Ampliamento Parco Rottami, le associazioni ambientaliste insorgono: "Tutela della salute e dell’ambiente prioritarie rispetto a considerazioni economiche". Documento depositato al Comune di Spinadesco
Dopo la nascita del comitato "Diamoci da fare", che vede i cittadini di Spinadesco ribadire il loro fermo "no" all'ampliamento del parco rottami dell'acciaieria Arvedi e il conseguente abbattimento del bosco filtro, ora sono le Associazioni Ambientaliste a scendere in campo congiuntamente, depositando un documento presso il comune di Spinadesco, competente per la VAS in corso. Il documento, è stato firmato delle associazioni Coordinamento Stati Generali Clima Ambiente e Salute della Provincia di Cremona, Circolo Vedo Verde Legambiente Cremona, Federazione Nazionale Pro Natura APS, rappresentate rispettivamente da Luigi Lipara, Pier Luigi Rizzi e Mauro Furlani.
"Le associazioni ambientaliste Coordinamento Stati Generali Clima Ambiente e Salute della Provincia di Cremona, Circolo Vedo Verde Legambiente Cremona e Federazione Nazionale Pro Natura APS rendono noto di aver depositato lo scorso 24 febbraio 2026 un documento congiunto nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) relativa al procedimento SUAP presentato da Acciaieria Arvedi S.p.A. in variante al Piano di Governo del Territorio del Comune di Spinadesco" fanno sapere i rappresentanti. "Il deposito è avvenuto presso il Comune di Spinadesco, Autorità competente per la VAS in corso, e si aggiunge alle osservazioni già formalmente presentate nella precedente fase del procedimento".
Nel documento, le associazioni ambientaliste richiamano il quadro critico della qualità dell’aria nell’agglomerato di Cremona, oggetto di reiterate condanne della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per il superamento sistematico e continuativo dei limiti di PM10 e biossido di azoto, nonché le risultanze del recente rapporto di Legambiente “Mal’Aria di Città 2026”, che conferma il perdurare degli sforamenti dei parametri normativi.
Ma non solo, perchè vengono messi in evidenza i dati dell’indagine epidemiologica condotta da ATS Val Padana che segnalano criticità rilevanti per la salute pubblica, con particolare riferimento alla popolazione infantile e agli effetti in gravidanza correlati agli inquinanti atmosferici. "Tra i risultati emersi a seguito di tale studio, si segnala che, in dieci anni, nella Provincia di Cremona sono stati registrati 269 casi di leucemia acuta. Di questi, il 32,7% ha colpito minori (0–18 anni) per la forma linfoide acuta, nonostante i minori rappresentino solo il 7,8% della popolazione. La correlazione con le concentrazioni di PM10 è stata definita “non conclusiva”, ma statisticamente compatibile con un trend allarmante. - si legge nel documento presentato- Sono stati inoltre sottolineati effeti già in gravidanza: aborti spontanei, prematurità, basso peso. Lo stesso studio ha analizzato anche il periodo 2011–2019, con focus sulla salute neonatale. I risultati hanno mostrato un aumento del rischio di aborto spontaneo legato ai livelli di PM2.5 nel primo trimestre di gravidanza, un incremento di prematurità e di basso peso alla nascita, correlati a NO e PM".
Il documento richiama infine la più recente giurisprudenza europea in materia ambientale, ribadendo la prevalenza del principio di prevenzione e del diritto a un ambiente sano rispetto a esigenze produttive, anche se qualificate come strategiche. In tale quadro, le associazioni chiedono che l’Autorità procedente mantenga una posizione di rigorosa tutela dell’integrità del bosco filtro esistente, già espressa nella Seconda Conferenza VAS del 15 ottobre 2025, e che venga attentamente verificata la completezza delle integrazioni progettuali, compreso lo studio di dispersione degli inquinanti atmosferici verso i recettori abitativi, nei termini richiesti da ATS.
Le associazioni firmatarie ribadiscono in conclusione la necessità che la valutazione in corso tenga pienamente conto del contesto ambientale e sanitario del territorio, ponendo al centro la tutela della salute e dell’ambiente. La salute dei cittadini e la qualità dell’ambiente non possono essere considerate variabili negoziabili: rappresentano il fondamento stesso di ogni scelta pubblica responsabile.
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