I restauri al Torrione di Casalmaggiore. I misteri della costruzione. Il ruolo di Lodovico Il Moro. Il progetto di rinnovamento di Leonardo
Domani a Casalmaggiore verrà presentato il prezioso lavoro di restauro effettuato sul Torrione, il monumento più antico di Casalmaggiore, al termine di un importante intervento di risanamento conservativo e restauro reso possibile grazie ai fondi del bando nazionale “Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati”. Il finanziamento ottenuto dal Comune ammonta a 1,5 milioni di euro. La cerimonia inizierà alle 10,30 con il saluto delle autorità, l'illustrazione dei lavori i restauro, il taglio del nastro e la visita guidata. Ma sulla storia del Torrione di Casalmaggiore sono ancora tanti i misteri storici. Ecco un intervento per "Cremonasera" di Costantino Rosa.
In un articolo apparso su “Casalmaggiore” nel numero di dicembre del 2017 dal titolo “Leonardo da Vinci architetto per la Rocca di Casalmaggiore” a firma del Prof. Guido Sanfilippo, venne illustrato lo straordinario saggio del Prof Marani in merito alla fortificazione di Casalmaggiore. In tale saggio pubblicato nel 2002, il massimo esperto di Leonardo dimostrò di aver avuto elementi per sostenere che effettivamente Leonardo nel 1483 preparò un progetto per “rinnovare la fortezza di Casalmaggiore e adeguarla alle moderne tecniche militari e difensive” per ordine di Ludovico il Moro, ordine che non ebbe alcun seguito ma che, con molta probabilità, costrinse Leonardo a prendere visione dell’esistente e cioè ciò che rimaneva a Casalmaggiore, vuoi per le distruzioni fatte dai nemici, vuoi per quanto il Po si è “divorato”:
D’altra parte il Romani, nella sua “ Storia di Casalmaggiore – Vol. V pag.110” scrive: “Dai governatori per tempo dello stato di Milano, furono più volte spediti degli ingegneri in Casalmaggiore, per riconoscere la possibilità di rimettervi una fortezza, come vi era nei secoli precedenti, e che fu ingojata dal Po per la corrosione dell’anno 1471, ma stante la troppa depressione del suo piano, e la pericolosa vicinanza del fiume, fu giudicata la costruzione di simil forte quanto eccessivamente dispendiosa, come il Lodi asserì constare da relazione fatta da d. Giorgio Mantico al contestabile di Castiglia verso l’anno 1590.
Certo è che del “castro” di Casalmaggiore, anzi dei due castelli (vecchio e nuovo) rimaneva solo il torrione che a detta della prof.ssa Giuseppina Bacchi e del Romani, faceva parte del Castello Nuovo (per il Barili faceva parte del Castel Vecchio in “Notizie storico-patrie di Casalmaggiore, pag. 7) e a noi rimane il grande dubbio, non ancora risolto, di chi l’avrebbe costruito, o meglio, chi l’avrebbe voluto: la nostra comunità per meglio difendersi o i dominatori del tempo per difendere i propri confini o territori e quali (visto che ne abbiamo avuti parecchi)? E perché ancora oggi lo si chiama “torrione estense” attribuendone quindi la costruzione agli estensi, proprietari anche di parte del nostro territorio attorno all’anno mille?. Ma in quel periodo possedevano terreni anche la Granduchessa Matilde di Canossa, i conventi di Santa Giulia di Brescia, il convento dei benedettini di Leno e non da ultimo la Diocesi di Cremona e che nessun storico locale (oltre al Romani, anche il Barili o il Grandi o il Porcelli o il Morizio o il Lodi o il Bresciani e da ultimo il Pellini) ha mai chiamato il torrione “estense”. Ma nonostante ciò, il merito della costruzione fu ed è attribuito agli estensi (così come attribuire alla dominazione veneziana il “listone” o alla coltivazione dello zafferano la cascina delle “gialdine” a Rivarolo del Re).
Orbene se nel 1471, come asserisce il Romani (che in altra parte sostiene che già nel 1446 il Po aveva cambiato corso), la fortezza era stata distrutta dal Po, tale distruzione interessò anche ciò che eventualmente era stato costruito dagli estensi per difendere i territori di cui erano proprietari mentre il torrione esistente e facente parte del Castel Nuovo, è sicuramente posteriore alla presenza degli estensi stessi.
In una pubblicazione dell’Archivio Storico Lombardo del 1956, si trovano pubblicate alcune delle lettere inviate da Ludovico il Moro nel 1466 durante il suo soggiorno a Cremona (in Carteggio Interno Cremona 785 all’Archivio di stato di Milano).. All’epoca Ludovico aveva 14 anni essendo nato nel 1452. Nonostante la giovane età, dimostrò, attraverso tali lettere, non solo il suo rapporto con la madre Bianca Maria Visconti, ma anche il suo interesse per gli avvenimenti che lo circondavano (teniamo presente il momento particolare che viveva il ducato di Milano a seguito della morte del padre Francesco Sforza avvenuta appunto nel 1466).
Fra queste lettere ce n’è una in particolare che dovrebbe destare la nostra attenzione in quanto riguarda la nostra comunità e val la pena di riportarla, nella prima parte, integralmente. Scriveva il Moro il 21 marzo del 1466 alla madre: “…La comunità vostra de Casalmaiore hoghi [oggi] ha mandato qua da mi soi ambax.ri [ambasciatori] at visitarme et ad condolerse del caso nostro et deiade ad proferire ad ogne bisogno de Vostra Ill,ma S.ria et de L’Ill.mo S.re Duca novello et mio le persone la robba et ogni loro facultà, quali rengratini et li dede quella resposta me parse conveniente.” In sostanza ci fa sapere che una delegazione di ambasciatori di Casalmaggiore si era recata a Cremona per manifestare, innanzitutto, le condoglianze della comunità per la morte del padre Francesco Sforza e per dimostrare la rinnovata devozione al Duca. E la lettera prosegue:
“ Me dixero ancora essi ambax.ri per parte de dicta comunità come in quella sua terra era principiato uno revelino, qual con pochissima spesa se forniria, richiedendome volesse scrivere una lettera da mia parte al podestà et homini d’essa terra, che lo dovessero fare fornire, perché dicti homini voluntera lo fariano, a li quali respose ch’io faria scrivere dicta lettera e che dovessero andare a casa, ch’io glila madaria.”
In sostanza viene data comunicazione di aver iniziato, a spese della comunità, la costruzione di un revelino o rivellino, per il quale si chiede la fornitura di materiali in quanto la mano d’opera è già in loco, e il futuro duca promette che avrebbe scritto, lui di persona, una lettera d’impegno al podestà di Casalmaggiore. Quindi Ludovico non solo è ben informato sulla situazione delle fortificazioni di Casalmaggiore, ma in pratica prende atto della costruzione di un rivellino.
Di cosa si tratta esattamente. Il rivellino normalmente è una struttura militare posta a difesa di una porta. Nell’Enciclopedia Treccani viene riportata una definizione del Galilei: “…è un picciol forte separato e spiccato da tutto il corpo delle fortificazioni”. Una tale descrizione sembra perfettamente calzante con la struttura ancora oggi esistente L’attuale torrione aveva forse tale funzione, ossia di protezione della porta che da Castelvecchio portava in Castelnuovo e viceversa? Oppure il rivellino di cui parla il Moro è un’altra di quelle strutture che il Po si è portato via? Vi sono esempi di rivellini che contemporaneamente erano anche la porta di accesso alla città oltre che strutture di difesa e comunque teniamo presente che gli Sforza stessi a Milano nel loro Castello avevano dei rivellini davanti alle varie porte di accesso e che allo stesso Leonardo da Vinci era stato affidato il compito di studiare nuovi rivellini.
La lettera poi continua con il Moro che chiede alla madre di essere lei a scrivere la lettera d’impegno nei confronti della comunità di Casalmaggiore (in considerazione forse della sua giovane età), comunità rappresentata da un certo Johanneantonio, (probabilmente Giannantonio) Araldi, ossia lo stesso che nel 1486 verrà inviato a Milano per il giuramento di vassallaggio al nuovo Duca (vedi Lancetti in Biografia Cremonese), ed infine fa presente che sarebbe stato opportuno dare conferma alla richiesta di avere una guarnigione di 25 soldati a presidio del rivellino stesso, guarnigione che sarebbe stata a carico per il pane, vino e legna della comunità di Casalmaggiore.
La presenza richiesta di 25 soldati a presidio del rivellino testimonia che si tratta di una struttura importante, di un presidio decisivo per la guardia agli ingressi dei castelli.
Ora senza voler ripercorrere la vicenda del coinvolgimento del grande genio rinascimentale per il castello di Casalmaggiore, interessamento postumo e che risale al 1483, è importante sapere che Ludovico il Moro circa vent’anni prima si era già interessato del castello (e non poteva essere che così stante l’importanza strategica della cittadina) così come se ne era interessato il padre che nel 1451 già si era preoccupato di scrivere al Podestà di Casalmaggiore perché intervenisse ad evitare che venissero molestati gli addetti al rifacimento della fortezza sia di Casalmaggiore che di San Giovanni in Croce entrambe danneggiate dagli scontri con i veneziani negli anni precedenti (Archivio di Stato di Milano)
Fra l’altro l’Abate Romani nella sua “Storia di Casalmaggiore” ci ricorda che lo stesso Francesco Sforza nel 1452 aveva dettato “convenienti istruzioni” ai suoi castellani per quanto riguardava la costruzione della “gran torre” e se tale “gan torre” fosse l’attuale torrione, abbiamo una voce importante che testimonia che tale struttura non fu realizzata dai veneziani durante la loro dominazione come invece aveva sostenuto un altro storico qualche secolo addietro come il Lodi, storico da cui lo stesso Romani ha attinto notizie a piene mani (a dimostrazione che anche da parte dei nostri maggiori storici le voci non sono sempre univoche!). Quindi si dovrebbe chiamare “torrione sforzesco”.
Sempre in merito all’origine e al “committente” del nostro torrione, molto più sbrigativamente liquidò la questione il giornalista e ricercatore Vittorio Mantovani di Mantova che così scrisse su “La Lanterna – trimestrale di cultura rivarolese” nel 2014 dopo aver ben illustrato le fasi delle varie infeudazioni della nostra realtà: “Ora a Casalmaggiore a ricordo del periodo gonzaghesco (inteso come breve dominazione gonzaghesca dal 1518 al 1522) rimane solamente il torrione.” Dando quindi per scontato che l’avrebbero voluto e costruito Ludovico Gonzaga, signore di Sabbioneta, Ostiano e Rodigo e quindi ci potremmo trovare di fronte ad un intervento di risistemazione o ricostruzione del manufatto sforzesco e quindi dovrebbe chiamarsi “torrione gonzaghesco” come quello di Commessaggio
A questo punto il mistero s’infittisce ulteriormente poiché non vi è alcuna certezza di conoscere chi ha dato l’ordine della costruzione del nostro torrione, o se si tratta di una ristrutturazione quattrocentesca (vedi Lombardia Beni Culturali scheda 1A060-00361) di una struttura preesistente (che, fra l’altro, dovrebbe chiamarsi semplicemente di San Pasquino essendo così chiamato l’antico quartiere di appartenenza in Castel Nuovo – vedasi Arch. Luciano Roncai e il manoscritto C.B. Araldi: Giardino dilettevole dei più vaghi fiori che adornano la città dell’antico e moderno Casalmaggiore sino dalla sua fondazione a giorni nostri, tratto da non men antichi che moderni emolumenti e scrittori disposti in forma cronologica o sia di annali – Viadana Biblioteca Comunale “Luigi Parazzi”), chi ha diretto i lavori o eseguito le “convenienti istruzioni”, lo scopo preciso della costruzione (stante l’evoluzione dell’edilizia militare), ed in definitiva se il rivellino che gli abitanti di Casalmaggiore stavano costruendo è effettivamente la struttura che oggi ammiriamo, e che quindi si potrebbe chiamare “torrione casalese” più che estense!
Tutte riflessioni che meriterebbero una più certa risposta.
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