11 aprile 2026

Aprile, lo spettacolo dei glicini e le loro "cascate" viola in tutta la provincia di Cremona. Guarda le foto

Entra nel vivo la primavera, la stagione dai mille colori, capaci di dipingere argini e boschi fluviali, giardini e piazze, campagne e mulattiere. Una poesia a cielo aperto, a costo zero, ed a chilometro zero, da osservare e rispettare, sempre (lasciando i fiori dove sono). Questi giorni di aprile stanno facendo da “culla” ad uno degli spettacoli più belli dell’anno. La fioritura dei glicini che, in tante occasioni, danno vita anche a gigantesche “cascate” di viola. Uno spettacolo, quello della loro fioritura, che dura un paio di settimane, con una bellezza autentica e straordinaria. A Milano c’è chi, da cinque anni, ne sta creando un enorme archivio fotografico. Si tratta di  Paolo Mastromo che li “insegue” per immortalarli ed ha dedicato loro un sito, glicinimilano.it.   Si tratta di un vero e proprio collezionista di meraviglie urbane e così Milano è oggi, probabilmente, l’unica città d’Italia ad avere un censimento strada per strada, della più ammaliante pianta della città.  Sono 655 fino ad ora i glicini di Milano individuati da Mastromo, 79 anni, giornalista, dirigente, esperto di marketing e comunicazione in pensione, autore d’una dozzina di libri. Ogni pianta, una foto. Ogni foto, una localizzazione online. Ogni localizzazione, una possibilità di ricerca per chi naviga su glicinimilano.it. Un regalo alla città, una mappa del tesoro con centinaia di gemme, un racconto aperto, una guida costruita con mesi di programmazione. Il sito è come un contenitore che raccoglie gli sguardi ammirati di milanesi e turisti che in questi giorni, migliaia di volte al giorno, alzano gli occhi verso un glicine in fiore. In centro e in periferia. Dietro un cancello o in un cortile. Un grande lavoro, quello di Mastromo, un importante omaggio alla città  dipinta da questa tinta identitaria: un viola chiarissimo che può inclinare verso il lilla, il malva, il lavanda, con una punta grigia o polverosa. Del resto la metropoli lombarda custodisce anche il Glicine di Leonardo che si trova nel quartiere Scalo Romano, in zona Ripamonti, nella parte sud di Milano. E’ uno dei più antichi d’Italia. Si stima che abbia più di 700  anni e secondo gli esperti di botanica,con  radici  così lunghe da arrivare a misurare circa due chilometri. Questo bellissimo glicine fiorito piaceva molto a Leonardo da Vinci dove qui amava passare un po' del suo tempo a meditare e trovare ispirazione. Si dice che un tempo, quando il glicine cresceva in piena campagna lontano dalle mura cittadine, Leonardo da Vinci (che lavorava stabilmente a Milano) amasse sedersi all’ombra di questa grande pianta per prendere il fresco e meditare. Alcuni sostengono che proprio sotto queste fronde il genio trovò la giusta ispirazione per il progetto dei Navigli da Lodovico il Moro. In ogni caso vale la pena di andare a vedere questo capolavoro della natura ed osservare il quartiere che la ospita. Il glicine si trova esattamente in via Bernardino Verro 2, angolo via dei Fontanili, all’interno di un cortile aperto da dove tutti lo possono ammirare.

Anche Cremona e il Cremonese sono pienamente “dipinti” in questi giorni dal glicine, con “cascate” di villa e di lilla che, talvolta, raggiungono dimensioni davvero notevoli. Spettacolare quella che potrebbe essere definita la “Casa del glicine”, immersa nella campagna tra Cingia dè Botti e Motta Baluffi. Un semplice capanno, di quelli che nel resto dell’anno forse nessuno noterebbe, che ora risplende invece di meraviglia, avvolto, abbracciato e dipinto da un sontuoso glicine. In questi giorni lo ha anche immortalato il gastrofotografo cremonese  Lilluccio Bartoli. Una meraviglia, quella del glicine, capace anche di ridare “voce” ai luoghi immersi nel silenzio, nell’abbandono, finiti nel “dimenticatoio”, come accade ad esempio a Villarocca di Pessina Cremonese dove il glicine svetta, spettacolare, sul muro esterno della storica villa Visconti Fraganeschi Castelbarco (purtroppo in totale rovina da decenni, con un pezzo di storia del nostro territorio che rischia sempre più di finire in un cumulo di macerie) e come accade anche ad Ostiano, sul retro dell’ex stabilimento Maffezzoni (a sua volta in stato di abbandono da anni) oppure a San Daniele Po dove un misto di bianco e lilla dipinge il muro esterno di un palazzo nel centro del paese. Un elenco che sarebbe ancora lungo, che potrebbe essere aggiornato con le immagini dei nostri lettori, per allargare e mettere a fuoco questa ulteriore bellezza che impreziosisce i nostri centri e le nostre campagne. 

Eremita del Po

 

Paolo Panni


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