19 luglio 2026

Il "Preziosissimo Sangue di Gesù" venerato lungo il Po. La reliquia nell'Abbazia di Chiaravalle della Colomba, i legami con Cremona

Il mese di luglio che stiamo “attraversando” è  tradizionalmente dedicato alla devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù. Con la riforma del calendario liturgico, nel 1970, questa celebrazione è stata unita alla solennità del Corpus Domini, tuttavia il culto del Preziosissimo Sangue non dovrebbe cadere nel dimenticatoio, anzi, andrebbe promosso tra i fedeli, come esortava a fare papa Giovanni XXIII nel 1960 con la lettera apostolica «Inde a primis».

Scriveva papa Roncalli: «Questa devozione ci fu istillata nello stesso ambiente domestico in cui fiorì la nostra fanciullezza, e tuttora ricordiamo con viva emozione la recita delle Litanie del Preziosissimo Sangue che i nostri vecchi facevano nel mese di luglio». Poche settimane dopo la pubblicazione della «Inde a primis», Giovanni XXIII inseriva «benedetto il suo Preziosissimo Sangue» tra le giaculatorie che si recitano dopo la benedizione eucaristica. «Al culto di latria da rendersi al Calice del Sangue del Nuovo Testamento – scriveva ancora papa Giovanni XXIII -, soprattutto nel momento della sua elevazione nel sacrificio della Messa, è quanto mai decoroso e salutare che tenga dietro la Comunione con quel medesimo Sangue, indissolubilmente unito al Corpo del Salvatore nostro nel sacramento dell’Eucaristia. In tal modo i fedeli, che vi si accosteranno degnamente, percepiranno più abbondanti i frutti di redenzione, di risurrezione e di vita eterna, che il Sangue sparso da Cristo ha meritato al mondo intero». Il culto del Sangue di Gesù ha radici bibliche, a partire dagli scritti di san Paolo, che lo presenta come strumento di espiazione (Rm 3,25; Ef 1,7), giustificazione (Rm 5,9) e comunione (1Cor 10,16; Ef 2,13; Col 1,20) fino all’Apocalisse che presenta la visione dei salvati le cui vesti sono state rese candide dal sangue dell’Agnello (Ap 7,14). Nella sua forma moderna questa devozione si è affermata con santa Caterina da Siena (1347-1380), la cui «dottrina del sangue» permea il Dialogo della Divina Provvidenza e il corposo epistolario. Il mistero cristologico prediletto da santa Caterina è appunto quello del sangue liberamente sparso da Gesù per amore, unica chiave efficace per aprire le porte della vita eterna. La devozione al Preziosissimo Sangue si sviluppò particolarmente nei secoli XV e XVI, in ambito fiammingo, grazie anche alla diffusione del culto delle reliquie conservate a Bruges. Un ulteriore slancio a questa devozione si ebbe ad opera di san Gaspare del Bufalo (1786-1837) che ne trasse forza per un apostolato teso al rinnovamento della società del suo tempo, fondando la congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. In questo mese di luglio, siamo invitati a riscoprire questo magistero dei santi, a meditare più attentamente sul prezzo del nostro riscatto e ad accostarci con più frequenza al Sacramento dell’Eucaristia, tornando anche a quelle pratiche di pietà che sono state autorevolmente approvate dai Sommi Pontefici.

Attorno al tema del Preziosissimo Sangue si sono sviluppate, nei secoli, devozioni locali legate a presunte reliquie del Sangue. La più celebre è quella di Mantova, custodita nella Basilica di Sant'Andrea. Secondo una tradizione pia il soldato Longino, convertitosi dopo aver trafitto il costato di Cristo, avrebbe raccolto il sangue e lo avrebbe portato in Italia. A Cremona, la sua figura è celebrata nello spettacolare affresco della Crocifissione (1521) del Pordenone, situato sulla controfacciata della Cattedrale, dove il soldato è raffigurato a cavallo. Reliquie analoghe sono state venerate, tra l'altro, nella Sainte-Chapelle di Parigi e nell'abbazia di Weingarten. Sono testimonianze della diffusione del culto, più che fondamenti storici verificabili: la devozione vera e propria, come ricorda la stessa tradizione, «è sorta sul Calvario» e da lì si è propagata.

Ma a proposito di reliquie, una di particolare valore si trova a pochi chilometri da Cremona, nella meravigliosa Abbazia di Chiaravalle della Colomba, luogo che per altro “parla” cremonese attraverso numerosi legami, primo fra tutti quello dato dal fatto che  uno dei suoi fondatori fu il marchese Corrado Cavalcabò (padre di Sopramonte Cavalcabò, primo marchese del feudo imperiale di Viadana). Tutto ebbe inizio nel 1136, e quindi esattamente 890 anni fa, quando San Bernardo, mantenendo un impegno preso con il vescovo di Piacenza, Arduino, inviò una colonia di monaci da Clairvaux i quali, giunti in località Carreto, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, Leggenda vuole che sia stata una colomba ad indicare il perimetro dell’Abbazia con trucioli di legno. In ogni caso, Arduino stesso ed i marchesi Uberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò, donarono i terreni ai monaci. Proprio in questo luogo, nel cuore della pianura, da quasi un millennio sono gelosamente custodite gocce del sangue di Cristo. I monaci cistercensi le conservano con grande venerazione in un reliquiario d’oro che regge una spina della corona di Gesù ‘il Nazzareno’. Solo un giorno, ogni anno, è mostrata all’adorazione pubblica. Poi, di nuovo, viene conservata in un possente mobile antico.  Si incentra su questa misteriosa reliquia, per altro, il libro ‘L’abbazia del sangue di Cristo – Chiaravalle della Colomba’ (Ronca editore) del giornalista e scrittore cremonese cremonese Roberto Fiorentini. Libro impreziosito  dalle immagini di Raffaele Rastelli. Una lettura certamente da consigliare sia per chi si porta (saggiamente) un libro sotto l’ombrellone ma anche per chi resta a casa e cerca comunque di trascorrere qualche ora estiva all’insegna del relax. Una lettura che dà la possibilità di andare alla scoperta di un mistero nascosto tra pietre scolpite con animali mostruosi che simboleggiano: demoni, santi, peccati e peccatori. Tra imponenti affreschi medievali del dramma del Calvario di Cristo e della devozione mariana dell’ordine cistercense. Tra preziose immagini simboliche; rappresentanti l’eterno passaggio dei secoli e delle stagioni. Tra numeri magici e figure geometriche che ricordano il Paradiso terrestre dei primordi e l’Apocalisse degli ‘ultimi giorni’. Tra racconti di leggende e miracoli accaduti nelle vite dei santi. Si fondono nel testo le antiche voci di Benedetto da Norcia, di Bernardo da Chiaravalle e dei monaci dei nostri tempi. In questo luogo si intrecciano, terribilmente, spiritualità e storia. Anche quella più drammatica: come la strage perpetrata, nel chiostro, da Federico Secondo, lo ‘Stupor mundi’. Sullo sfondo le terribili e sanguinose vicende medievali di Cremona, Piacenza e Parma. Si incontrano vicende di anime semplici che, per secoli, hanno dedicato la loro esistenza alla meditazione e alla cura della terra e del bestiame. Si immaginano premi e punizioni a chi esaltava o trasgrediva impunemente la ‘Regola’. Gli uomini di Dio che lo abitano, ieri come oggi, innalzano, dal cuore della notte e fino al ritorno delle tenebre, incessanti preghiere a chi li ha chiamati al suo servizio. Per sempre. Un libro da leggere per conoscere ancora di più la storia ed i misteri delle nostre terre ma anche una visita da effettuare, quella a Chiaravalle della Colomba, in una Abbazia che, specie in questi giorni d’estate, offre pace e silenzio, occasioni di meditazione e un sano refrigerio (altro che aria condizionata). Tra l’altro, per chi si reca sul posto, nella sala del Capitolo prosegue per tutta l’estate la  mostra “La misura del tempo” che ha, tra i suoi “protagonisti”, con tanto di pannello, l’orologio astronomico del Torrazzo di Cremona. Un capolavoro di ingegneria in cui le lancette indicano le ore, le fasi lunari, i mesi, le costellazioni ed i segni zodiacali. Inoltre la quarta lancetta compie un giro completo ogni 18 anni, e 3 mesi e, quando si sovrappone a quelle del sole e della luna significa che è in atto una eclissi. La mostra, attraverso diversi pannelli, compreso quello dedicato al Torrazzo, ripercorre i metodi utilizzati dagli uomini per misurare il tempo dalla preistoria ai giorni nostri. L' unità di misura del tempo, diversamente da tutte le altre non si rifà alla struttura decimale, ma le ore sono divise in 60 minuti, i giorni in 24 ore, le settimane in 7 giorni, l'anno in 365 giorni. Questo perché diverse culture hanno dato il loro apporto in questa attività  Già in epoche molto antiche gli uomini, attraverso i movimenti del sole, dei pianeti e della luna, hanno cercato di misurare il tempo per prevedere i periodi più adatti alla semina e alla transumanza. I sumeri, gli egiziani e i greci hanno mostrato grande competenza nello studio dei fenomeni astronomici. La Bibbia ci parla della creazione del mondo in 7 giorni. Il metodo più semplice e diffuso per misurare il tempo erano le meridiane: stabilito quale era il momento in cui l'ombra dello gnomone (asta fissata nel muro che proietta l'ombra su una superficie piana) era più corta, quello era il mezzo-giorno e da lì venivano evidenziate le altre ore di sole. Naturalmente in estate le giornate erano più lunghe che in inverno e per questo si parla di ore "diseguali". Inoltre con le meridiane ogni luogo aveva il suo mezzogiorno. Nei monasteri i monaci iniziavano le loro preghiere al mattino molto presto o addirittura durante la notte e per questo dovevano essere svegliati da un monaco che aveva questo impegnativo incarico. Il metodo più efficace fu quello dello svegliarino monastico che utilizzava lo stesso principio di ruote dentate che sarà utilizzato dagli orologi meccanici. Sul Torrazzo di Cremona, come noto, un complesso orologio meccanico manifesta l'abilità degli "orologiai" lombardi nel costruire strumenti allora costosissimi e prestigiosi. Questi strumenti venivano regolarmente controllati attraverso un orologio solare presente all' interno della torre. Quando si diffusero la ferrovia e il telegrafo non era più possibile rispettare la misura del tempo di ogni luogo e si rese necessario uniformare gli orologi di un territorio più esteso. Alla fine dell'Ottocento si decise di adottare un Tempo Coordinato basato sul tempo medio dell'Osservatorio inglese di Greenwich preso come riferimento: ogni 15 gradi di longitudine della misurazione della terra  veniva cambiato il fuso orario. Oggi il mondo tecnologico si basa su una serie di orologi di incredibile precisione: si stima che possano avere uno scartamento di un secondo ogni 100.000 anni! Computer, telefoni cellulari, orologi sono tutti sincronizzati a questa rete attraverso un algoritmo di calcolo e questo garantisce che tutti i dispositivi abbiano la stessa ora esatta.

Infine doveroso ricordare che i legami cremonesi dell’Abbazia  però sono anche altri. Infatti è doveroso ricordare che a Cremona esisteva il Monastero della Colomba che sorgeva nei pressi della Chiesa di San Pietro tra le vie Belvedere (poi divenuta via Ettore Sacchi) e via della Colomba. Pare che il luogo prendesse il nome dal miracolo di due colombe profuse di luce che apparvero ai cremonesi durante la battaglia del 1213 vinta contro i milanesi. 

Eremita del Po

 

Paolo Panni


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