11 settembre 2026

Sognando sotto le stelle. Il 14 settembre al Politecnico. Cremona con l’Africa: una serata per ricostruire l’ospedale di Nekemte in Etiopia

Ci sono parole alle quali siamo talmente abituati da non domandarci più cosa significhino davvero. Solidarietà è una di queste. La pronunciamo spesso, la ascoltiamo durante eventi, raccolte fondi, campagne umanitarie, poi esistono momenti nei quali quella parola smette di essere un concetto e diventa qualcosa che possiamo vedere, toccare; una scelta.

La sera del 14 settembre, a Cremona, quella scelta avrà un nome: “Sognando sotto le stelle”, cena di beneficenza a sostegno di Medici con l’Africa CUAMM, ospitata nella sede cremonese del Politecnico di Milano, in via Bissolati 34, a partire dalle 19. Don Dante Carraro e il medico cremonese Alberto Rigolli raccontano una solidarietà che non arriva dall’alto ma sceglie di camminare insieme. Il ricavato sarà destinato alla riabilitazione e all’ampliamento dell’ospedale di Nekemte, in Etiopia, punto di riferimento sanitario per oltre cinque milioni di persone. Cinque milioni, non è una ripetizione. I numeri hanno uno strano difetto: quando diventano troppo grandi rischiano di non raccontarci più nulla. In realtà questi numeri hanno molto da dirci: raccontano di una mamma che deve partorire, di un bambino con la febbre, di un uomo ferito, di una famiglia che cerca un medico, di qualcuno che arriva davanti alla porta di un ospedale perché, semplicemente, non ha un altro posto dove andare.

A Nekemte quell’ospedale ha 250 posti letto, è fatiscente e congestionato; mancano equipaggiamenti, acqua ed elettricità funzionano a intermittenza. Eppure la gente continua ad arrivare. L’ospedale non può fermarsi. Per questo il progetto CUAMM prevede di ricostruirlo senza chiuderlo. 

Dietro quei muri c’è anche la storia recente dell’Etiopia. L’insicurezza che ha attraversato diverse aree del Paese ha costretto milioni di persone a spostarsi verso zone considerate più sicure. Solo Nekemte ha accolto quasi 150mila sfollati, in gran parte ospitati nelle case della popolazione locale. Una pressione enorme per una città e per un sistema sanitario già fragile. Forse è proprio qui che dobbiamo fermarci perché siamo abituati a pensare che esistano luoghi vicini e luoghi lontani. Guerre che ci riguardano e guerre che possiamo permetterci di dimenticare. Persone che appartengono alla nostra quotidianità e altre destinate a rimanere dentro un’immagine vista velocemente sullo schermo di un telefono. La sofferenza, però, non conosce geografia.

Qualche mese fa scrivevo che non siamo ciechi, scegliamo dove guardare. Che abbiamo imparato persino a catalogare il dolore, dimenticando che il mondo nel quale viviamo è molto più intrecciato di quanto vorremmo credere. Il CUAMM racconta esattamente il contrario. Lo fa già attraverso il proprio nome: Medici CON l’Africa. Non per l’Africa, ma CON. Una preposizione minuscola che racchiude una visione enorme.

Ne avevo parlato proprio con il ginecologo cremonese Alberto Rigolli, che sarà presente alla serata insieme a don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa CUAMM. Rigolli appartiene a questa organizzazione da oltre quarant’anni e, quando gli avevo chiesto il significato di quella parola, mi aveva spiegato che il “con” rappresenta prima di tutto un modo di fare: lavorare insieme al personale locale, negli ospedali locali, rispettandone tempi e realtà, con progetti capaci di durare negli anni. Non arrivare, fare e andarsene, essere ospiti, costruire insieme. È una differenza sostanziale perché aiutare qualcuno può significare mettersi davanti a lui, fare qualcosa con qualcuno significa mettersi al suo fianco.

Ed è questa una delle chiavi per comprendere una storia iniziata nel 1950. Medici con l’Africa CUAMM è stata la prima ONG sanitaria riconosciuta in Italia e oggi lavora con progetti di lungo periodo, investendo non soltanto nell’assistenza ma nella formazione delle risorse umane e nel diritto alla salute, una presenza in dieci Paesi africani e una rete di migliaia di operatori, volontari e sostenitori. 

Don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa CUAMM, durante un incontro che avevo avuto modo di moderare, mi disse una frase che mi è rimasta impressa: “L’Africa non ha bisogno di eroi ma di persone normali, ostinate e irremovibili nel fare il proprio dovere e nel farlo bene”.  “Sognando sotto le stelle” nasce da questo stesso spirito.

Nella serata di lunedì Cremona proverà a fare la propria parte mettendo insieme mondi apparentemente diversi: solidarietà, territorio, agricoltura, formazione, musica, imprese. La cena sarà preparata dalle Cuoche contadine di Terranostra–Campagna Amica, con prodotti a chilometro zero, mentre il servizio in sala coinvolgerà i ragazzi di CR.Forma, trasformando anche l’accoglienza in un’occasione di formazione concreta. Ci sarà la musica dei giovani della Scuola Internazionale di Liuteria di Cremona, con un repertorio capace di attraversare epoche e linguaggi, da Rota a Hisaishi, dal tango alle colonne sonore. A condurre la serata sarà il giornalista Giovanni Rossi di CR1. Poi ci sarà la “Spesa Tricolore”, resa possibile dalle aziende che hanno donato le proprie eccellenze: prodotti del nostro territorio che diventeranno un altro modo per sostenere il progetto. L’intero ricavato sarà devoluto a Medici con l’Africa CUAMM e la vendita proseguirà successivamente nei mercati di Campagna Amica fino a esaurimento dei prodotti. 

È una piccola geografia della solidarietà che parte da Cremona e arriva fino all’Oromia. In mezzo migliaia di chilometri. Eppure c’è quel con. Forse è proprio quella piccola parola a cancellare la distanza. Perché non tutti possiamo partire per l’Africa. Non tutti possiamo entrare in una sala operatoria di Nekemte, assistere una donna durante un parto o formare un giovane medico etiope. Ma questo non significa che non possiamo esserci.

Me lo aveva ricordato ancora Alberto Rigolli prima di una delle sue partenze per il Sud Sudan: non è necessario che tutti vadano in Africa, perché molto può essere fatto anche da qui. Il suo invito era quello di provare a dedicare una parte della nostra vita agli altri e a sentirci cittadini di un unico mondo. In fondo la solidarietà sul campo comincia molto prima del campo. Comincia quando decidiamo che ciò che accade a migliaia di chilometri da casa nostra ci riguarda. Quando una città, le sue aziende, i suoi giovani, i suoi professionisti e le sue associazioni scelgono di sedersi simbolicamente alla stessa tavola.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando del CUAMM a Padova nel novembre 2025, ha ricordato come l’organizzazione non abbia utilizzato l’essere piccola come alibi per rinunciare a cambiare il mondo, scegliendo invece di cominciare a camminare anche dove il percorso non era ancora tracciato. Forse è proprio questo il senso più profondo della serata del 14 settembre. Non pensare di poter salvare il mondo durante una cena ma decidere di cominciare a camminare insieme, con l’Africa, e questa volta, sotto le stelle di Cremona.

Beatrice Ponzoni


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