30 agosto 2025

Bozzolo luogo di resistenza civile e spirituale: 1500 persone alla marcia "Gaza nostra ostinazione"

BOZZOLO – Un’ondata di partecipazione e commozione ha attraversato piazza Europa e il centro cittadino in occasione della manifestazione “Gaza nostra ostinazione”, tenutasi nel nome di don Primo Mazzolari, figura simbolo della difesa dei più deboli e dei valori del pacifismo. Oltre mille persone e 200 associazioni, con bandiere arcobaleno della Pace e della Palestina, hanno preso parte all’iniziativa, che ha visto la presenza di sindaci da tutta la provincia di Mantova, del vescovo Marco Busca della Diocesi di Mantova e di monsignor Antonio Napolioni della Diocesi di Cremona. È il vescovo di Cremona Antonio Napolioni a dare inizio alla seconda parte del pomeriggio, dando forma al sentimento, all’appello e all’impegno dei presenti raccolti sul sagrato. «Vedendo tutti voi insieme ci si può commuovere a darci una mossa, darci una svegliata, non rimanere inerti, non rimanere spettatori» ha esortato. Poi riprende i passi principali del documento sottoscritto dal card. Matteo Zuppi, presidente della Cei, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Yassine Lafram, presidente dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia, Abu Bakr Moretta e Yahya Pallavicini per la Coreis, Naim Nasrollah per la Moschea di Roma: «L’odio e la violenza non hanno mai alcuna legittimità, portano solo la diffusione della crudeltà di chi cura ambiguamente interessi paralleli, volgarizzando e corrompendo le interpretazioni e la natura autentica dei testi sacri per benedire l’uso delle armi e organizzare la morte dell’altro». Primi applausi scroscianti. Liberatori. Ecco poi l’ostinata umanità, nonostante il male: «Dobbiamo denunciare la nefandezza di una propaganda che, sfruttando ingenuità e visceralità, ottenebra un discernimento sano e banalizza il senso profondo della nostra stessa umanità, inducendo a schierarsi l’uno contro l’altro ma mai a favore del bene». Ancora: «Bisogna ripartire dalla testimonianza della sacralità della vita e della santità della terra come doni di Dio, che nessuno possiede in esclusiva a discapito dell’altro. Incontriamoci tutti, incontriamoci subito». Poi il vescovo, aggiunge a braccio: «Qualunque cosa accada facciamo scuola di pace. La Chiesa di Cremona farà scuola di pace per se stessa e per tutti coloro che vorranno». L’ostinazione del parroco bozzolese per la non violenza torna con urgenza nelle parole del vescovo di Mantova Gianmarco Busca: «Mazzolari era un uomo delle terre del Po tormentato dalla follia della guerra e dalla possibilità della pace. Lo straripamento delle acque del Grande Fiume evocava in don Primo la piena improvvisa della violenza di popoli imbestialiti che si saltano addosso. Così come ci sono i guardiani degli argini alla destra e alla sinistra del fiume, occorrono i guardiani degli argini della pace». Un fiume però c’è, ed è proprio lì davanti ai suoi occhi. Non è nero di morte: è una corrente di mille visi colorati, di audaci intenzioni, di risoluta fermezza per la pace. «Vogliamo stasera favorire uno straripamento della nostra comune responsabilità per la pace. “Ognuno di noi è un cielo che può dare pioggia o sereno, preparare la guerra o confermare la pace. Ognuno di noi è guardiano degli argini della pace”»

L’evento si è aperto con un impatto emotivo fortissimo: il rumore delle bombe israeliane cadute sulla Striscia di Gaza, accompagnato dalle grida di dolore della popolazione in fuga, ha risuonato tra le vie del paese, richiamando l’attenzione sulla drammatica realtà del conflitto. Tra gli striscioni esposti, alcuni hanno colpito per forza e intensità: “Primo Mazzolari: Tu non uccidere”; “I ragazzi sono Doni, non carne da cannoni”, “Pizzaballa: Cristo è sepolto sotto le macerie di Gaza, Liberiamolo” Sui portici del municipio campeggiava lo striscione: “Immenso amore popolo Palestinese”, mentre il gruppo Donne in Cammino per la Pace Mantova ha esposto il messaggio: “Tacciano le armi: pace con voce di donna”.

Nel corso della manifestazione, si sono alternati interventi pubblici, letture poetiche in italiano e in arabo (tradotte da attori), spezzati da interventi musicali, e la lettura di uno scritto di don Mazzolari del 4 novembre 1955. Il corteo scortato dal comandante della Stazione dei Carabinieri di Bozzolo, ha poi attraversato via Giacomo Matteotti, per giungere in piazza don Primo Mazzolari, dove si sono tenuti altri momenti di riflessione sul sagrato della chiesa dove è stato esposto il “Monumento al bimbo che mai crescerà” a simboleggiare la morte di tanti neonati.

Il momento più atteso è stato il collegamento in diretta da Gerusalemme con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha parlato alla comunità riunita in chiesa, ricordando don Primo Mazzolari e condividendo il suo pensiero sulla situazione in Medio Oriente. “Restare umani, restare uniti dalla volontà di denunciare la violenza in corso nella Striscia di Gaza e riaffermare il diritto di ogni popolo a vivere in pace e dignità.”

Le sue parole hanno suscitato un prolungato applauso. Il cardinale ha poi aggiunto:“Avrei voluto essere in giro un po’ per l’Italia ma ho dovuto cancellare tutti i viaggi perché qui la situazione si sta deteriorando sempre di più, non solo per Gaza. Mi sento in colpa per non aver mantenuto i miei impegni ma partire in questo momento mi sarei sentito molto a disagio. Un padre deve restare a casa con i suoi.”

Il pubblico ha risposto con un applauso a scena aperta, carico di emozione.

Pizzaballa ha raccontato anche un episodio recente: “Ultimamente a Gaza sembrava che la situazione fosse più tranquilla. Avevamo ottenuto i permessi per portare un po’ di cibo come frutta e verdura che la popolazione non vede da sei mesi, ma mentre si era in procinto di entrare, gli israeliani hanno chiuso tutto. Speriamo che la merce si possa salvare. La Striscia di Gaza è stata dichiarata zona di guerra, ma noi siamo martelli pneumatici. Non ci arrendiamo. Dobbiamo rompere questo muro, se non per convinzione, per cedimento.”

Ha poi ricordato le sofferenze della popolazione: “Chi ha perso famiglia, lavoro, affetti, riferimenti sociali… parlare di ‘Speranza’ e dare concretezza a questa parola non è semplice.”

Infine, il suo appello accorato: “C’è una beatitudine: ‘Beati i vinti perché erediteranno la terra’. È l’amore che genera bellezza. Dobbiamo restare umani e rispettare gli altri. Dobbiamo riuscire a mettere in relazione tre parole che qui sono tabu: giustizia, verità e perdono.”

Un messaggio potente, che ha attraversato i confini e toccato le coscienze, trasformando Bozzolo in un luogo di resistenza civile e spirituale, nel segno della pace e della dignità umana. (www.mantovauno.it)


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