"L'aggressività nel mondo giovanile", la conferenza che tratta l'uso disinvolto di lame e coltelli tra i giovani. Mercoledì 15 aprile alle 17.30 a SpazioComune
La cronaca non ha risparmiato storie drammatiche nel giorno di Pasquetta, con il feroce omicidio di un ventenne per mano di un ragazzo di 17 anni: ancora giovani in balìa della violenza e del disvalore. Per questo motivo, vista la drammatica attualità, assume un valore ancora più profondo la conferenza in programma per il prossimo 15 aprile a SpazioComune, dalle ore 17,30.
Il tema è quantomai attuale: "L'aggressività nel mondo giovanile, Diffusione e utilizzo delle armi da taglio. Le "lame", strategie di prevenzione e contrasto" e sarà trattato dalla professoressa Susanna Petrassi, criminologa e psicologa, moderata dal 1° Capitano Antonio di Mora, presdiente UNUCI di Cremona e membro dell'Accademia Italiana di Scienze Foresni, sezione Criminalistica.
Un'occasione importante di riflessione e di analisi, sia per genitori che per docenti, educatori e anche per i giovani, sempre più alle prese con un contesto sociale di forte fragilità e spesso di degrado anche negli ambienti della scuola, nonstante le misure messe in campo dagli istituti.
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commenti
biagio
8 aprile 2026 12:24
Di fronte a fatti così gravi, come quello richiamato nell’articolo, vale la pena fermarsi non solo a condannare, ma anche a riflettere su come raccontiamo la violenza giovanile. Oggi certi episodi vengono trasformati in spettacolo, quasi fossero prove di coraggio. E invece la violenza non è forza: è fragilità, smarrimento, mancanza di parola. Lo avevano già intuito i filosofi: Platone parlava della caverna, delle ombre che si scambiano per realtà quando si resta soli; Aristotele ricordava che diventiamo ciò che pratichiamo; Seneca avvertiva che la collera è una follia breve; Arendt spiegava che la violenza nasce quando mancano le parole.
Il tema delle lame, al centro della conferenza del 15 aprile , si inserisce proprio qui: nell’illusione che un coltello possa dare identità, protezione o prestigio. Ma un’arma non dà forza: amplifica solo la fragilità di chi la porta e moltiplica i rischi per tutti.
A questo si aggiunge il ruolo dei social, che possono aiutare a crescere ma anche distorcere. Se la violenza viene mostrata come “durezza”, come gesto da imitare, il rischio aumenta. Eppure accanto a chi sbaglia ci sono tanti giovani che camminano bene, che scelgono la gentilezza, la responsabilità, la cura. Non fanno notizia, ma ci sono.
Scuola, famiglia e istituzioni già lavorano insieme, e nonostante questo episodi così continuano a verificarsi. È comprensibile sentirsi delusi, ma non dobbiamo scoraggiarci: i cambiamenti profondi richiedono tempo, incontri, dialogo. Dobbiamo vederci di più, ascoltarci di più, costruire un linguaggio comune. Passo dopo passo, questa squadra troverà il modo giusto per parlare ai ragazzi.
Il consiglio che posso dare ai giovani è semplice: non imitate ciò che vi abbassa. Non confondete la violenza con il coraggio. Il coraggio vero è aiutare un compagno in difficoltà, dire “basta” quando qualcuno viene preso di mira, chiedere aiuto quando serve, scegliere la strada giusta anche senza applausi.
E aggiungo una cosa chiara: non portate coltelli. Non vi proteggono, vi espongono. Un coltello non vi rende forti: può rovinarvi la vita in un attimo.
Meritate una vita più grande delle apparenze. Uscite dalla caverna delle imitazioni: la luce è per chi decide di cercarla. Un saluto da biagio