Il Po ridotto a un'autostrada di sabbia, temperature torride, agricoltura allo stremo. Perché non si dichiara lo stato di "calamità naturale"?
Temperature sempre più torride e insopportabili; il Grande fiume ridotto a una autostrada di sabbia come dimostra chiaramente l’immagine messa a disposizione dal regista e video maker Manuele Carenzi che ringraziamo; colture che soffocano; persone che sempre più avvertono malori e finiscono al pronto soccorso (i dati parlano da soli). Nel cremonese e in tutto il bacino del Po la situazione è drammatica e ogni giorno che passa il disastro, perché è così che va chiamato, si fa sempre più evidente. Le condizioni per dichiarare lo stato di calamità naturale ci sono tutte e in attesa che qualcuno del Governo si faccia vivo e venga sul posto (anche se forse per molti è più facile e comodo stare con le chiappe al sole in qualche località balneare e, non ce ne vogliano i politici, si vedono in giro, sulle spiagge del Mediterraneo spettacoli che sono oltraggi alla pubblica decenza), c’è da sperare che almeno i sindaci facciano anche loro la loro parte e richiedano, in modo congiunto, lo stato di calamità. I sindaci, non ce ne vogliano nemmeno loro, negli armadi dei loro municipi sicuramente conservano un manualetto chiamato Tuel: nessuna “parolaccia” ma semplicemente l’abbreviativo di testo Unico degli Enti locali. In questo libercolo, sacro per chi si occupa di pubblica amministrazione, tra le varie cose c’è scritto che i sindaci sono i responsabili della protezione civile, della sicurezza e della salute pubblica dei loro territori. Magari, e questo vale sia per il primo cittadino di Cremona che per tutti gli altri sindaci, stiamo vivendo in condizioni più che sufficienti per inoltrare al Governo il riconoscimento dello stato di calamità. Il Po è in una magra mai vista prima, la carica batterica delle acque in queste condizioni è fortemente peggiorata (lo dicono gli scienziati, chi scrive queste righe si limita a riportarlo); i campi soffocano, la gente è sempre più in difficoltà, i prezzi salgono alle stelle. E’ sufficiente, questo, o no, per provare a pensare che si è di fronte ad una calamità naturale. In attesa che qualcosa, sotto al sole o all’ombra, si muova. Nel frattempo giusto per aggiornare sulla situazione attuale ecco che il Po soffre sempre di più di “siccità estrema” a causa della mancanza di precipitazioni e delle temperature troppo elevate, a cui si aggiungono le condizioni di forte sofferenza dei grandi laghi. L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del distretto idrografico del Po ha confermato in queste ore la “Severità Alta” per quanto concerne le condizioni idriche del fiume. “Le temperature elevate persistenti stanno esasperando le ultime riserve d’acqua e cioè i grandi laghi prealpini. L’emergenza continua e ancora non se ne vede la fine”: sono parole di Alessandro Delpiano, segretario generale dell’Autorità di bacino alle quali possiamo aggiungere che le previsioni, da qui a Ferragosto, non sono certo delle migliori. Si richieda al Governo lo Stato di calamità naturale e si chieda anche all’Unione Europea di fare, una volta tanto, la sua parte senza castronerie. La politica, una volta tanto, serva a qualcosa e non solo a blaterare. Così come si usa fare quando si chiude una lettera: si resta in attesa di cortese riscontro. Che è urgente.
Foto di Manuele Carenzi
Eremita del Po
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commenti
Jim Graziano Maglia
6 agosto 2026 16:26
Grazie..mi si torcono persino le budella,tra forte paura e profonda rabbia .Ottimo il tuo servizio giornalistico Paolo tra l'informazione e la denuncia... Mah, è proprio il caso di dire a Lui affidiamoci, men che meno a quella corposa parte dell' umanità, del "benessere e progresso, ecc.' che hanno (abbiamo!) contribuito a questa inarrestabile catastrofe ambientale...Grazie Paolo Panni ,al fotografo Manuel Carenzi e alla sempre attenta Cremona sera.
stefano ETN
6 agosto 2026 19:52
Io continuo a pensare che un'eruzione vulcanica, un terremoto o un'alluvione siano un'altra cosa. Ben altra cosa. In quei casi le distruzioni richiedono interventi massicci e facilmente 'eterni' (L'Aquila docet), senza contare i morti. Il nostro problema (calamità?) fortunatamente si risolverà da solo, tra qualche settimana.
PS: "i campi soffocano, la gente è sempre più in difficoltà, i prezzi salgono alle stelle": mi sembrano idee un po' confuse...vale la pena spendere due energie per organizzare meglio i pensieri.
Manuel
8 agosto 2026 12:25
Provo a riorganizzarle io.
Quella che stiamo vivendo (crisi climatica) è paragonabile ad un’eruzione vulcanica, un terremoto, un’alluvione, sennonché dilatata negli anni, ma non meno incidente, con meno morti o profughi.
Piuttosto sì, mancano interventi, assunzioni di responsabilità per invertire la rotta.
Daniro
7 agosto 2026 08:26
Ormai sappiamo molto bene che di "naturale" ci sono solo le conseguenze dei cambiamenti climatici acuite del nostro modo di sfruttare le risorse in maniera compulsiva come se non ci fosse un domani. Tutti a lamentarci della carica batterica del Po e nessuno a spiegare da dove proviene se non dai nostri consumi, dalle zone urbanizzate a ritmi frenetici di 2,3 mq al secondo (fonte Ispra) e da un'agricoltura sempre più insostenibile e intensiva che non cambierà perché alla prima pioggerella, ci si dimenticherà del problema. Meglio allora chiedere lo stato di "calamità demenziale" .