Bosco filtro all'inceneritore, dopo anni resta ancora la plastica usata per piantumare gli alberi a fine anni '90. Blister e teli nell'area verde
Questo è oggi il Bosco Filtro dell'Inceneritore di Cremona, impiantato fine anni '90: come si vede dalle foto, a terra si trovano molti residui di plastica, alcuni dei quali sono dei veri e propri "reperti" che risalgono agli anni della costruzione dell'inceneritore e alla realizzazione del bosco piantumato intorno all'impianto.
Torniamo così al 1995, anno in cui iniziarono i lavori di costruzione, nonostante il referendum consultivo contrario del 18 giugno, che sentenziò il no dei cremonesi all'impianto, l'inceneritore venne comunque realizzato per entrare in funzione nel 1997 e completato con appunto un bosco che aveva la funzione da fare da filtro. Come da prassi, una volta messi a dimora gli alberelli, alla loro base vennero posizionati i blister in plastica, a protezioni dei giovani fusti mentre a terra si stesero centinaia di metri di teli per evitare la proliferazione delle rampicanti (pacciamatura artificiale).
Tutto questo come vuole la teoria, ma poi la pratica negli anni a seguire non vide mai una rimozione di queste protezioni plastiche così come dei teli anti rampicanti, che sono ancora oggi presenti in abbondanza, sparpagliati a terra in tutta l'area, alcune ancora intere, altre sbricioltate dal tempo e dalle intemperie, fonti inesauribili di temibili microplastiche in questo angolo di verde (che poi non è tanto un angolo, ma ben più grande), che è stato creato con una destinazione di tutela ambientale. Una situazione che va avanti da anni, evidentemente, e che sicuramente non concorre a rendere sano e salubre questo bosco "filtro" sotto l'inceneritore.
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commenti
Manuel
14 aprile 2026 20:37
Tecniche ed abitudini durate decenni e non solo a Cremona.
Da noi, uno dei maggiori consumatori di shelters in materiale sintetico è stato il Consorzio Forestale Padano e, come molti altri attori, pubblici e privati, ha pensato bene di affidare a Madre Natura lo “smaltimento” i dispositivi in plastica: sgretolamento, interramento, dispersione casuale, lento cammino verso il mare, etc.
A furia di rompere i c..., tra ambientalisti, cittadini, qualche amministratore sensibile, si è riusciti, nei decenni, a convincere, indirizzare verso il biodegradabile o il metallo. Attualmente, diverse piantumazioni annoverano protezioni basali in cartone, mentre le superfici “proibite” alle infestanti, vengono coperte con crini, fibre decomponibili. Certo la longevità del cartone è limitata, necessita la rivisitazione i sesti d’impianto e l’eventuale sostituzione, con logico aumento dei costi, impegno delle imprese incaricate... ma, dare-avere, ne vale la pena.