29 luglio 2026

Ex Ilva, torna in campo Arvedi dopo la sentenza che impone la chiusura dell'area a caldo. Ipotesi già prevista dal gruppo cremonese

Dopo la sentenza della Corte d'Appello di Milano che stabilisce la chiusura dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, torna in campo l'ipotesi Arvedi per salvare quel che resta della più grande acciaieria italiana senza altiforni. La Stampa oggi in edicola titola a tutta pagina: "Ex Ilva, una nuova gara per la vendita. In campo Arvedi e la cordata italiana". Ed è proprio al Gruppo cremonese che si guarda perchè nel progetto di rilancio presentato tempo fa da Arvedi (che ovviamente aveva previsto in anticipo le possibilità di salvare l'impianto) era proprio previsto lo spegnimento dell'area a caldo, "il mantenimento dell'area a freddo e degli stabilimenti del nord alimentati con bramme acquistate sul mercato, per poi realizzare nel giro di tre-quattro anni un forno elettrico destinato a ripristinare la produzione dell'acciaio" specifica ancora la Stampa nel suo articolo. Insomma si torna all'ipotesi di spegnimento che il Gruppo Arvedi aveva da tempo ipotizzato e che erano rimasti sulla carta, solo che adesso il percorso è imposto dalla decisione del Tribunale di Milano. Dunque si profila una nuova gara a settembre con la vendita di quel che resta dell'erx Ilva senza gli altiforni ma con laminatoi, tubifici e attività in relazione, vale a dire tutta l'area a freddo. Ed è questo cambio di prospettiva (senza la pesante area a caldo con la situazione di inquinamento in atto da decenni) riportando in trattativa oltre a gruppi stranieri (Jindal e Falcks Group) anche operatori italiani, e tra questi Arvedi che proprio nei suoi progetti prevedeva uno sviluppo extra altiforni. Ovviamente il percorso resta irto di ostacoli tra cui la drastica riduzione del personale (da quasi 10mila a 4mila addetti), i costi di bonifica oltre che a notevoli investimenti visto che il governo ha esluso la tempo l'ipotesi della nazionalizzazione. 

 

M.P.


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