10 aprile 2026

Carlo Goldoni: autore d'oro per la storia dell'opera cremonese. Il teatro Nazzari regno dell'opera buffa

Arrivammo a Cremona circa le sei ore della sera. Era già corso il grido, che vi dovevamo passare, e le rive del fiume erano piene di gente che ci aspettava. Smontammo di barca. Fummo ricevuti con impeto di gioia, e fatti subito passare in una bellissima casa, situata tra la campagna e la città, ove si dette un concerto, e vari musici del paese ne accrebbero il divertimento. Vi fu gran cena, si ballò tutta la notte, e finalmente rientrammo col sole nella nostra nicchia, ove trovammo le deliziose nostre materasse.

A scrivere queste righe un gigante del teatro: Carlo Goldoni. Così ricordò, nelle sue Memorie (Capitolo XII 1723/1725), il primo rapporto con la città del Torrazzo, nei primi Vent’anni del Settecento. Un incontro gioioso. All’insegna della musica e del divertimento, accompagnato da signori che suonavano qualche stromento, vi erano tre violini, un violoncello, due oboè, un corno da caccia ed una chitarra. Un legame che non si affievolì mai. Anzi. Divenne ancora intenso una trentina d’anni dopo quando il ‘veneziano’ venne in stretto contatto con Pietro Chiarini più conosciuto come il Brescianino. Compositore e clavicembalista che dal bresciano era planato a Cremona come organista della Cappella delle Laudi e contestualmente gran consigliere del Conte Giovanni Battista Nazari: il nobile che aprì il primo teatro ‘pubblico’ in città. Prima però di sedersi al grande organo della Cattedrale cremonese trascorse i suoi anni più fecondi (1738-1744) a Venezia. Nel cuore della laguna strinse rapporti di grande amicizia proprio con Goldoni. 

Lo testimonia una lettera scritta (1741) dal commediografo veneto in cui Chiarini è definito molto amico. Un legame che diede origine a un sodalizio profondo che portò l’opera di Goldoni a Cremona in maniera massiva facendo scoprire la capacità del commediografo di scrivere libretti per l’opera buffa. Un’operazione veramente incredibile dal punto di vista storico. In pochi anni, l’antica opera seria dei drammi e dei personaggi mitologici lasciò campo alle storie, in musica, goldoniane. Un cambio di passo anche nel gusto musicale, estetico e drammaturgico in città. Senza contare poi che lo scrittore veneto ambientò (nel 1756) la sua commedia Il Raggiratore proprio a Cremona. E furono proprio quegli anni in cui Goldoni trovò grandissima fortuna al teatro Nazari. 

Si guardi solo alla cronologia delle opere in musica su suo libretto andate in scena: 1751, Il tigrane con musica di Giovan Battista Lampugnani; 1754, L’arcadia in Brenta con musica di Baldassare Galuppi (altro grande compositore veneziano); Bertoldo, Bertoldino Cacassenno, di Vincenzo Ciampi; 1760, Il filosofo di campagna, sempre di Baldassarre Galuppi; La ritornata di Londra di Domenico Fischietti; La cascina, di Giuseppe Scolari. L’anno successivo, 1761, sempre su indicazione di Chiarini (vedi Elia Santoro Carlo Goldoni e Pietro Chiarini portarono l’opera buffa al Teatro Nazari, Strenna ADAFA, 1995) Goldoni fu presentissimo con Il Signor Dottore di Domenico Fischetti; La buona figliola, di Niccolò Piccini che tornò anche l’anno successivo (1762) con la modifica de la buona figliola maritata. Anche nel 1764 l’influsso di Goldoni sul teatro fu grandissimo per tre le opere andate in scena, praticamente l’intera stagione: Lo speziale, ‘pasticcio’ di Vincenzo Pallavicino e Domenico Fischetti, La Conversazione di Giuseppe Scolari e Gli uccellatori di Florian Gassmann; lavoro quest’ultimo replicato cinque anni più tardi e sempre di Gassmann, nel 1771, fu rappresentato il libretto: L’Amor Artigiano. 

E del resto anche Chiarini alimentò, in prima persona, il mito di Goldoni. Nel 1754 mise lui stesso in musica l’intermezzo goldoniano: La donna dottoressa.  Nel 1760 diresse, al cembalo del teatro cremonese, i lavori del veneziano: La ritornata di Londra, La Casina e il famosissimo Il filosofo di campagna.

Il racconto di questo rapporto tra Chiarini e Goldoni è illuminante per capire il ruolo di primo piano che il commediografo veneziano ebbe sulla cultura musicale e teatrale sotto il Torrazzo. In quella prima metà del Settecento, Cremona era in prima fila ad appoggiare il sorpasso dell’opera ‘buffa’ di origine napoletana sull’opera ‘seria’: rigida ai canoni della poesia metastasiana. Fu anche un mutamento sociale. E’ ben noto come le vicende raccontate da Goldoni affondavano le loro radici nelle storie della gente. Della piccola borghesia di allora. Insomma nella quotidianità a differenza della tragedia che mutuava i soggetti dalla mitologia conosciuta, evidentemente, solo dalla nobilità e dal clero, ma totalmente ignorate dal ‘popolo’.  

 

Roberto Fiorentini


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