5 ottobre 2026

Ex Bar Manola di Spinadesco, rifiuti speciali, amianto e degrado nel parco del Po e del Morbasco. Quello che resta, da oltre 20 anni, dell'ex locale in completa rovina

Un tempo era il luogo di ritrovo di residenti e appassionati che in barca partivano dalle canottieri alla volta del Bar Manola per una merenda in compagnia o di pescatori che si fermavano dopo una giornata in barca. Era il Bar Manola, luogo iconico degli anni '80 e '90, nell'area che oggi è parte del PLIS del Po e del Morbasco, a ridosso dell'argine maestro su cui corre ora la ciclovia VenTo, tra le piste ciclabili più lunghe d'Europa, che attraversa la Pianura da Torino a Venezia.

Oggi di quei tempi gloriosi non rimane nulla, di quel bar restano solo i ruderi, coperti dalla vegetazione e abbandonati a loro stessi.

Dal 1998.

Sono infatti passati ormai quasi 30 anni dalla chiusura del locale e da allora solo il tempo ha fatto la sua parte, corrompendo e consumando ogni cosa. I cittadini confermano di aver già allertato da anni ormai gli enti preposti e di aver segnalato sia oralmente che per i canali ufficiali, scrivendo a chi di dovere e allegando foto e immagini che dovrebbero comunque essere ben note. Anche su CremonaSera ne avevamo scritto un paio di anni fa, segnalando una situazione ben nota (leggi qui).

La zona in cui si trova l'ex bar Manola è di competenza di UTR (Ufficio Territoriale Regionale - specifico di Regione Lombardia), del demanio idraulico per intenderci, nel comune di Spinadesco: demanio e Comune dunque sono i due principali interlocutori in questa vicenda trentennale che, come ci segnalano alcuni cittadini di Spinadesco, è già stata portata da tempo all'attenzione dei due enti in via ufficiale e documentale. Per ora, però, nessuno si sarebbe ancora mosso in modo fattivo per cercare di risolvere la questione e mettere in sicurezza quella parte di golena all'intero del PLIS e a due passi dalla ciclabile VenTo.

A partire da quella macchina che ancora si trova all'interno di una pensilina, abbandonata lì da decenni, rimasta in quel garage nonostante le piene del Po, a partire dalla terribile inondazione del 2000. Eppure è un rifiuto speciale, quella vecchia Peugeot ferma così da decenni, ormai distrutta, sporca, coi vetri rotti, senza più la targa e con il muschio che cresce sulle lamiere. Attorno sporcizia, sacchi dell'immondizia pieni e squarciati da cui fuoriescono  rifiuti abbandonati da chissà chi; poi copertoni, ruote, una brandina, batterie di auto, bidoni, fustini... E se si alza lo sguardo, tutto questo degrado è sovrastato da una copertura d'amianto che si sgretola pezzo dopo pezzo. E in tanto degrado poi, come capita spesso, sono arrivati anche gli spacciatori e i "tossici", che hanno scelto quell'angolo defilato e dimenticato da Dio per i loro traffici illeciti o per trovare un posto dove farsi la loro dose quotidiana di sballo tra topi, amianto, vetri rotti e una rete arrrugginita.

Intanto passano i mesi e gli anni, lo stabile si deteriora sempre di più, la golena attende la prossima piena che forse per l'ennesima volta sommergerà quei vecchi rifiuti e quell'auto abbandonati nel capanno di lamiera. A due passi i ciclisti continuano a pedalare inconsapevoli sulla bella ciclovia, a due passi da quella vergogna di cui probabilmente, loro, non conoscono nemmeno l'esistenza.

 

 

Michela Garatti


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commenti


PierPiero

5 ottobre 2026 13:52

Da ragazzino, partivamo da Cremona con i motorini (gli scooter erano di là da venire, tranne la Vespa) e arrivavamo al Manola per farci un panino col salame. Mai capito come facesse a stare in piedi quella struttura però era bello arrivarci. A quel tempo, non esisteva la ciclovia, solo argini sterrati da percorrere. Era un po' una mezza avventura e forse ci piaceva di più l'idea di quel luogo sperduto, rispetto alla merenda.

Ora, da adulto un po' agéee, percorro quegli stessi argini, ora asfaltati, in bici perché il tratto da Spinadesco sino alla famigerata passerella crollata di Crotta D'Adda ritengo sia uno dei più bei tratti della provincia. E' immerso nel verde; le attività umane sono abbastanza lontane da non essere presenti e la frequentazione è decisamente bassa. E ogni volta, ripassando davanti al Manola e alle altre costruzioni abusive della zona, sento che mi manca quel tempo nel quale era considerata "bella" una giornata passata lì, con un panino e poco più.

Daniro

6 ottobre 2026 13:03

Incredibile che Comune, Provincia, Aipo, ASL, ARPA e chi più ne ha più ne metta non abbiano avuto tempo voglia risorse per bonificare questi rifiuti, anche speciali, dalla golena cioè la zona di esondazione del Po. E sono passati solo trent'anni. Va bene l'amarcord dei bei tempi passati, io ci arrivavo in barca, canoa o bici e non c'era nessuna VenTo, ma c'erano boschi naturali, zone umide, una campagna dal paesaggio gradevole. Ora cosa è rimasto?