9 aprile 2026

E la danza "si tuffò" in un eclettico oriente con il TAO Dance Theater

Una lunga meditazione. Un viaggio nei misteriosi percorsi della mente. Un’apologia dell’astrazione integrale, laddove mente e anima sembrano fondersi in altra ‘sostanza’ che entrambi contiene. 

Del resto, la pratica della somaestetica orientale a cui i lavori del TAO Dance Theater, si ispira è proprio questo: l’unire la consapevolezza del proprio corpo, i sentimenti con i dettami della filosofia orientale. Tutto unito alle pratiche dello yoga e della meditazione. E in tutto questo chi la fa da padrone, assoluto, è il flusso istantaneo che tutto sempre muove. 

Il TAO Dance, al Ponchielli per la stagione ‘la Danza’  ha proposto:  “16” e “17”, della “Numerical Series”. Un lavoro nato nel 2024 e che ha riscosso, ad ogni messa in scena, un grande successo. Vuoi per questa passione che la civiltà occidentale oramai riserva all’Oriente. Vuoi perché la performance creata dalla compagnia cinese, fondata da Tao Ye, Duan Ni porta con sé una grandissima suggestione e riesca a rapire il pubblico. Quasi a trasportarlo in un altro universo che è quello delle poltrone damascate del teatro cremonese. Un successo di queste ‘Numerical series’  sancite  anche dal  Leone d’argento consegnatogli alla Biennale di Venezia 2023.

La numero 16 è stata firmata da Tao Ye. Interpreti: Xu Fujin, Tong Yusheng, Liu Yiren, Cheng Leting, Li Jiayu, Wu Zhenkai, Lu Wenchao, Wang Jingping, Tan Chengxin, Zhang Xi, Lee Yuyun, Bian Yifei, Jiao Xuexu, Gao Yanrui, Xiong Shuai, Zhao Xueyi, Huang Jiabin

Un’antologia di eclettismo artistico. Dove la musica di Xiao He ricolma di suggestioni tribali ha scandito ogni qualsiasi forma geometrica disegnata. O per meglio dire dipinta dalla fisicità dei singoli corpi. Una coreografia che è stata, in alcuni passaggi, quasi ipnotica: scandita da una sistematicità martellante. Alla flessuosità del singolo artista si è unita una sistematicità che è parsa, quasi frutto, di antichi retaggi futuristi, nella sua meccanicità periodante. Intelligente e di grande spessore scenico l’utilizzo delle luci create da Tao Ye. Lampi che sono stati le parole e il verbo mai detto: ma mostrato. 

Una ‘sequenza’ in senso contemporaneo è, invece, apparsa la 17;  coreografia di Tao Ye. Forma a ‘sequenza’, si diceva, contestualmente monodica e polifonica. Costruita su un grande silenzio vero motore dell’azione scenica su cui si sono inseriti suoni umani. Melodie provenienti da mondi lontani, lontanissimi. Rumori, sordi di fisici in movimento. In rapporto con loro stessi. Con altri corpi. E perfino con il duro legno del palcoscenico. Una fabulazione solo sensitiva. Si direbbe perfino esclusivamente emotiva. Creatrice di citazioni di scene pittoriche astratte dove la mera linea la fa costantemente, da padrona. Da demiurgo onnipotente. 

Terribilmente suggestiva il repentino cambio di pose. Di movimenti. Canti monodici e polifonici in una cattedrale rappresentata da un perimetro ben delineato da uno spazio bianco, costellato da questi ballerini ricoperti unitariamente da un costume rigidamente nero. 

Molto bravo e suggestivo il cast di questo secondo e ultimo quadro composto da  Xu Fujin, Tong Yusheng, Liu Yiren, Cheng Leting, Li Jiayu, Wu Zhenkai, Lu Wenchao, Wang Jingping, Tan Chengxin, Zhang Xi, Lee Yuyun, Bian Yifei, Jiao Xuexu, Gao Yanrui, Xiong Shuai, Zhao Xueyi, Huang Jiabin.

Applausi vistosamente convinti di un pubblico che ha apprezzato un’arte sottile e raffinata. 

 


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