5 giugno 2026

Domenica torna la straordinaria Infiorata all'Abbazia di Chiaravalle della Colomba

Ad una trentina di chilometri da Cremona è tutto pronto per un appuntamento da sempre molto caro e seguito da tanti cremonesi che, abitualmente, si muovono numerosi per non perdersi la bella occasione. Nella storica, monumentale Abbazia cistercense di Chiaravalle della Colomba torna, anche quest’anno, la spettacolare Infiorata del Corpus Domini, in programma da domenica 7 a domenica 21 giugno. Infiorata che è frutto del lavoro dei monaci cistercensi dell’Abbazia e dei fedeli del luogo. Accanto al celebre tappeto fiorito, che anche quest’anno impreziosirà la navata centrale dell’Abbazia con le sue suggestive composizioni realizzate con petali e materiali naturali, la manifestazione proporrà un ricco calendario di eventi culturali e musicali, tutti ad ingresso gratuito, organizzati dal Comune di Alseno, dalla Pro Loco di Chiaravalle della Colomba e dalla Comunità Monastica Cistercense.

Ad aprire il calendario sarà, giovedì 11 giugno alle 20.45, lo spettacolo "A Ball Redon", con la Schola Medievale del Coro Paer di Colorno, che accompagnerà il pubblico in un viaggio tra danze di festa e di devozione del Medioevo europeo.

Domenica 14 giugno, alle 20.45, sarà la volta del tradizionale Concerto dell’Infiorata, con l’esecuzione di arie celebri di Verdi, Puccini, Mascagni e Donizetti. Sul palco si esibiranno il Coro Vallongina, la Polifonica A. Gavina, la Corale Lirica Valtaro, la Corale San Donnino e l’Orchestra Sinfonica Colli Morenici.

Il calendario si concluderà domenica 21 giugno, alle 20.45, con il concerto “Ora et Labora”, dedicato alla musica sacra e medievale, a cura del Maestro Attilio Sottini e dell’Ensemble VoxArtis.

Per tutta la durata della manifestazione saranno inoltre allestite nel chiostro dell’abbazia mostre culturali e bancarelle con prodotti artistici, offrendo ai visitatori ulteriori occasioni di scoperta e valorizzazione delle tradizioni locali. Accanto agli appuntamenti culturali, non mancheranno i momenti religiosi che caratterizzano da sempre l’Infiorata.

Domenica 7 giugno, alle  18, si terranno la messa e la processione eucaristica, mentre domenica 14 giugno è in programma la 41esima  Marcia del Tappeto Fiorito a cura del Gp Millepiedi.

Si perpetua così una tradizione quasi millenaria fatta propria dai monaci cistercensi che hanno inteso solennizzare la festività del Corpus Domini, estesa alla Chiesa universale da papa Urbano IV, nel 1264, per intercessione di santa Giuliana da Liegi, anch’ella monaca cistercense. Giuliana nacque a Retinne (presso Liegi) nel 1191 e prese il velo nel 1207. Votata alla vita contemplativa e di preghiera ella ebbe molte visioni: preminente su tutte fu quella di vedere nel simbolismo del ciclo liturgico la mancanza di una solennità, quella della festa del Santissimo Sacramento. Per promuoverla ella si adoperò con tutte le sue forze, aiutata in ciò dall’arcidiacono di Liegi, Giacomo Troyers. Questi, diventato in seguito papa Urbano IV, introdusse nella Chiesa la festa del «Corpus Domini», che venne poi solennizzata con l’istituzione della tradizionale processione, preceduta dallo spargimento di petali di fiori (la cosiddetta «Infiorata»).

Un luogo straordinario, l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, dagli importanti legami cremonesi che si tramandano da quasi 900 anni. Primo fra tutti quello di uno dei suoi fondatori, il marchese Corrado Cavalcabò (padre di Sopramonte Cavalcabò, primo marchese del feudo imperiale di Viadana). Tutto ebbe inizio nel 1136, e quindi esattamente 890 anni fa, quando San Bernardo, mantenendo un impegno preso con il vescovo di Piacenza, Arduino, inviò una colonia di monaci da Clairvaux i quali, giunti in località Carreto, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, Leggenda vuole che sia stata una colomba ad indicare il perimetro dell’Abbazia con trucioli di legno. In ogni caso, Arduino stesso ed i marchesi Uberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò, donarono i terreni ai monaci. I legami cremonesi però sono anche altri. Infatti è doveroso ricordare che a Cremona esisteva il Monastero della Colomba che sorgeva nei pressi della Chiesa di San Pietro tra le vie Belvedere (poi divenuta via Ettore Sacchi) e via della Colomba. Pare che il luogo prendesse il nome dal miracolo di due colombe profuse di luce che apparvero ai cremonesi durante la battaglia del 1213 vinta contro i milanesi.

Ma c’è anche chi  attribuisce il nome ai precedenti possessori dell’area, vale a dire i monaci dell’Abbazia di  Chiaravalle della Colomba. Molto probabilmente prese il nome da un precedente convento della Colomba che sorgeva fuori le mura della città e incorporato in questo convento. Venne edificato su iniziativa di Bianca Maria Visconti che voleva riunire i conventi Del Boschetto, di Santa Monica e della Colomba (precedentemente fuori le mura) e affidato a Francesca Bianca Sforza, figlia illegittima di Francesco Sforza e pertanto sorella di Ludovico il Moro. Come spiega inoltre la professoressa Silvia Testa, autrice insieme a Piero Rimoldi del libro “Abbazia e siti Cistercensi in Italia 1120-2018”, è documentato che “i monaci di Chiaravalle avessero una casa a Cremona, nella zona di San Pietro  che serviva da base per le vendite di prodotti, come avveniva anche in altre città. A Cremona – prosegue - venivano venduti dei fusti di rovere che servivano poi per le costruzioni e di questo i conversi si lamentarono con l'abate, ritenendolo un depauperamento dei beni della comunità. C'erano diversi insediamenti femminili attorno a Cremona ad al Boschetto – aggiunge la studiosa -  poi questi insediamenti sono entrati in città e ci sono delle testimonianze anche toponomastiche: Via S. Bernardo e via del Cistello perché qui si trovava un monastero cistercense femminile chiuso in epoca napoleonica (Cistelle da Citeaux luogo di fondazione dell'Ordine Cistercense).  Inoltre la Chiesa di Santa Maria Maddalena, ora parrocchiale, detta anche La Cava a Cavatigozzi era un'abbazia cistercense fondata dai monaci di cistercensi di Cerreto, vicino a Lodi. In quell'insediamento è rimasto in piedi anche il monastero con il chiostro e ora questi locali sono adibiti a scuole”. Le Abbazie, in linea con i carismi della Bibbia e dalla Regola di San Benedetto, hanno sempre praticato quella speciale virtù che è l’accoglienza perché’ questa prima che essere un insieme di attività deve essere un atteggiamento del cuore. Erano quindi diverse le strutture monastiche adibite al servizio dell’accoglienza presenti in diversi paesi europei, il vitto e la mensa dei pellegrini, le cure “ospedaliere” che venivano praticate in caso di necessità. Le abbazie offrivano anche assistenza spirituale a coloro che avevano intrapreso il viaggio per devozione verso i luoghi più santi della cristianità  o per espiare i peccati e attraverso le fatiche, le umiliazioni, le preghiere e la profonda revisione della propria vita, raggiungere la Salvezza eterna. Non solo cibo, ricovero, cure sanitarie e carità spirituale a coloro che bussano alla porta dell’abbazia, ma un altro straordinario valore è quello della clausura, nascosta e ritmata dalla liturgia, che si espande nel territorio circostante e a volte donava vocazioni che proprio attraverso la porta del monastero venivano in contatto con la fede dei monaci. Anche a Chiaravalle della Colomba e nelle sue grange (fattorie) di Moronasco e Cangelasio  si praticava l’accoglienza dei pellegrini e dei viandanti e vi erano dei locali adibiti a questo scopo. Altro significativo e singolare legame tra Cremona e Chiaravalle è quello della 3mila lire imperiali, divise in quindici sacchi e caricate su otto giumente, che proprio da Cremona finirono a Chiaravalle, di cui parla diffusamente Luigi Silla in questo articolo https://cremonasera.it/cronaca/cremona-e-il-possesso-di-guastalla-e-luzzara-quando-cremona-controllava-le-due-sponde-del-po-e-i-suoi-commerci-quei-15-sacchi-di-monete-portati-a-chiaravalle-della-colomba. Infine per gli appassionati di Infiorate che si recano in terra emiliana, da non  perdere, lungo le rive del Po, sempre a pochi chilometri da Cremona, quelle di Vidalenzo (allestita nella chiesa di san Cristoforo dai monaci olivetani Custodi del Divino Amore) e quella nella collegiata di san Giovanni Battista a Pieveotoville, allestita dai parrocchiani.

Eremita del Po

Paolo Panni


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