I collegamenti tra Cremona e Piacenza sono sempre stati cruciali. Lo dimostrano ancopra oggi i problemi nell'attraversamento del fiume con il vecchio ponte che ancora è in attesa di interventi (programmati e continuamente rinviati). Ed ecco nella ricerca di Stefo Mansi e nella ricostruzione fotografica ottenuta con l'intelligenza artificiale come gli antichi romani avevano risolto il problema del superamento del fiume.
La fotoricostruzione ottenuta con l'intelligenza artificiale può essere di aiuto a comprendere come doveva essere organizzato il ponte che congiungeva Cremona con la colonia gemella Piacenza sino all'epoca tardo imperiale. Il passaggio, secondo vari autori sarebbe da localizzare a valle di San Michele Vecchio, scelta non a caso dai longobardi dopo la conquista del 603 dc quale punto di sorveglianza sul sottostante fiume. La costruzione della strategica via tra Genova e il Norico (Austria orientale) avvenuta nel II secolo a.c. riprendeva tratti di vie precedenti. Alcune, secondo diversi studiosi, piste di epoca pre romana. L'ipotesi più verosimile è quella che vede il passaggio in un primo momento organizzato per traghetti, i pontones barche a fondo piatto ritrovate su diverse sponde fluviali come sul Reno, sul Sile e sull'Arno. Poi durante l'età Augustea quando tutta la Pianura Padana mostra i segni di un rinnovamento delle infrastrutture, il cruciale passaggio sul Po venne assicurato da genieri che (vedi foto) tramite incastri di navi simili ai sopracitati pontones e travi assicurate da corde, almeno durante i mesi in cui il fluire del fiume era più stabile, permettevano un passaggio fisso.
Sappiamo che nel III secolo dc esisteva una sorta di polizia fluviale che assicurava il controllo dei porti organizzati con traghetti e il commercio fluviale. Diverse lapidi di ex soldati di marina originari di Ravenna dal Miseno e dalla Corsica sono stati rinvenuti nei pressi delle città sul fiume Po. Di tali attività resta una eco nelle historiae di Tacito durante i concitati scontri del 69 d.c. tra truppe fedeli a Vitellio operanti nel Cremonese e contingenti di Otone attestati a Piacenza. In vari momenti, da entrambe le sponde, vengono gettati dei pontones protetti da torricelle in legno con l'intento di superare il fiume e attaccare in forze. E un altro ponte doveva assicurare, pochi chilometri più a ovest, il passaggio sulla Trebbia che scorreva sino a un'età imprecisata alla destra di Piacenza sfociando in Po almeno una dozzina di chilometri più a est rispetto ad oggi.
Lo snodo Cremona-Piacenza-Trebbia-Po, sfruttato da Annibale durante la sua discesa in Italia, rimase per oltre un millennio una delle chiavi dell'intera pianura Padana dove convergevano molteplici direttrici viarie.
commenti