 13 settembre. In particolare, sabato 12 settembre, dalle ore 8 alle 13, la navigazione sarà sospesa da Isola Pescaroli a Casalmaggiore. Domenica 13 settembre, dalle ore 10 alle 13, la sospensione riguarderà invece il tratto da Casalmaggiore verso valle interessato dalla manifestazione e di competenza della Provincia di Cremona. La “Discesa del Po” prevede la partecipazione con canoe e altre imbarcazioni e, nella giornata di domenica, anche a nuoto. La sospensione è stata disposta per garantire lo svolgimento in sicurezza dell’iniziativa e della normale navigazione. In tema di eventi è tutto pronto, sulla riva emiliana, a Sacca di Colorno, anche per l’appuntamento con “Padus Mirabilis – Festa della gente del Po” di sabato 12 e domenica 13 settembre. Saranno due giornate di sapori della Bassa, curati dalle associazioni e dai ristoratori del territorio con ampio spazio anche a storia, laboratori didattici, natura e grandi tradizioni.
Eremita del Po
FOTO DI TOMMASO MAZZEO CHE RINGRAZIAMO
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