9 agosto 2026

Fascino etnico in Cattedrale con il canto dei Tenores di Orosei accompagnati all'organo da Fausto Caporali, evento raffinato e davvero singolare

Va sicuramente dato atto, e merito, a Fausto Caporali, raffinato musicista nonché organista della Cattedrale, di aver pensato e realizzato una performance musicale, tanto ‘singolare’ , quanto affascinante. Accostare i Tenores di Orosei, formazione che si esibisce a cappella ( cioè senza accompagnamento) con un organo di importanti dimensioni come il Mascioni del duomo cremonese. Uno sperimentalismo che è tipico delle corde artistiche di Caporali che non si limita solamente all’esecuzione rigida di pagine organiste ma che cerca la musicalità, soprattutto quella sacra (ma non solo) nell’unione di generi che possono apparire agli opposti. Il suono colto organistico con la vocalità popolare è proprio uno di questi. Confronto ma anche unione di paradigmi diversi. Tradizione vocale insulare con l’ampiezza della cultura europea.

Il risultato del  “su cantu a tenori” ( dal 2005 patrimonio immateriale dell'Unescoè stato quanto meno affascinante. Voci che hanno tracciato un percorso in brani mariani (l’evento era in preparazione della prossima festività ferragostana dell’ Assunzione della Vergine titolare della Cattedrale cremonese) come Stabat Mater, Ave Maria, Magnificat, Agnus Dei intercalati con composizioni tipiche delle confraternite religiose in lingua: A sa Madonna de su Remediu,Deus ti salvet Maria. Con l’aggiunta di quelle profane del canto a tenore. Suggestivi gli interventi di Caporali alla tastiera del Mascioni. Armonie e melodie: piccole e grandi citazioni dei tessuti vocali proposti dai tenores. Arricchiti da quella vena di improvvisazione che Caporali mantiene sempre viva e feconda all’interno della sua arte musicale. Di cui molte volte ne fa vanto come peculiare caratteristica. Dimostra grande tecnica nel saper utilizzare l’intera tavolozza di registri che l’organo cremonese possiede. 

Pregevole anche l’impostazione teatrale dei cantori che si sono mossi negli spazi del luogo di culto. Ruolo importante anche la regia delle luci che ha illuminato le icone rappresentanti i misteri religiosi cantati. 

Applauditissimi  dunque i fedeli custodi dell’eredità trasmessa dagli anziani cantori della loro comunità: Tore Mula, voche; Francesco Mula, mesu voche, Ivan Sannai, cronta; Alessandro Contu, bassu. 

Ha accompagnato la musica una meditazione di mons Gianluca Gaiardi. Duomo gremito nonostante il periodo ferragostano.

Le foto sono di Francesco Sessa Ventura

Roberto Fiorentini


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