Commercio di prossimità, i dati di Nomisma su Cremona: perse 552 unità ma crescono gli addetti; giù i prezzi di compravendita dei negozi mentre gli affitti impennano. Rischio desertificazione
I dati di Nomisma sul commercio di prossimità in Lombardia tracciano un quadro dove crolla il numero dei negozi e pure il loro valore di compravendita, mentre gli affitti aumentano sensibilmente. Il rischio di desertificazione commerciale coinvolge tutte le città della regione, dove la ristorazione rimane il vero motore di crescita mentre è critica la situazione per i negozi di vicinato nei settori della cultura e svago e
tessile e abbigliamento.
Eppure il commercio di prossimità resta centrale per il sostegno dell’economia locale: è quanto emerge dall’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale realizzato da Nomisma in collaborazione con Percorsi di Secondo Welfare. "La desertificazione commerciale dei negozi di prossimità in Lombardia presenta una dinamica più intensa rispetto al dato nazionale mettendo, in alcuni casi, in dubbio, l’idea stessa di città come l’abbiamo conosciuta
Il dato esteso all'intero Paese dice che in Italia oltre 86.000 negozi di vicinato sono scomparsi negli ultimi 10 anni e il saldo negativo supera addirittura le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. In Lombardia le cose non vanno meglio e nel medesimo periodo di osservazione il saldo negativo è di 12.978 unità perse. A Cremona il saldo riporta un -552 unità nell'ultimo decennio, pari al -9,7%. Anche Cremona dunque segue questo un trend negativo che, tra aperture e chiusure, ridisegna i territori: “Non è solo un dato preoccupante, ma il segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento. Il declino del commercio di prossimità non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori”, commenta Francesco Capobianco, Head of Public Policy di Nomisma. "Come spesso accade, le diverse realtà locali si caratterizzano per dinamiche e velocità differenti. Eppure, proprio dai territori emerge con forza quanto i negozi di vicinato abbiano un ruolo centrale non solo per sostenere l’economia locale, ma anche per favorire socialità, integrazione e sicurezza”.
A fronte di un calo così sensibile dei negozi, cresce invece il numero degli addetti del comparto, esattamente 992 unità (+8,6%), con tutta probabilità in conseguenza all'aumento dei grandi centri commerciali che richiedono maggiore manodopera; anche in questo ambito Cremona segue il trend regionale. Altro paradosso riguarda il valore di compravendita dei negozi, che risulta in calo del 7,5% mentre di contro il costo dell'affitto cresce a doppia cifra fino al +17,3%, evidenziando la crescente pressione dei valori immobiliari sugli esercizi commerciali di prossimità come una delle principali cause di espulsione dal mercato.
A livello settoriale, il commercio di prossimità è il più colpito; al contrario, la ristorazione si espande, confermandosi il comparto più dinamico. La perdita di negozi di vicinato riguarda in particolare i settori cultura e svago e tessile, abbigliamento e accessori (in calo sia per numero di esercizi sia di addetti), insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari. Segnali più positivi emergono invece dal commercio di articoli per l’edilizia e da quello legato alla cura della persona trainati rispettivamente dalle dinamiche del ciclo edilizio e da una crescita della domanda di servizi. È però la ristorazione a confermarsi il principale motore di crescita, con aumenti sia nel numero delle imprese attive sia degli addetti.
Va segnalato che se i ricavi sono in crescita, non lo sono per tutti, dal momento che la forbice tra piccoli e grandi va ampliandosi ulteriorimente con grandi imprese che registrano performance solide e in espansione e piccole realtà che affrontano una pressione crescente sulla sostenibilità economica, con un conseguente ampliamento del divario competitivo.
“Tanto i decisori pubblici, quanto gli operatori privati, sono chiamati a scelte coraggiose per salvaguardare sia la funzione economica che quella sociale dei negozi: costruire reti di reciprocità in grado di mettere in circolo sui territori di riferimento i consumi dei cittadini rappresenta un’importante leva di sviluppo territoriale”, prosegue Capobianco.
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