L'Assunta a Busseto e alla Madonna dei Prati, tra fede e opere d'arte della scuola cremonese
La festa dell’Assunta del 15 agosto, che ormai si avvicina ad ampi passi, porta, in terra emiliana, a riscoprire ed a conoscere numerose opere d’arte di autori cremonesi. A Busseto, nella collegiata di san Bartolomeo Apostolo, sabato 15 agosto saranno celebrate le messe alle 8.30, alle 10.30 e alle 18. Le funzioni non avranno luogo all’altare maggiore ma, grazie all’iniziativa del parroco don Luigi Guglielmoni, a quello dedicato proprio all’Assunta, appena a destra entrando in collegiata. Qui è conservato un olio su tela, dedicato all’Assunta, di cui non si conosce l’autore ma, come spiegato dal parroco, si ha ragione di ritenere che sia di scuola cremonese. L’occasione sarà utile per mostrare ed illustrare ai fedeli presenti le numerose opere d’arte, dedicate a Maria, di cui la chiesa bussetana è ricca (e che testimoniano la profonda vede mariana che, da secoli, vive e si diffonde in questi territori). Molte di queste sono di artisti cremonesi; del resto Busseto, fino al 1600, insieme a tante altre parrocchie della Bassa Parmense e Piacentina, faceva parte della Diocesi di Cremona. Si è appena scritto dell’olio su tela che raffigura l’Assunta, di scuola cremonese, come è di scuola sicuramente cremonese il pregevole affresco quattrocentesco dedicato alla Madonna col Bambino che si trova sulla prima colonna di sinistra entrando in collegiata. In questo caso Maria è dipinta nella rappresentazione iconografica della Madonna del Divino Soccorso in cui la Vergine compare con una veste bianca e un manto rosso trapunto di stelle dorate. Sorregge in grembo il Bambino che, come lei, è coronato ed è rappresentato nell’atto di poppare. Proprio nella cappella appena successiva a quella dell’Assunta, oggi dedicata a san Giuseppe ma in origine intitolata ai santi Cosma e Damiano, si trovano invece due tele: una che vede rappresentata l’Immacolata fra i santi Paolo, Pietro, Francesco e Chiara, dipinta da Andrea Mainardi detto il Chiaveghino nel 1589 e l’altra dedicata invece alla Madonna col Bambino ed i santi Geminiano e Francesco, realizzata da Francesco Superti nel 1599, proveniente quest’ultima dall’antica chiesa di san Giminiano, da tempo soppressa. Nella cappella dedicata alla Beata Vergine del Rosario, si trovano invece i quindici tondi raffiguranti i Misteri del Rosario, eseguiti da Vincenzo Campi fra il 1576 e il 1581. E’ in questa cappella, per altro, che si trova la teca contenente le reliquie del Beato Orlando De’ Medici, eremita che visse in spirito di penitenza nei boschi presso Bargone, nei dintorni di Salsomaggiore, conversando soltanto con Dio. La stessa chiesa custodisce inoltre una “Madonna col Bambino ed i Santi Pietro apostolo e Giacinto” di Giovanni Battista Trotti (detto Il Malosso). Un vero e proprio “scrigno” di arte cremonese, la collegiata di Busseto (ci sono anche vetrate e dipinti di Giuseppe Moroni, Altobello dè Cambi e opere d’autore ignoto ma di scuola cremonese), legata a Cremona attraverso il filo della storia, dell’arte ed ovviamente della fede. Ma legata anche da importanti lavori che si stano effettuando. E’ infatti in corso il restauro dello storico organo realizzato dai fratelli Serassi nel 1838. Ad eseguire questi lavori è la ditta Giani casa d’organi di Corte dè Frati. L’organo, giusto ricordarlo, subì anche un importante intervento da parte della rinomata ditta Pacifico Inzoli e Figli di Crema per poi essere di nuovo collaudato il 19 marzo 1930 dal maestro Federico Caudana, organista della cattedrale di Cremona e compositore insigne di musica sacra. Venerdì sera, 14 agosto, alle 21, in occasione della Vigilia dell’Assunta sarà invece celebrata la messa in un altro luogo molto caro anche ai fedeli cremonesi, vale a dire il santuario di Madonna dei Prati, recentemente riaperto al pubblico dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza. Il sacro edificio era rimasto chiuso sette anni dopo che, un crollo delle coperture nella zona absidale ne aveva causato la totale inagibilità. La chiesa fu eretta nel 1697, e faceva parte della parrocchia di Roncole Verdi, pur fruendo di una certa autonomia quale centro attivo di devozione mariana. Già nel 1400 esisteva in luogo una cappellina nella quale era custodita un’immagine della Madonna col Bambino, di scuola mantegnanesca, dipinta ad olio su tela. Occultata per molti anni in un’intercapedine del muro, fu riportata occasionalmente alla luce nel 1689 ed il ritrovamento della venerata effigie fu contrassegnato da una successione di grazie che il popolo, ed in seguito anche l’autorità ecclesiastica dopo minuziose indagini, non esitò attribuire all’intercessione della Madre di Dio. Il santuario ha avuto tra i suoi pellegrini più insigni Giuseppe Verdi e Giovannino Guareschi. Era inoltre particolarmente caro anche all’indimenticato monsignor Maurizio Galli che in tante occasioni, durante il suo episcopato a Fidenza, ha celebrato tra le mura di questo luogo mariano che è custode e “scrigno” di opere d’arte cremonesi. Tra queste un olio su tela di Giuseppe Moroni raffigurante la “Madonna col Bambino”, datato 1950, realizzato in coerenza stilistica ai canoni pittorici del Quattrocento. Per molti anni questo quadro è stato al centro dell’altare maggiore. Poi, dopo il recupero dell’originario e venerato affresco della Madonna col Bambino, è stato tolto ed è stato posizionato in un’altra collocazione, sempre in santuario. Nella cappella di sinistra spicca invece un grande olio su tela che raffigura la Sacra Famiglia, attribuito a Bernardino Campi e realizzato probabilmente nel 1575 . Il dipinto, adornato da una monumentale cornice barocca in legno scolpito, è al centro di un altare contenente pregiati marmi policromi riconosciuti come "radica del Belgio" ed ha un bel tabernacolo di legno dorato, scolpito e intarsiato, acquistato a Cremona nel 1910, di epoca valutabile attorno alla metà dell'800. Come anticipato il luogo ha avuto tra i suoi più illustri pellegrini il maestro Giuseppe Verdi e lo scrittore Giovannino Guareschi. Qui Verdi, quando ancora era fanciullo, serviva regolarmente le funzioni e qui si avvicinò, fin dalla più tenera età, alla musica. Ma il santuario è stato anche teatro di un fatto tanto incredibile, quanto tragico, paragonabile ad una profezia che ha avuto proprio per protagonista il sommo musicista e compositore italiano. Mentre, fanciullo, serviva messa inveì contro il sacerdote celebrante, don Giacomo Masini, che lo aveva strapazzato durante la funzione perché, anziché assolvere alle sue mansioni di chierichetto, stava assorto ad ascoltare un altro sacerdote, don Pietro Baistrocchi (col quale studiava) che suonava l’organo. Il celebrante per ben due volte chiese di avere le ampolline, senza avere nemmeno la risposta. Si spazientì e decise di passare dalle parole ai fatti colpendo il giovanissimo Verdi con una pedata. Il ragazzo cadde dai gradini dell’altare, battè il capo e svenne. Dovettero soccorrerlo e applicargli una benda sulla fronte. Nonostante fosse ancora un bambino, Giuseppe Verdi non piagnucolò e, una volta ripresi i sensi, non riuscì a trattenersi e lanciò l’anatema, in dialetto parmense, contro il sacerdote: “Dio t’manda na saiètta” che, tradotto, significa: “Dio ti mandi una saetta!”. Il funesto augurio, incredibilmente, si materializzò dopo poco tempo.xEra il 14 settembre 1828 e si celebrava, quel giorno, la festività patronale del Santo Nome di Maria. Nel pomeriggio si pregavano i Vespri solenni alla presenza di don Giacomo Masini (il sacerdote a cui Verdi aveva augurato il fulmine), curato di Roncole; don Pietro Orzi, arciprete di Frescarolo; don Luigi Menegalli, arciprete di Semoriva; don Bartolomeo Orioli, arciprete di Spigarolo e don Pietro Montanari, prevosto di Roncole. Inoltre, in coro, erano presenti due giovani cantori: Francesco Alussi di Santa Croce di Polesine e Gaetano Bianchi di Roncole Verdi. Il sacro edificio era colmo di fedeli quando, improvvisamente, dal catino dell’abside, giunse fragoroso un fulmine che, facendo il giro dell’interno, spogliò della doratura la grande cornice della Beata Vergine, bruciò tutti gli ex voto appesi alle pareti lasciando incolumi i fedeli, ma uccidendo i sei del coro, vale a dire quattro sacerdoti e i due cantori. Si salvò soltanto il celebrante, don Pietro Montanari, vestito dei sacri paramenti di seta. Come certificato anche dallo stesso Pretore di Busseto, morirono anche due cani (che si trovavano in santuario) e una puledra (che era invece al pascolo a circa cinquecento passi dalla chiesa, forse uccisa però da un altro fulmine).Alla funzione doveva essere presente anche il giovane Verdi che, da Roncole, dove viveva, arrivava a Madonna Prati a piedi. Ma durante il tragitto, scorgendo il temporale, a metà circa del suo cammino chiese ed ottenne ospitalità ad una famiglia di amici, i signori Michiara, che conducevano il podere “La Cascina” (col beneplacito della Duchessa Maria Luigia). Passato il maltempo, il futuro musicista proseguì il cammino e, una volta giunto sul posto, si trovò di fronte l’amara sorpresa. Una confusione di gente attorno al santuario; chi frettolosamente usciva, chi invocava aiuto e chi raccontava agli altri le proprie impressioni. Verdi si precipitò all’interno dell’edificio e si trovò così di fronte i sei morti. Fra questi anche un suo parente: Gaetano Bianchi di Roncole, uno dei due cantori. Il tremendo spettacolo rimase fortemente impresso nella mente del giovane Verdi che sempre, durante la sua esistenza, rifuggì con orrore di parlare di quell’evento. Da sempre, in tanti, si chiedono se quella sia stata una pura coincidenza o, se in qualche modo, Verdi avesse profetizzato il triste evento. Se è vero che non è chiaramente possibile dare una risposta, è altrettanto vero che il fatto, da sempre, continua a sollevare una forte curiosità tra la gente. Restando sul fatto della casualità, o meno, di quanto accaduto a Madonna Prati, se da una parte verrebbe da affermare che i fatti fanno pensare ad una nefasta coincidenza, dall’altra è anche vero che molteplici sono gli aspetti misteriosi legati alla figura di Giuseppe Verdi. Non da ultimo il fatto che l’enorme giardino, da lui voluto e realizzato nella monumentale dimora di Sant’Agata (giardino oggi ridotto in cattive condizioni a causa del perdurare della chiusura del complesso), ha una significativa valenza esoterica. Va anche detto che, in ogni caso, anche da adulto, il Cigno di Busseto fu sempre molto legato a questo luogo di cui è e resta uno dei pellegrini più illustri. Basti pensare che, quando costruì la famosa villa di Sant’Agata, da uomo di fede qual era, pensò alla costruzione anche di una piccola cappella di famiglia e pensò, in particolare, al famoso quadro della Sacra Famiglia di Madonna Prati.
Eremita del Po
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