30 maggio 2026

Successo a Busseto della Scuola di Canto Lirico di Nadiya Petrenko

Un “ponte” musicale, tra Busseto e Cremona, è quello che è andato in scena venerdì sera in un  luogo di assoluto prestigio qual è il Salone Barezzi di Busseto.

A pochi giorni dal  successo del concerto in Sala Maffei (inserito nel programma del Cremona International Spring Music Festival, rassegna che rende Cremona un autentico palcoscenico internazionale dedicato alla musica, ai giovani talenti e alla cultura) la Scuola di Canto Lirico del mezzosoprano Nadiya Petrenko è sbarcata in terra di Verdi. Molto apprezzato e scandito da scroscianti e convinti applausi il concerto dei talentuosi allievi del mezzosoprano Nadiya Petrenko: i soprano Maria Clara Maiztegui, Kseniia Overko e Tetiana Petriv; il mezzosoprano Iolanda Galtelli ed i tenori Michele Cicala e Mario Luccini. Al pianoforte il maestro Marco Brunelli, cremonese di Pieve San Giacomo.

Nadiya Petrenko a Cremona non ha certo bisogno di presentazioni, essendo molto conosciuta e stimata in tutta la città. Una stima che si è meritata non solo per le sue grandi qualità di mezzosoprano ma anche per il suo impegno civile, sociale e soprattutto solidale che, fin dall’inizio dell’invasione della Russia al territorio ucraino, ha profuso per i suoi connazionali ucraini (la cantante, doveroso ricordarlo, è originaria di Leopoli). Al pubblico i cantanti hanno proposto brani di Vincenzo Bellini, Giacomo Puccini Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti, Wolfgang Amadeus Mozart, Leo Delibes.

In particolare Nadiya Petrenko ha presentato due allievi alla loro prima esibizione in pubblico, vale a dire Iolanda Galtelli, giovane mezzosoprano di Roncole Verdi ed il giovane tenore cremonese Marco Luccini. Entrambi, al loro esordio, hanno entusiasmato il pubblico. Sia quello “ di casa” visto la presenza della roncolese Galtelli, sia quello cremonese per l’ottima esibizione di Marco Luccini. Molto applaudite anche le altre due “cremonesi d’adozione”, vale a dire Kseniia Overko e Tetiana Petriv. “Per noi – ha commentato la presidente dell’associazione culturale Amici di Verdi Elena Bonilauri – è molto importante accogliere e incoraggiare giovani talenti seguendo così l’esempio di Antonio Barezzi”. Il ricco e variegato programma si è concluso con tre brani dalla Turandot e non poteva essere diversamente  visto che ricorre il centenario della prima rappresentazione dell’opera. Lo storico salone che ha ospitato la serata, va ricordato, era sede della Filarmonica Bussetana fondata da Antonio Barezzi, ed accolse le prime composizioni ed esibizioni pubbliche di Verdi studente e poi giovane maestro. Vide anche il sorgere dell’amore per Margherita, figlia del signor Antonio, divenuta la prima moglie di Verdi.  Il Maestro continuò a frequentare assiduamente la casa fino al 1867. Durante un soggiorno ospite del suocero vi scrisse alcune pagine de I due Foscari (1844). Antonio Barezzi, droghiere benestante e grande appassionato di musica, intravide precocemente l’attitudine di Giuseppe Verdi per la musica e lo chiamò nella propria casa come insegnante della figlia Margherita. La prima esibizione pubblica del giovane, nel febbraio 1830, ebbe come teatro il Salone (ora appunto “Salone Barezzi”), già sede della Filarmonica Bussetana fondata nel 1816 dal Barezzi stesso, dal fratello Orlando e dal cognato Giuseppe Demaldè. Nell’anno precedente il trasferimento a Milano (1832) per compiervi privatamente gli studi musicali con il maestro Lavigna, dopo la delusione per la mancata ammissione al Conservatorio, Verdi abitò in casa Barezzi e qui sbocciò l’amore tra lui e Margherita Barezzi. Gli studi milanesi furono sostenuti da una borsa di studio del Monte di Pietà di Busseto, anticipata ed integrata da Barezzi, cui Giuseppe Verdi serbò sempre infinita gratitudine, come traspare da numerosi suoi scritti. Il Salone, che ospita concerti e conferenze, si presenta ora nel suo aspetto tardo-ottocentesco, dopo i restauri curati nel 1979 e nel 1998 dall’Associazione “Amici di Verdi”, che vi ha la sede. Qui tutto parla del celeberrimo compositore: il pianoforte (che il maestro Riccardo Muti, cittadino onorario di Busseto, non ha voluto suonare per rispetto alla sacralità del cimelio); il ritratto di Antonio Barezzi e quello a carboncino del giovane Verdi, sicuramente la sua prima immagine pervenutaci; le lettere autografe tra cui la dedica dell’opera Macbeth al suocero (1847) e gli appelli patriottici (1859). Sulla facciata della casa una targa in marmo e bronzo ricorda Antonio Barezzi con parole dettate da Arrigo Boito nel 1913.

Eremita del Po

Paolo Panni


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